Inaugura la mostra sulle opere realizzate e già pensa al futuro. «C'è tanta periferia da affrontare», dice Massimiliano Fuksas camminando tra le maquette dei suoi progetti esposti da oggi al Maxxi di via Guido Reni. «Il centro storico di Roma sta bene così come sta. Bisogna intervenire in periferia e migliorare le condizioni di vita a chi ci abita. Questa è civiltà». Parla della sua Roma, l'architetto. Di come vorrebbe che fosse. Lui, da sempre molto vicino alle posizioni di Rifondazione comunista, non ha mai nascosto il suo orrore per come sono stati concepiti tanti luoghi lontani dai riflettori della politica, del turismo, dell'economia Secondo Fuksas si salverebbe solo il 30 delle periferie capitoline, tipo il Tiburtino di Ridolfi e la Garbatella. Per il resto, buttare giù e ricostruire bene. Se fosse disponibile, però «un parco abitativo pubblico che faccia da calmiere e da compensazione, mentre demolisci», aveva dichiarato all'Espresso qualche tempo fa. «Non si possono buttar via le case con tutti gli abitanti dentro». In altre parole: emergenza abitativa. Che di anno in anno sta assumendo proporzioni sempre più vaste. Con la maggioranza delle famiglie interessate che vive di redditi bassi, molte hanno figli e portatori di handicap a carico e spesso si tratta di nuclei composti da ultra sessantacinquenni. Peccato che l'architetto rifondarolo - va ricordato che il Prc ha fatto della lotta per la casa una delle sue battaglie più agguerrite -non abbia considerato quanti appartamenti si potrebbero costruire con tutti i soldi che il Comune di Roma e il governo gli ha sborsato. Solo per la Nuvola, ovvero il nuovo centro congressi che sorgerà, da qui a qualche anno, all'Eur. Duecentosettantacinque milioni di euro di cui 60 in tre anni sono previsti nella Finanziaria firmata da Prodi. Il resto verrà dalla vendita o dall'affitto che sorgerà all'interno della mega opera, più i vecchi soldi di Roma Capitale. «Il sindaco Veltroni», ha puntualizzato Fuksas, «è molto attento affinché la parte rimanente del budget completi l'iter al Senato durante l'approvazione della finanziaria». E Veltroni conferma: «Spero che a fine gennaio andremo in esecutivo, affinchè quello che è uno dei grandi sogni di Roma diventi realtà». Forse il suo sogno. Quello di venticinque mila romani, una città grande come Novara, è quello di una casa. E con i circa 300 milioni di euro della Nuvola si potrebbero realizzare qualcosa come 7.500 appartamenti. Il conto è presto fatto. Dovendo ammortizzare solo i costi di costruzione, che per un alloggio di circa 60 mq si aggirano intorno ai 40 mila euro (il costo è depurato dall'incidenza del costo dell'area), si ottiene un canone mensile di 331 euro per quindici anni o di 284 per venti anni (calcolo effettuato su un mutuo ordinario offerto da un istituto bancario nazionale al tasso fisso del 5,72). Quanto alle aree dove costruire una simulazione condotta in tre quartieri di edilizia pubblica (Serpentara, Valmelaina, Torsapienza) dal Dipartimento di Studi Urbani dell'Università di Roma Tre ha evidenziato una disponibilità immediata di suolo per 128 mila metri quadri. Nessuna di queste aree è oggi utilizzata per soddisfare gli standard. Si tratta di un vero e proprio spreco di suolo. Su queste aree si possono realizzare tra 600 e 900 nuovi alloggi. Ancora mancano i dati esatti delle aree utilizzabili negli altri quartieri e quindi del numero di alloggi: una stima di massima ne calcola circa 5.000. E così ancora una volta i senza casa sono costretti a scendere in piazza per far sentire le proprie ragioni. L'Asia RdB-Cub ha organizzato per lunedì prossimo davanti alla sede dell'Ater, in Lungotevere Tor di Nona 1, un'iniziativa di protesta contro i ritardi dell'ente (ex IACP) nell'attuazione dei piani di edilizia residenziale pubblica. «Mentre nella città di Roma il problema della casa ha assunto aspetti drammatici, con 23.000 famiglie collocate nella graduatoria ancora senza alcuna prospettiva, e da oltre dieci anni non si assegnano alloggi alle giovani coppie, ai coabitanti, ai portatori di handicap a chi vive in case improprie e malsane, i cantieri di edilizia popolare rimangono bloccati anche nei casi in cui mancano soltanto le ultime opere di urbanizzazione», tuonano. «DODO aver sostenuto numerose iniziative per il diritto alla casa, che hanno portato al blocco degli sgomberi e all'avvio di un tavolo congiunto con la Regione sul problema degli occupanti senza titolo, vogliamo mantenere alta l'attenzione su un problema che richiede assunzione di responsabilità dirette e non più rinviabili da parte delle istituzioni». Nazionali e locali.