Il via libera al Mose dato anche dal Comitato interministeriale per la salvaguardia di Venezia, pone forse la parole fine ad una vicenda, il progetto delle paratoie mobili, sulla quale la citta' lagunare e l'Italia intera si dividono dagli anni '80. Le sue radici affondano, in realta', nel dibattito apertosi 40 anni fa, dopo la terribile mareggiata del 4 novembre 1966, che sommerse Piazza San Marco e Venezia con quasi due metri d'acqua. Fu allora evidente la necessita' di intervenire per bloccare, o almeno limitare, le maree eccezionali. Da allora su Venezia e la sua laguna si sono susseguiti studi, ricerche, progetti, pronunciamenti di 'saggi' internazionali, ingenti finanziamenti, due Leggi Speciali per la salvaguardia, ricorsi al Tar e tante polemiche tra il mondo ambientalista e quello dell'industria e tecnologia. Il Consorzio Venezia Nuova, braccio tecnico operativo dello Stato tramite l'autorita' concedente (Ministero dei lavori pubblici-Magistrato alle acque), ha iniziato il suo lavoro di progettazione e di opere per la salvaguardia fisica di Venezia nel 1984. Il Mose e' la sua punta di diamante, ma i lavori iniziati nella seconda meta' degli anni '80 comprendono anche le difese delle isole, i marginamenti, il recupero morfologico della laguna, l'arresto del degrado ambientale, la difesa dei litorali ed il rinforzo dei moli foranei. L'iter formale del Mose e' iniziato invece nel 1989 con l'esame del progetto preliminare di massima da parte del Comitato Tecnico del Magistrato alle Acque, che ha poi esaminato il progetto di massima (1992) e quello definitivo (2002). La progettazione e' stata approvata (nel 1990, 1994 e 1999) anche dal Consiglio Superiore dei Lavori pubblici, massimo organo tecnico dello Stato. Il progetto e' stato poi sottoposto a procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, e il ministero dell'Ambiente ha nominato anche un apposito collegio di esperti a valenza internazionale, che ha dato parere favorevole (1998). Dopo aver chiuso la procedura di VIA, il 3 aprile 2003, durante il governo Berlusconi, il Comitatone ha deliberato all'unanimita' la costruzione delle opere alle bocche di porto. L'accelerata al Mose la da' lo stesso Berlusconi, con la posa della prima pietra del sistema il 14 maggio 2003, alla bocca di porto del Lido. Il costo stimato in quel momento e' di 4,3 miliardi di euro, mentre la conclusione dei lavori e' prevista nel 2011. Il Comune di Venezia, tuttavia, frena, e chiede al Comitatone di dare risposte concrete su 11 punti, riguardanti interventi sperimentali e contestuali al Mose, come l'accorciamento del molo nord del Lido, la risagomatura delle bocche di porto e la posa di elementi dissipanti la forza delle maree. Con il ritorno di Massimo Cacciari a sindaco della Serenissima, nell'aprile del 2005, i giochi politici sul Mose si riaprono. Il 5 giugno 2006 il Consiglio comunale approva infatti un ordine del giorno che chiede al Governo un"'immediata verifica" degli interventi in corso alle bocche di porto. Cacciari ottiene dalla sua maggioranza il mandato a chiedere un ripensamento sul Mose, convinto che sarebbe meglio sperimentare prima "tre tipologie di interventi reversibili e differenziati nelle bocche di porto". L'ok del Comitatone e' stato infine preceduto, il 10 novembre scorso, dall'approvazione in Consiglio dei Ministri, della relazione sul progetto presentata dal ministro Di Pietro. Nella scheda le caratteristiche del Mose e gli obiettivi che persegue: Le origini La sigla 'Mose' indicava inizialmente soltanto il Modulo Sperimentale Elettromeccanico, progettato dal Consorzio Venezia Nuova per salvare la citta' e la sua laguna dall'acqua alta. Un prototipo, questo, realizzato nel 1988. La struttura Il prototipo del Mose e' costituito da una sorta di grande scafo largo 32 metri e lungo 25, che reca incernierata una paratoia mobile, primo elemento di quella serie di 78 che saranno collocate alle tre bocche di porto lagunari. Il funzionamento La 'porta' contro l'acqua alta e' destinata a rimanere collocata sul fondo in condizioni normali, ma e' sempre pronta ad essere sollevata in caso di necessita', per costituire uno sbarramento invalicabile alla marea. La paratoia, cava all'interno, viene riempita di acqua per appesantirla quando deve essere posata sul fondo e risultare quindi invisibile dalla superficie. All'approssimarsi dell'acqua alta, se la marea supera il metro, la paratoia viene svuotata mediante pompe o con aria compressa e, cosi' alleggerita, si alza fino ad un angolo di 45 gradi. L'aria compressa spinge cosi' l'acqua fuori dal contenitore e la paratoia alle bocche del porto trattiene la marea. Nella versione definitiva, scomparse colonne e passerelle, rimarranno le sole paratoie che, in fila, andranno da un'estremita' all'altra delle bocche portuali e saranno incernierate a una base di calcestruzzo contenente tutti i servizi e le strutture di collegamento. Conca di navigazione Il progetto prevede anche la realizzazione di una conca di navigazione alla bocca di porto di Malamocco, predisposta per accogliere sia le navi sia i rimorchiatori di appoggio e per consentire il transito a navi lunghe fino a 250 metri. I numeri Addetti: oltre mille lavoratori all'anno per 8 anni. Numero delle paratoie: 78. Dimensioni delle paratoie: spessore variabile tra 3,6 metri e 5 metri, lunghezza pure variabile tra 18 e 28 metri, larghezza 20 metri. Dislivello massimo sostenuto tra mare e laguna: 2 metri. Tempo medio di chiusura per un evento: tra 4 e 5 ore. Concessionario per le dighe mobili: Consorzio Venezia Nuova