Dopo decenni di attese, mille dibattiti, l'Italia sembra puntare decisamente verso l'arte contemporanea. A Roma anche i lavori di costruzione del Maxxi, il museo per le arti contemporanee del XXI secolo progettato da Zaha Hadid, sono cominciati. E' iniziato l'abbattimento delle strutture delle ex caserme di via Guido Reni, più di ventiseimila metri quadrati dove troverà posto la nuova istituzione. E' una strada tracciata dal centro sinistra ma che Giuliano Urbani, ministro per i Beni e le attività culturali, intende completare. Proprio al Maxxi ha presentato il «Patto per l'arte contemporanea» tra Stato, Regioni ed enti locali per facilitare la crescita di un sistema nazionale della contemporaneità. Non solo parole, assicurano al dicastero. A decorrere dal 2002 il ministero ha infatti autorizzato, per incrementare il patrimonio pubblico d'arte contemporanea, una spesa annua di cinque milioni di euro. Non è una grande cifra ma al Maxxi non nascondono un moto di soddisfazione. Il nuovo museo, che una volta completato avrà bisogno di oltre un milione e mezzo di euro l'anno per l'ordinaria amministrazione, nelle intenzioni avrà una collezione dedicata all'architettura (per la quale sono già stati acquisiti gli archivi Scarpa e Rossi e Del Debbio), e una collezione permanente di arti visive, che occuperà il settanta per cento degli spazi del nuovo museo mentre il trenta per cento sarà destinato alle esposizioni temporanee. Permanente significa acquistare, investire. Paolo Colombo, che per dodici anni ha diretto il Centro per l'arte contemporanea di Ginevra, ora curatore del Maxxi, dice di non temere questa sfida: «II nostro compito non è inseguire un Richter da sette milioni di dollari. Dobbiamo costruire una raccolta di arte contemporanea per il futuro, con opere di giovani. Il museo sarà pronto entro due o tre anni e per quell'epoca anche la collezione permanente sarà in fase avanzata». Finora il Maxxi ha avuto a disposizione un migliaio di metri quadrati, dove sono state presentate delle opere della collezione permanente, allestite delle piccole mostre. Ma tra tre anni soltanto nel primo edifìcio ci sarà una superficie sei volte superiore per le esposizioni, seimila metri quadrati. Con quali lavori vi presenterete? «Ovviamente non è che avremo una collezione incredibile pronta per il giorno dell'inaugurazione. Noi prepariamo un museo perii futuro. Ma la collezione sarà sicuramente consistente. Oggi già possediamo una sessantina di opere importanti, davvero museali realizzate da artisti delle ultime generazioni, massimo quarantacinquenni. Cito Francis Alys, Michael Raedecker, William Kentridge, Thomas Schutte con un'opera composta da 140 incisioni, Kara Walker di cui abbiamo acquisito Hunting Scene, esposta in tre musei americani. Insieme a queste artisti internazionali abbiamo inserito nella raccolta permanente, con grande attenzione, opere di giovani italiani». Nella collezione ci sono opere di De Dominicis, Merz, Manzoni, Anselmo. Non sono certo del giovani... «Il Maxxi avrà delle sale che definisco introduttive alla collezione che parte dal 1995, sale storiche dove sarà esposto un triplo igloo di Merz, ma anche De Dominicis, Manzoni... Saranno sale focalizzate sull'arte italiana in modo che il pubblico possa capire l'avanguardia italiana dagli anni Sessanta. Poi presenteremo la generazione dei quarantacinquenni come Schutte e lentamente il pubblico arriverà alle ultime generazioni, entrate nella collezione permanente anche attraverso il premio per la giovane arte istituito dal Darc, la direzione del ministero per le arti contemporanee. Cito solo alcuni artisti: Mario Airò, Stefano Arienti, Massimo Bartolini, Vanessa Beecroft, Vezzosi, la Marisaldi, Alessandro Tesi, Margherita Manzelli, e quelli che abbiamo presentato alla Biennale di Venezia, Charles Avery, Avish Khebrenzadeh, Sara Rossi, Carola Spadoni. Sono acquisizioni che definirei per blocchi, avvenute con il premio. Ma facciamo anche acquisti attraverso una commissione ministeriale. E' stato il caso, ad esempio, di Cristiano Pintaldi». Questo è quanto è stato costruito. Ma i fondi sono sufficienti? «Non possiamo intervenire nelle grandi vendite all'asta, ovviamente. I prezzi sono altissimi. Ma con i cinque milioni di euro si può lavorare e anche molto bene. Tra l'altro alcune opere della collezione arrivano dalle mostre che abbiamo organizzato. Abbiamo acquistato e ricevuto donazioni, il video di Patrick Tuttofuoco. Insomma lavoriamo su più fronti: ribadisco acquisti, donazioni e prestiti a lungo termine». Urbani ha annunciato un gèmellaggìo tra il Maxxi e il Centre Pompidou di Parigi, il Moca di Chicago e lo Shangai Art Museum. Ma a cosa serve? «Serve per avere dei protocolli di collaborazione e di assistenza reciproca. E' un modo per aprire una finestra sull'attività degli altri musei, un modo per portare artisti italiani all'estero». Qualche anno fa le istituzioni per la contemporaneità erano poche. Ora stanno diventando troppe? E c'è un pubblico sufficiente? «Non sono mai abbastanza e non ci sono rischi di conflitti. Già esiste un'associazione tra i musei di arte contemporanea. Collaborano tra loro, si scambiano informazioni. Quanto al pubblico... si crea, esattamente come il museo».
1472003 - Il Maxxi? Un museo a futura memoria
Il ministero per i Beni e le attività culturali ha iniziato i lavori per il Maxxi, il museo per le arti contemporanee del XXI secolo a Roma. Il progetto è stato annunciato dal ministro Giuliano Urbani e ha ricevuto il sostegno del centro sinistra. Il museo avrà una collezione permanente di arti visive e una collezione dedicata all'architettura. Il direttore del Maxxi, Paolo Colombo, ha spiegato che il compito del museo non è inseguire opere di artisti famosi, ma costruire una raccolta di arte contemporanea per il futuro. La collezione permanente sarà composta da opere di giovani artisti italiani e internazionali.
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