Roberto Manescalchi sta diventando una sorta di «Indiana Jones» degli affreschi perduti. Qualche anno fa scoprì a Firenze un Leonardo mezzo murato tra due rampe di scale al Convento della Santissima Annunziata. Adesso sembra abbia individuato un Giotto sulle pareti dell'antico coro della chiesa di San Francesco a Sansepolcro (Ar). Il condizionale è d'obbligo, ma gli elementi a favore sono molti. Nel gennaio scorso, durante alcuni sopralluoghi, Manescalchi ha ispezionato gli spazi dell'antico coro duecentesco (di forma rettangolare) di San Francesco, oggi nascosto dietro la nuova abside semicircolare della metà del XVIII secolo. Qui, in uno spazio angusto («nel punto dove l'estradosso dell'abside va a inserirsi nella vecchia muraglia del coro»), Manescalchi scova, a circa sei metri da terra, «un notevole frammento di affresco con dipinta - sono parole sue - una bellissima testa di Santa, probabilmente Santa Caterina di Alessan-dria. Si tratta di un'opera di intensa emozione, in grado di evocare il nome di Giotto». Per quanto riguarda il soggetto, l'iconografia di Caterina d'Alessandria, vissuta intorno al '300, era piuttosto diffusa in Sansepolcro. La santa è infatti raffigurata negli affreschi del XIV secolo della ex chiesa di Santa Chiara oggi al Museo e in un affresco dello stesso periodo all'interno della cattedrale. Le sopracciglia marcate e allungate - spiega Manescalchi a proposito del volto scoperto - rimandano alla maniera di Giotto, così come la forza di alcuni tratti dei segni ben definiti e ombreggiati di un rosso più che tipico». Inoltre «sembra di riscontrare fortissime assonanze (il motivo ad esagoni è praticamente identico) tra i decori che chiudono i riquadri degli affreschi del coro di San Francesco e gli analoghi presenti nella cappella Bardi in Santa Croce». Giotto lavorò anche ad Assisi e a Rimini e Sansepolcro era un passaggio obbligato da Firenze o dal Mugello. Inoltre tutto lascia pensare che per documentarsi sul Poverello egli dovesse transitare per gli eremi francescani, la Verna ma anche Montecasale nei pressi di Sansepolcro. Sappiamo anche che era abitudine di Giotto avere diversi cantieri aperti in contemporanea e spostarsi frequentemente dall'uno all'altro affidando poi i lavori ai numerosi allievi. Un'ulteriore conferma dell'attività in loco del grande pittore arriva dal Vasari, che parla di una tavola dipinta da Giotto portata da Sansepolcro ad Arezzo. Ma per sciogliere ogni riserva si attende ora il completo recupero del frammento. Intanto le edizioni Aboca Mu-seum mandano in stampa Caterina la Santa ritrovata, a cura di Manescalchi e con disegni di Stefano Camaiti.