Il progetto «Nuovi Uffizi» è ormai così antico che per ricercarne il momento germinale bisogna regredire nel tempo fino all'Italia del '45. Fu Carlo Ludovico Ragghianti sottosegretario alla Pubblica istruzione nel governo Farri (un Ragghianti che aveva appena dismesso la giacca di cuoio nero alla Malraux e la mauser di comandante militare del Cln toscano) a immaginare per primo l'estensione del museo a tutto intero il complesso vasariano. Allo scopo di raddoppiare così gli spazi espositivi liberando dai depositi le molte opere meritevoli di essere offerte al pubblico godimento. Da allora non poco è stato fatto. L'edificio mirabile, che Giorgio Vasari costruì «sopra il fiume e quasi in aria» perché ospitasse la burocrazia (gli Uffizi) del granduca, è ora tutto libero. L'Archivio di Stato che l'occupava è stato trasferito altrove in un complesso costruito ex novo. Peccato che ciò abbia comportato la distruzione, a metà degli anni Settanta, della ex G..I..L.., una delle più belle architetture fasciste d'Italia. Distruzione non necessaria, giustificata soltanto io credo da puro odio ideologico. Intanto a "pezzi e bocconi", come si dice a Firenze, andavano avanti i lavori edilizi: con i Fio, con la programmazione ordinaria, con qualche intervento pubblico più energico degli altri. L'ultimo, del valore di 13 miliardi, è stato voluto da Walter Veltroni e inaugurato alla fine del '98, essendo ministro Giovanna Melandri. Negli ultimi anni la direzione del museo e le commissioni ministeriali hanno messo a punto il progetto espositivo mentre il concorso internazionale per la nuova uscita premiava l'idea di Arata Isozaki, con le conseguenti e ben note polemiche. Fin qui, in estrema sintesi, la storia: una storia funestata e complicala, non sarà inutile ricordarlo, da una catastrofica alluvione (1966) e da un attentato terroristico devastante (1993). In fine omnis motus velocior, recita una delle leggi fondamentali della cinetica. Dopo più di mezzo secolo sembra arrivato il momento del "rush" finale. Lo ha assicurato a Firenze, l'8 luglio scorso, il ministro Giuliano Urbani presentando la relazione tecnica di Roberto Cecchi, direttore generale per il settore del patrimonio monumentale. Ora esiste il progetto definitivo (elaborazione esclusiva dei nostri tecnici e dei nostri studiosi e quindi argomento per noi di ben legittimo orgoglio) e ci sono i soldi (circa 87 miliardi di vecchie lire). Date queste premesse è ragionevole credere che l'impegno del ministro gli Uffizi finalmente conclusi e finalmente "nuovi" inaugurati nel 2006, pensilina di Isozaki compresa potrà essere rispettato. Ci sono state in passato false partenze e quindi la cautela è d'obbligo. Questa volta però è intervenuto un fatto nuovo; il supporto del capitale privato. Il gruppo Benetton ha interesse a che i Nuovi Uffizi si facciano e che, soprattutto, il milione e mezzo di visitatori che attraversano ogni anno il museo utilizzino quanto prima l'uscita su piazza Castellani. Questo perché? Perché Benetton ha acquistato l'ex cinema Capitol collocato proprio di fronte alla "nuova" uscita dei "Nuovi" Uffizi, ha ottenuto dal Comune le necessarie autorizzazioni urbanistiche, lo ha attrezzato a centro vendita plurimerce e multipiano e dunque si aspetta grossi affari da un flusso turistico così radicalmente mutato e così, per lui, favorevolmente orientato. Perché ciò accada il più presto possibile la nuova uscita, ovviamente al rustico, senza pensilina di Isozaki, sarà praticabile e funzionante già dalla prossima primavera il privato ha accettato di finanziare la progettazione esecutiva e cantierabile di tutti gli interventi previsti. E' un costo di circa un miliardo e mezzo che avrebbe obbligato la nostra amministrazione a passare sotto le forche caudine delle gare europee, con i pericoli di ritardi e di complicazioni che chi è del mestiere ben conosce. Il pubblico e il privato hanno trovato, nel caso specifico, una ragionevole intesa che lascia intatto il primato tecnico scientifico della nostra amministrazione e non lede (al contrario favorisce) gli interessi dei cittadini. Mi auguro che a questa filosofia si ispirino le Fondazioni se e quando diventeranno è lo scenario politico prefigurato a Firenze da Urbani il motore dei poli museali.
Confermata la pensilina di Isozaki
Il progetto Nuovi Uffizi è stato iniziato nel 1945 da Carlo Ludovico Ragghianti, sottosegretario alla Pubblica istruzione. Il progetto prevedeva l'estensione del museo al complesso vasariano, liberando gli spazi espositivi e trasferendo l'Archivio di Stato. Nel corso degli anni, sono stati effettuati lavori edilizi, ma il progetto è stato anche sottoposto a diverse critiche e distruzioni, come la demolizione della GIL. Nel 1998, il ministro Giovanna Melandri ha inaugurato l'ultimo intervento, con un costo di 13 miliardi. Negli ultimi anni, la direzione del museo e le commissioni ministeriali hanno lavorato per definire il progetto espositivo.
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