Sono stati strappati al patrimonio archeologico pugliese e, precisamente, dall'area di Taranto, alcuni dei 46 capolavori considerati d'origine illecita, che il nostro Paese sta tentando di farsi restituire dal Paul Getty Museum di Malibu (California). Lo confermano fonti del ministero dei Beni culturali: «Effettivamente il quadro investigativo da cui parte il processo che, tra gli altri, vede coinvolta la True (Marion True, curatrice del Getty Museum è accusata dalla giustizia italiana di ricettazione dì opere d'arte - n.d.r.), parla di scavi clandestini e c'è anche la Puglia tra i luoghi di provenienza». Il Ministero, basandosi su quanto è emerso dall'azione investigativa dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, sostiene che i beni sono stati prelevati ed esportati abusivamente e quindi che, malgrado negli anni siano entrati a far parte della collezione del petroliere-filantropo J. Paul Getty, devono tornare al loro legittimo proprietario: l'Italia. All'inizio la contesa era relativa a 52 pezzi. Un'analisi più accurata però ha portato a escludere l'origine italiana per 6 di essi e il Ministero ha messo a punto un dossier per 46 antichità. Leggendolo si scopre che, tra le altre meraviglie, nelle mani degli americani c'è anche un «Gruppo fittile formato da tre statue raffiguranti Orfeo e due sirene» che fu «acquistato dal J.P. Getty Museum nel 1976» e che farebbe pensare ad una «produzione magno-greca, piuttosto che della Grecia vera e propria». Infatti, continua il documento, «i confronti con i gruppi monumentali in terracotta rinvenuti nell'Italia centrale e meridionale e le raffigurazioni che abbiamo sui reperti ceramici di produzione apula, che documentano la presenza di statue decorative in terracotta sulle tombe monumentali di Taranto, allontanano qualsiasi dubbio riguardo la provenienza dall'Italia meridionale». Parla esplicitamente di reperti del ricchissimo patrimonio archeologico tarantino un articolo pubblicato dal "Los Angeles Times" lo scorso 22 novembre e ora on-line su www.latimes.com. Scritto a quattro mani da Ralph Frammo-lino e Jason Felch, per prima cosa spiega che Italia e direzione del Getty sono ai ferri corti, dopo che quest'ultimo ha deciso di consegnare soltanto 26 delle 46 opere oggetto della richiesta di restituzione da parte del nostro Paese. L'articolo del "Los Angeles Times' 'sottolinea come una vecchia indagine condotta dalla stessa organizzazione museale abbia evidenziato la dubbia provenienza di oltre cento reperti archeologici. Relativamente ad una parte di essi, Frammolino e Felch scrivono: «Un memorandum interno del Getty, datato 1985 e rivelato per la prima volta, lo scorso anno, dal "The Times", sostiene che "tombaroli" abbiano trovato i pezzi in sepolture dell'area italiana di Tarante verso la fine degli anni Settanta, quando questo tipo di attività era illegale». Come è facile immaginare, quando la notizia dell'indagine interna divenne di dominio pubblico, l'Italia aumentò gli sforzi di «persuasione» dei californiani, tanto sul piano giudiziario, quanto su quello politico. Ed è proprio sulla moral suasion del nostro governo che, qualche giorno fa, s'è abbattuta la decisione-randellata della Fondazione Getty, che ha dichiarato di voler restituire soltanto 26 tra statue, affreschi e ceramiche, tenendosi gli altri 20 capolavori reclamati. Ne è nato uno scontro mediatico tra il ministro, Francesco Rutelli, ed il Getty che (forte della protezione offerta dalla legislazione americana in tema, per esempio, di roga-torie internazionali e restituzione dei beni) non vuol sentire ragioni. Il Museo in alcuni casi mette in dubbio la provenienza illegale delle opere; altre volte sostiene che, all'atto dell'acquisto, non ne era a conoscenza. Per quanto sono preziosi, la «Venere di Morgantina» e l'«Atleta vittorioso» sono assurti a simbolo dello scontro. Le ultime notizie, riportate ieri sul «latimes.com», riguardano proprio loro. Il direttore del Getty, Michael Brand, ha affermato d'essere disponibilie a restituire la «Venere» se, in capo a un anno, non riuscirà a dimostrarne la provenienza lecita. Nulla da fare, invece, per il bronzo greco di Li-sippo e trovato al largo di Fano: su questo i californiani non intendono trattare.