Marco Polo e Kublai Khan conversavano calvinianamente di città invisibili. «È giunto il momento che Voi facciate visita all'Italia - diceva Marco - perché fra qualche tempo potreste non più ritrovarla eguale, nei suoi tesori artistici, a quella che a lungo il viaggiatore ha potuto ammirare. Pensate, Signore, che una legge chiamata "Finanziaria 2002" prevede che si possa affidare la gestione dei servizi di fruizione e di valorizzazione del patrimonio artistico a "soggetti diversi da quelli statali". A dei privati, insomma, E non basta, un'altra legge, la n. 112 del 2002, di dubbia costituzionalità, ha creato una società speciale, la "Patrimonio dello Stato s.p.a.", alla quale possono essere trasferiti, per privatizzarli, anche i beni di particolare valore artistico e storico. Insomma lo Stato rinuncia a conservare e a valorizzare il patrimonio artistico, pensando che i privati riescano meglio in questo compito». «Non esagerare nei tuoi timori, Marco - rispose Kublai -, grandi musei sono nati per opera di privati. Mi dicono la collezione Frick a New York, ad esempio». «Signore, non fatevi ingannare dal modello americano. Frick è stato un Robber Baron, ha guadagnato molti soldi e grazie a leggi fiscali intelligenti che a noi mancano - ha poi creato, senza scopo di lucro, un vero e proprio museo. Qui si parla, invece, di offrire ai privati la possibilità di fare profitti con la gestione dei beni artistici. Quindi, per un euro che ci mettono, quello deve rendere e anche alla svelta. Un privato, Signore, non avrebbe raddrizzato la Torre di Pisa, perché la spesa non sarebbe mai stata remunerata». Kublai Khan si grattava il nobile capo. «Ancora non mi convinci. Lo Stato avrà pure il potere di dirigere la politica dei beni artistici». Marco aveva voglia di piangere. «Proprio qui la confusione è grave. Stato e Regioni litigano sulle rispettive competenze, ma intanto si dimentica che il patrimonio artistico, paesaggistico, archeologico, è di tutti. E' la nostra vera industria nazionale. Se non credete a me, Signore, prestate fede a Salvatore Settis, un esperto che in un saggio appassionato, Italia s.p.a., uscito recentemente, denuncia gli enormi rischi di questo nuovo andazzo». Kublai era sospettoso. «Non sarà propaganda politica, Marco, che da voi spesso porta a travisare la realtà?». «No davvero, Signore. E poi i primi guastatori, all'insegna di "privato è meglio", sono stati i governanti di sinistra. Il governo attuale non fa che proseguire nel solco di quello di prima, mettendoci del suo. La follia non è di destra e neppure di sinistra». Kublai si fece serio. «Credo che la situazione sia davvero grave. Cosa posso fare per te?». «Potente Signore, mandate i vostri ambasciatori. Che inducano il governo a non distruggere un'eccellente Amministrazione in grado di tutelare davvero il patrimonio storico e artistico della Nazione, come impone l'art. 9 della costituzione. E datemi retta. Affrettatevi a visitare l'Italia, prima che sia la Sony a gestire Pompei».