Il primo intervento dellente sul patrimonio archeologico della Puglia Saranno investiti 500mila euro per conoscere le memorie paesaggistiche ------- Ci sono, ma non si vedono. Oppure si offrono agli occhi di tutti, ma rivelano di essere malridotti, perché dimenticati o manomessi, non sorvegliati né tanto meno tutelati. Si tratta di siti archeologici, castelli, musei, biblioteche, chiese... Rappresentano il patrimonio culturale della Puglia, dove nessuno conosce i tesori di cui è possibile disporre anche solo per esporli una volta riveduti e tirati a lucido, alla pubblica estasi. No, da queste parti non cè una "carta dei beni culturali" utile per capire quali sono i tesori da difendere dallincuria e proteggere dallassalto di vandali senza scrupoli. Spesso, e malvolentieri, li scoprite per caso: come quando, lestate scorsa, i soliti idioti sfregiarono i leoni in pietra della cattedrale di Trani. «Come dare un calcio alla propria mamma» raccontò il direttore regionale del ministero per i Beni culturali, Ruggero Martines. Così lassessore allAssetto del territorio Angela Barbanente decide di mettere mano al portafoglio per tirare fuori qualcosa come 500 mila euro - 489 mila 177, esattamente -, destinati a materializzare, nero su bianco, quella che può essere tranquillamente ribattezzata come la prima mappa della bellezza. Seguendo questa strada si avrà, finalmente, lopportunità di apprezzare il bottino di memorie antiche, paesaggistico, monumentale, storico che, diversamente, continuerebbe ad essere abbandonato a se stesso e che non sarebbe esaltato per trasformarsi nel valore aggiunto del tacco dItalia alla vista, e alle tasche, soprattutto dei turisti. «Penso che entro lanno prossimo, al massimo, potremo disporre di un prezioso bagaglio di informazioni, necessarie per renderci conto di che cosa abbiamo e stabilire poi, come correre ai ripari» dice lassessore alla Cultura, Mimmo Lomelo. A quel punto toccherà proprio al rappresentante dei Verdi allinterno della giunta Vendola, finanziare il pronto soccorso del restauro. «In precedenza» spiega «erano stati "cantierizzati" precisamente, 496 interventi per una cifra che ammontava a 400 milioni di euro. Mi augurerei di avere a disposizione la stessa somma». Ancorché Lomelo si fa poche illusioni: «Non sarà facile giacché nessuno ti regala niente». Nel frattempo applausi a scena aperta per il censimento, coordinato da un archeologo barese che ha una cattedra alluniversità di Foggia: il professor Giulio Volpe. Come unaltra università, quella di Lecce, già a gennaio aveva presentato il Sit, un sistema informativo territoriale attraverso cui svolgere la ricognizione in particolare dei reperti archeologici, che nel cinquanta per cento dei casi rischiano «la distruzione o lasportazione». Ma pure tutti quanti gli altri atenei pugliesi saranno coinvolti in questa operazione in grande stile, che chiamerà in causa perfino la Chiesa. «La ragione è semplice» fa sapere Lomelo: «I beni ecclestistici da recuperare sono innumerevoli. Ho parlato con monsignor Cosmo Francesco Ruppi, presidente della Conferenza episcopale, e ha assicurato di essere disponibile a cofinanziare i lavori di ristrutturazione. Purché poi, ovviamente, quando saranno rimessi a nuovo palazzi sacri e quantaltro, tutti abbiano loccasione di poterli ammirare e non diventino inaccessibili torri davorio». Questa iniziativa fa il paio con il denaro che, sempre la Regione, impiegherà con lobiettivo di salvaguardare i centri storici: è in grado di spendere 20 milioni di euro grazie a fondi nazionali stanziati perché i borghi consumati dal tempo, non finiscano per andare definitivamente in frantumi. Il timore alle calcagna della speranza, è che tutti questi progetti non restino sogni fatti da svegli.