Nel libro dei sogni dei milanesi c'è una città con qualche albero in più. Con piazze che siano piazze e non perni per lo smistamento delle automobili. Così, intorno ai cantieri arroventati dal sole di luglio, fioriscono le polemiche. Secondo Carlo Montalbetti, presidente dei Comitati di quartiere, «la nostra città, che era ricca d'acqua e di verde, si sta trasformando in una montagna d'asfalto e di cemento. Per il Comune le piazze non sono luoghi d'incontro. E poi l'amministrazione non coinvolge i cittadini nella scelta degli interventi da fare». Il vicesindaco Riccardo De Corato ribatte punto per punto. «Abbiamo rinnovato 24 piazze in sei anni. Un record. Prima di criticare le nuove aree pedonali, consiglierei di vedere i lavori finiti E poi i progetti vengono regolarmente presentati ai consigli di zona. I prossimi cantieri saranno Missori e Repubblica». Nel dibattito intervengono i grandi architetti. Vittorio Gregotti critica l'idea di piazze-agorà («Ormai le vere piazze sono i centri commerciali, impossibile un ritorno al passato senza modificare il contesto sociale ed economico»). Gae Aulenti punzecchia il Comune: «Milano non è New York, sbagliato parlare di grattacieli e Central park al posto della Fiera come ha fatto il sindaco. E poi c'è trascuratezza. Piazza Cadorna è sporca. Pessimo biglietto da visita per la città». «Che trascuratezza, quanta sciatteria». Gae Aulenti, architetto che ha curato il riassettodi piazza Cadorna, non usa mezze misure: «n monumento di Claes Oldenburg (l'ago infilato nell'asfalto, ndr.) è sporco. Anche i vetri della piazza avrebbero bisogno di una pulita». Le critiche non si fermano a piazza Cadorna. «I parchi di Milano sono pieni di cartacce, bottiglie. E cosa ci fanno le bancarelle in via Dante? L'hanno trasformata in un mercato». Per Gae Aulenti i problemi dell'arredo urbano milanese non si risolvono con spugna e detersivo. «Manca un progetto globale per la città. Milano non è New York: non capisco che senso abbia parlare di grattacieli e Central Park per l'area Fiera come ha fatto il sindaco». Unica speranza: «Le Olimpiadi sono servite da volano per il rilancio urbanistico di Barcellona, speriamo succeda la stessa cosa per Milano». Più' VERDE, MENO ASFALTO Gae Aulenti non è l'unica a contestare gli interventi del Comune. Intorno ai cantieri arroventati dal sole di luglio ribollono le polemiche. Carlo Montalbetti, presidente del coordinamento dei comitati di quartiere di Milano, riassume così le rimostranze dei milanesi: «Le nuove piazze non sono pensate per favorire l'aggregazione dei cittadini. Non basta allargare i marciapiedi: bisogna piantare alberi, mettere panchine. E poi il Comune fa piovere i progetti dall'alto, non coinvolge i cittadini». Secondo Emanuele Piano, capogruppo dei Ds in Comune, «non si può negare l'attivismo di questa amministrazione, ma si è puntato più sulla quantità che sulla qualità». Inoltre il futuro non sarebbe roseo: «Per i nuovi progetti il Comune spera nella vendita della partecipazione in Sea per reperire i fondi, ma la cosa non è scontata». PROSSIMO CANTIERE: MISSORI Riccardo De Corato, senatore di An, vicesindaco e grande regista degli interventi di recupero urbano degli ultimi anni, non digerisce le critiche sulla manutenzione di piazza Cadorna. «Aulenti non ha visto bene: la piazza è pulitissima. Per tenerla in ordine il Comune spende 250 mila euro l'anno». Il vicesindaco rivendica anche l'avere dato un nuovo volto alla città. «Abbiamo rinnovato 24 piazze in sei anni. Per un investimento totale di 88 miliardi di vecchie lire. A Milano erano vent'anni che non si rifaceva una piazza. E non è finita qui. Tra fine anno e inizio 2004 contiamo di far partire il cantiere di piazza Missori. Seguito da piazza della Repubblica. Entro il termine del mandato vorremmo intervenire anche sulle zone di Gambara, OM, Roserio». Per finire, De Corato rimanda al mittente le proteste sulla mancanza di verde: «Prima di giudicare le aree pedonali, si aspetti almeno la fine dei lavori. E non si dica che i cittadini non sono stati coinvolti, i progetti sono stati presentati ai comitati di quartiere». SICUREZZA Riguardo al verde, secondo l'architetto Vittorio Gregotti la questione è complessa. «Milano soffre di una cronica assenza di verde rileva Gregotti . Se al posto della Fiera si vuole davvero un grande parco, allora si rinunci ai grattacieli in progetto». Secondo Gregotti, anche i milanesi devono fare ordine tra i propri desiderata: «Si chiede il verde e poi ci si lamenta per l'insicurezza dei parchi. Quella della sicurezza è diventata una vera nevrosi collettiva. Si protesta persino per la presenza degli extracomunitari in piazza Duomo. Eppure li si dovrebbe ringraziare: senza di loro sarebbe deserta».