L'ex-conservatrice dei musei di Feltre, Fabrizia Lonza, classificatasi terza al concorso del Comune per assegnare l'incarico di responsabile dei musei, ha presentato una richiesta formale per accedere agli ani del concorso. Una mossa che potrebbe preludere a un ricorso contro gli esiti della competizione, vinta da una dipendente comunale. Sulla formula scelta dal Comune, e più in generale sulla gestione della "risorsa cultura" a Feltre, ha puntato il dito anche Anna Paola Zugni Tauro, docente universitaria e già direttrice dei musei cittadini, che nel corso di un convegno ha criticato apertamente la scelta di indire un concorso "per soli esami", senza valutare anche i "titoli" dei candidati, come le specializzazioni universi-tarie e le pubblicazioni accademiche, pur aggiungendo di non avere nulla da eccepire sul conto della vincitrice. «Con l'esclusione di una conservatrice che per tre anni ha lavoralo bene, che è stimata ovunque, che ha rapporti culturali nazionali e internazionali, ci rimette le, città e si offende tutta la categoria degli storici dell'arte ha detto la professoressa Zugni . Non ha senso selezionare un conservatore dei musei senza valutare i titoli dei candidati. Il bando si limitava a chiedere tre lauree, conservazione dei beni culturali, lettere e architettura». Il sindaco, per ora, ha preferite astenersi da ogni intervento, limitandosi a osservare che i risultati di un concorso «vanno rispettati». La vicenda dì Feltre, una cittadina del Nordest "asburgico" non può non farci riflettere sui rischi di una malintesa autonomia locale in materia di beni culturali. Nei musei siciliani, l'abbiamo già detto in questa rubrica, hanno assunto gente sulla base dì anzianità di servizio e titoli non specifici dei Beni culturali. Ma all'altro capo del paese si praticano sistemi non molto diversi. E storie analoghe vengono segnalate anche a Chioggia, Oderzo e Treviso. Nell'intervista al Sole ("Largo ai giovani nei musei", Domenicale del 29 giugno), il Ministro Urbani ha annunciato che intende reclutare nuovo personale. È importante che lo faccia evitando ogni "ope legis", fissando regole chiare e rispettandole rigorosamente. Ma anche in periferia devono valere le stesse regole: la gestione locale dei Beni culturali non può significare abbassamento della qualità.