L' 80 dei Musei italiani è fermo all'Ottocento». Se il salone dei Beni Culturali doveva trovare un filo conduttore, a darglielo subito all'inaugurazione è stato il curatore Maurizio Cecconi che, con a fianco il sottosegretario Danielle Gattagno Mazzonis, ha smascherato i deficit italiani in tema di valorizzazione del patrimonio culturale. «Le nostre esposizioni sono fuori del tempo, con servizi, marketing, comunicazione e didattica lontani anni luce dalla realtà dei giovani d'oggi. Dobbiamo investire - ha detto Cecconi - in multimedialità, in nuova didattica e giochi per i bambini, facendo intersecare le esposizioni con il territorio». Un intervento appassionato ed anche coerente con quanto visto in mostra. Il Salone è infatti sostanzialmente una pregevole vetrina di itinerari e offerte che però in buona sostanza ricalcano il solco dei nostri beni culturali più noti. Ben la metà degli espositori presenti a questa decima edizione sono aziende private che si propongono con prodotti di qualità, come la biocalce per esempio, per realizzare delicati interventi di restauro e valorizzazione del patrimonio. Aziende che il sottosegreatario Danielle Mazzonis ha definito «ricche di un know how italiano che ha successo nel mondo. Sono i nostri restauratori - ha dichiarato Mazzonis - i più ricercati al mondo, quelli che oggi stanno operando in Iraq, Afghanistan, Sud America, nel Sud Est dell'Europa o in Cina dove stanno restaurando la Sala del Trono». Tra gli stand della Regione Veneto, con le città murate i siti Unesco, l'Orto Botanico, quello del Ministero dei Beni Culturali, e quelli con valore aggiunto di spunti enogastronomici delle tante province del Sud Italia, a farsi notare per qualità multimediale è lo spazio di Fabrica con i suoi touch screen. Il più sfizioso, quasi un'installazione degna della Biennale, è invece quello della Fondazione Querini, una parete di scatoloni con impressi profili umani e una discreta ma incisiva comunicazione degli eventi. A proposito di appuntamenti segnaliamo l'interessante mostra «Venezia ed il mondo islamico», che i Musei Civici Veneziani ci offriranno la prossima estate. In tema di mostre tra gli stand si possono ammirare anche i disegni di Mario Botta per l'allestimento della mostra su Mantegna, mentre vale assolutamente la pena di ricordare C4, Centro Cultura Contemporaneo Caldognq, cantiere di esperienze formative che attraverso il contemporaneo offre nuovi percorsi per la crescita dei talenti nelle nuove professioni. Un Centro che centra esattamente quello che per tutti dev'essere l'obiet-tivo italiano: la diffusione di una cultura d'impresa e professionale orientata alla creatività, innovazione e progettazione strategica. «Per Venezia la novità è il progetto di una straordinaria biblioteca del mare formata -ha annunciato il sottosegretario - da una parte della Biblioteca Marciana sommata a quella della Marina Militare. Lo spazio dedicato sarà all'interno dell'area oggi non gestita dalla Marina». «E' un Salone forte che resiste mentre altre esperienze similari in Italia si sono spente, un evento che è comunque pronto ad aprirsi all'innovazione», ha aggiunto Marino Cortese, presidente di Veneziafiere. E se gli interventi del presidente della Provincia Davide Zoggia, dell'assessore veneziano alla cultura Luana Zanella e di Angelo Tabaro per la Regione, erano sintonizzati quasi esclusivamente sul turismo a Venezia e nel Veneto, a far sobbalzare il pubblico è stato ancora Cecconi parlando di Fondazioni Bancarie e Confin-dustria: «Le Fondazioni hanno denaro importante ma ci spieghino quali sono le politiche per la cultura, a Venezia e Treviso in particolare. Per quanto riguarda gli industriali trovo che oltre all'apprezzatissimo mecenatismo dovrebbero avere la lungimiranza di intravedere l'economia dietro la cultura». Da oggi apertura al pubblico.
I musei? Fermi all'Ottocento
Il Salone dei Beni Culturali di Venezia è stato inaugurato con un'inaugurazione che ha smascherato i deficit italiani in tema di valorizzazione del patrimonio culturale. Il curatore Maurizio Cecconi ha sottolineato l'importanza di investire in multimedialità, didattica e giochi per i bambini per fare intersecare le esposizioni con il territorio. La metà degli espositori presenti sono aziende private che si propongono con prodotti di qualità per realizzare delicati interventi di restauro e valorizzazione del patrimonio. Tra gli stand notabili è quello di Fabrica con i suoi touch screen, e quello della Fondazione Querini con una parete di scatoloni con impressi profili umani.
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