OTTO milioni di visitatori e almeno 600 milioni di euro di investimenti, metà in arrivo da Roma e il resto da trovare qui, in Piemonte, tra sponsor privati e enti locali: sono le cifre di «Italia 150», sigla cui dovremo abituarci nei prossimi anni, perché è quella scelta da Regione, Provincia e Comune per i festeggiamenti del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia nel 2011. Cifre che, per ora, sono scritte nel libro dei sogni. Come sogni sono ancora i progetti e i programmi per l'evento. Di concreto c'è solo la nascita del comitato organizzatore, il cui statuto è già stato deliberato dalla giunta comunale e regionale (la Pro-vincia seguirà nei prossimi giorni) e dovrà però passare adesso al vaglio dei rispettivi consigli. Ne fanno parte i tre enti (Bresso, Chiamparino e Saitta si alterneranno alla presidenza) , Camera di Commercio e Union-camere Piemonte, Fondazione Crt e Compagnia di San Paolo e le quattro università piemontesi. Perché i sogni diventino realtà è necessario però che il governo dia il suo sì. E poi il denaro. Il prossimo appuntamento, hanno spiegato i tre assessori interessati (Gianni Oliva, Regione, Fiorenzo Alfieri, Comune, Valter Giuliano, Provincia), presentando ieri l'iniziativa sarà un incontro con il sottosegretario competente agli anniversari (sì c'è anche questa delega), Andrea Marcucci. Toccherà poi al ministro della cultura Francesco Rutelli sancire ufficialmente se «Italia 150» abbia diritto ad essere considerato «grande evento». Il sì, porterà con sé una legge speciale e gli stanziamenti. «Noi chiediamo ha detto Alfieri che nelle tre prossime finanziarie, 2008, 2009 e 2010 arrivino a Torino e in Piemonte per questo avvenimento 300 milioni di euro. (ndr altri 200 dovrebbero essere stanziate per le altre città coinvolte, Firenze e Roma in primis). Denaro che noi contiamo di raddoppiare, arrivando quindi a 600 milioni, con sponsor privati e con gli stanziamenti degli enti locali». A cosa serviranno i soldi è ancora da decidere. «Adesso dobbiamo preparare un piano culturale ha detto Oliva poi il resto verrà da sé». In realtà c'è già qualcosa di più di un'idea. I festeggiamenti partiranno il 17 marzo 2011, giorno in cui 150 anni prima fu proclamato il Regno d'Italia e proseguiranno fino al 31 dicembre. Un periodo da riempire con mostre e avvenimenti culturali di vario genere. Due le ipotesi in campo: la prima è utilizzare l'evento per costruire o completare progetti già avviati. Piace molto all'assessore Alfieri e vedrebbe la Spina 2 di Torino come centro dei festeggiamenti. Qui verrebbe organizzata una grande mostra sull'economia (non solo italiana) degli ultimi 150 anni nel nascente grattacielo del San Paolo, una sui trasporti e la mobilità nella nuova Stazione di Porta Susa, una sulla storia e lo sviluppo dell'Italia dal 1861 ad oggi nella nuova biblioteca di via Boggio che potrebbe così trovare i fondi per essere costruita, una mostra sull'arte italiana (ma anche sulla moda) nelle ex Officine grandi riparazione ferroviarie (che diventerebbero, dopo, la nuova sede della Gam). Un'idea che ha molti vantaggi (non ci sarebbe il problema, di Italia 61 o delle Olimpiadi, del cosa fare dei nuovi edifici). Ma che ha due rischi: costa molto (almeno tutti o quasi quei 600 milioni di euro) e potrebbe non realizzarsi perché completare tutte le opere in 5 anni non sarà semplice come ha spiegato Alfieri. L'alternativa sarà invece puntare sulla costruzione di edifici temporanei in un'area libera della città (si pensa per esempio al Campo Volo recentemente ceduto dalla Fiat agli enti locali. Un'ipotesi che piacerebbe alla Regione anche per la vicinanza a Venaria fulcro di quel circuito della residenze sabaude che sarà ovviamente al centro dei festeggiamenti: proprio a Venaria sarebbe prevista una mostra su Torino capitale mentre il ristrutturato museo del Risorgimento ospiterà l'esposizione sul Risorgimento appunto. Sulla Spina Tre o nell'area di Basse di Stura dovrebbe invece essere la sede di una grande mostra naturalistica (come quella sui fiori di Italia 61) e di una sull'energia. «Il 1861 ha spiegato Oliva, segnò la prima «sprovincializzazione» di Torino e del Piemonte. Il 2011 dovrebbe ricordarla illustrando la modernizzazione attuale italiana».