Se fosse un'azienda sarebbe una grande immobiliare che fecalizza il suo core business nelle perle dell'Italia artistica e ambientale, le valorizza e le gestisce aprendole al pubblico. Nel capitolo entrate registrerebbe il controvalore dei biglietti di ingresso a palazzi, castelli e giardini, le sponsorizzazioni e gli affitti per gli eventi. E tra le uscite le spese di funzionamento e manutenzione oltre alle nuove acquisizioni. Il Fai, Fondo per l'ambiente italiano, è una fondazione senza scopo di lucro ma si comporta con gli stessi criteri di economicità di gestione, di produttività e di attenzione ai costi di una azienda; e con le imprese ha un rapporto continuo sotto diverse forme di partnership, collaborazione e committenza. Sono proprio le dimensioni raggiunte, con un conto economico da 22 milioni (tabella nell'altra pagina) con appena 101 dipendenti, a imporre una gestione strutturata secondo le indicazioni della stessa fondatrice e presi-dente Giulia Maria Crespi, erede di una delle famiglie imprenditoriali più importanti della Lombardia. Presidente affiancata da due direttori generali, uno per la gestione culturale (Marco Magnifico, che ha seguito il Fai dagli esordi) e uno per la gestione operativa, individuato tra i manager d'azienda. Per quest'ultimo incarico Giulia Maria Crespi ha scelto un nuovo nome nelle scorse settimane: il posto di Antonio Emmanueli è stato preso da Ugo Micheli, una carriera alla Gte telecomunicazioni prima di passare alla Manuli cavi e poi alla De Agostini, dove ha se-guito, fino al ruolo di vice-dg, la trasformazione del gruppo da società editoriale a multinazionale attiva anche in cine-produzioni, reti tv, assicurazioni e giochi multimediali. Negli ultimi quattro anni Micheli sì è occupato di finanza straordinaria e riorganizzazione aziendale. Adesso dovrà seguire i conti e la gestione del Fai che ha alcuni obiettivi strategici come aumentare gli incassi della biglietteria, ora al 65 dei costi, una quota alta in assoluto (il Louvre, per esempio, è intorno al 35) ma con grandi spazi di miglioramento vista la filosofia dell'associazione. Oppure convincere le imprese ad associarsi e a studiare progetti comuni per valorizzare le strutture del Fai. O, ancora, sviluppare le opportunità di ricavi, come sta accadendo per la villa del Balbianello a Lenno sul lago di Corno, diventata il set del prossimo film della serie 007. Ci sarà poi un ruolo di lobbing: il Fai intende convincere il governo a destinare effettivamente le somme raccolte con l'8 per mille al patrimonio culturale nazionale e a selezionare l'albo affollatissimo delle organizzazioni che possono accedere alla scelta del 5 per mille. Spetta invece all'altro dg, Magnifico, occuparsi del patrimonio (36 beni in donazione o concessione, 18 dei quali regolarmente aperti al pubblico con 350 mila visitatori all'anno) e delle nuove acquisizioni. Quanto al patrimonio, il prossimo esercizio sarà caratterizzato dall'inaugurazione della veneta Villa dei vescovi (un'opera pre-Palladiana) e dall'apertura della casa museo Necchi Campiglio nel centro di Milano. Per le nuove acquisizioni il Fai deve solo selezionare tra le decine di ruderi offerti dalle famiglie dei proprietari o dagli eredi: viene accettato solo un bene su cento e, salvo rare eccezioni, solo se accompagnato da una adeguata dote finanziaria per coprire gli oneri di restauro. La misura spiega la prudenza nella gestione della Fondazione, che considera fondamentale l'equilibrio dei conti (il bilancio 2005 si è chiuso con un avanzo di 49.617 euro). Un po' come una azienda.
Salvare l'Italia è un'impresa
Il Fai, Fondo per l'ambiente italiano, è una fondazione senza scopo di lucro che gestisce e valorizza i patrimoni culturali e ambientali italiani. Con un conto economico di 22 milioni e 101 dipendenti, il Fai si comporta come un'azienda, con una gestione strutturata e controllata. La fondazione ha un presidente, Giulia Maria Crespi, e due direttori generali, uno per la gestione culturale e uno per la gestione operativa. Il Fai ha alcuni obiettivi strategici, come aumentare gli incassi della biglietteria e convincere le imprese ad associarsi per valorizzare le strutture del Fai.
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