Solo da pochi anni sono diventati una risorsa produttiva. I maggiori siti archeologici e museali della Sicilia, come la Villa del Casale di Piazza Armerina o il complesso monumentale del Palazzo Reale di Palermo, la Valle dei Templi di Agrigento o il Teatro Antico di Taormina producono in media, ogni anno, da un milione e 300 mila euro a due milioni e 700 mila euro per gli ultimi due. In totale, durante l'anno 2005, gli introiti della fruizione dei siti dei Beni culturali in Sicilia sono stati pari a 13 min 900 mila euro. Una bella cifra, ma, presumibilmente, inferiore a quanto effettivamente potrebbero produrre. Se non altro, perché solo un terzo dei visitatori registrati sono stati effettivamente paganti. Se poi l'analisi si sposta ai siti periferici, ma anche in quelli presenti nei capoluoghi di provincia, le cifre scendono di parecchio. Al museo regionale di Storia naturale e mostra permanente del carretto siciliano di Palazzo d'Aumale a Ter-rasini, ad esempio, gli introiti superano appena i 6 mila euro a fronte di una spesa di gestione del solo personale, enormemente più elevata. 11 museo che a Marsala ospita il Satiro danzante, poco più di 10 mila euro. Negli anni scorsi si è cercato di rendere più produttivi i siti, offrendo ai privati la possibilità di gestire i servizi aggiuntivi. Servizio di caffetteria, d'informazione, guida e assistenza didattica, vendita di sussidi catalografici, audiovisivi ed informatici. Una possibilità che, però, molti hanno travisato, secondo l'assessore regionale ai Beni culturali Nicola Lenza. Infatti, la pretesa degli imprenditori è quella di annullare il rischio d'impresa. «I costi dei servizi aggiuntivi - dice l'assessore Leanza - non possono ricadere sulle spalle della Regione. Spesso, la logica che sta dietro la gestione di questi servizi è di tipo assistenziale. In realtà, sono gli imprenditori che devono essere bravi ad offrire un prodotto diverso e capace di stare sul mercato. Cosa che in molti casi non succede». Ed infatti, le possibilità offerte dai servizi aggiuntivi non sono sfruttate o lo sono in modo estremamente semplificato e così dentro i musei ci si trova soltanto la macchinetta per la distribuzione del caffé. Un po' poco, rispetto ai servizi di ristorazione che si trovano dentro i musei parigini, ad esempio. Il confronto con l'Europa è deprimente non solo per questo aspetto. A fronte dì un biglietto che ormai è di livello europeo, quello del Louvre è di 8 euro nei nostri parchi e musei maggiori ha un costo che oscilla da 6 a 7 euro, i servizi sono scadenti. I siti sono spesso trascurati, le disfunzioni purtroppo frequenti. Capita che alla Cappella Palatina, dentro il complesso monumentale di Palazzo dei Normanni a Palermo, non ci siano i pannelli fotografici che riproducono gli scorci del magnifico soffitto ligneo, per il momento invisibile, perché in restauro. Oppure che al Chiostro di Monreale, dove transitano circa 870 mila visitatori l'anno, non ci siano i bagni e gli accessi per i disabili. O, ancora, che a Segesta e Selinunte lo stato di manutenzione sia penoso. Accanto ai templi si ammirano splendidi vigneti privati, mentre il Parco archeologico è lasciato all'incuria. Colpa del personale. Tutti addetti alla custodia e nessun giardiniere. Aprono e chiudono le porte, ma per la cura e manutenzione ordinaria, come la pulizia dei giardini intemi, delle erbacce che crescono sulle mura di tufo dei Palazzi, dei Castelli o dei Templi, per le infiltrazioni d'acqua dei siti che ospitano i musei non ci può contare, così come per la sistemazione delle mostre. Colpa delle dinamiche con le quali si gestiscono i siti dei Beni culturali. I musei sono per la maggior parte ospitati in strutture la cui proprietà è in capo ai comuni, cui è demandata la manutenzione ordinaria dell'immobile finanziata da una quota degli introiti, che però sono modesti. I comuni se ne lavano così le mani, I personale, invece, pure. Dipende dall'amministrazione regionale e non si occupa di manutenzione. Nemmeno i precari. Il risultato è che musei e parchi archeologici soffrono un'incuria generalizzata, che si aggrava anno dopo anno. «Siamo a conoscenza di questi problemi - continua l'assessore Leanza - e vogliamo intervenire. Razionalizzando le risorse occupazionali e creando un gruppo di lavoro con il compito di monitorare e verificare, tutte le situazioni che ci sono segnalate. Ma bisogna tener presente che è difficile, per la Regione, curare la piccola manutenzione degli oltre cen-toventi musei presenti in Sicilia». Sembra un po' il gioco dello scarica barile, eppure una soluzione bisognerà trovarla.
BB.CC. risorsa sottoutilizzata
La Sicilia produce ogni anno tra 1,3 e 2,7 milioni di euro da un milione e 300 mila euro a due milioni e 700 mila euro, grazie ai biglietti per i siti archeologici e museali. Tuttavia, solo un terzo dei visitatori paganti si registra effettivamente. I siti periferici e quelli nei capoluoghi di provincia hanno cifre più basse. Alcuni musei, come quello di Palazzo d'Aumale a Terasini, hanno introiti inferiori ai 6 mila euro.
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