Paradossale e grottesco. Gli aggettivi sono del sindaco Leonardo Domenici. Quei quattro alberi della Fortezza (anzi cinque) hanno scatenato un terremoto istituzionale. Non solo la disubbidienza al soprintendente Valentino è finita nelle maglie della giustizia, ma è pure diventata un affare di Stato con il coinvolgimento di quattro ministri. Domenici ne fa un caso emblematico: preme per sollevare un dibattito politico sui conflitti di competenza, chiede una legge apposita per le città metropolitane e nelle more vuole poteri speciali. «Ho agito per un superiore interesse pubblico: quattro alberi contro il più grande evento economico della città. Per la vicenda giudiziaria non ho la minima preoccupazione. Ma questo è un caso di valenza nazionale spiega Domenici : in situazioni come queste un sindaco deve poter prendere iniziative senza incorrere in sanzioni penali o amministrative. Siamo in una fase de iure condendo, si deve decidere chi ha il potere di fare cosa, altrimenti è la paralisi istituzionale». Ha passato la mattina a scrivere quattro lettere: una per il ministro dei beni culturali Giuliano Urbani, che è il «capo» del soprintendente Valentino, le altre per i ministri delle Regioni La Loggia, dell'interno Pisanu e per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Letta. Spiega loro che «si è reso necessario l'abbattimento di quattro alberi per consentire le operazioni di carico e scarico merci in occasione della manifestazione di Pitti Uomo che in caso contrario avrebbe potuto trasferirsi altrove. La Soprintendenza competente si è rifiutata di accettare la soluzione dell'abbattimento degli alberi, nonostante le ripetute e argomentate motivazioni. A questo punto scrive Domenici io ho deciso comunque di procedere, in considerazione di un superiore-interesse pubblico in gioco. II risultato è che ieri mi è arrivato un avviso di garanzia...». A Urbani, in più, il sindaco sottolinea la collaborazione istituzionale nella vicenda del progetto dei Nuovi Uffizi e aggiunge di aver voluto «segnalargli la cosa personalmente nella speranza che si possano evitare nel futuro casi analoghi». Ai cronisti commenta: «La vicenda della Fortezza non dimostra una altrettanto forte volontà di collaborazione». Domenici vuole sollevare un dibattito politico che ponga rimedio «ad assurdi conflitti di competenze», affrontando il tema dei poteri speciali per le città metropolitane. «C'è già una bozza di disegno di legge, occorre un ordinamento ad hoc. Ma in via transitoria c'è bisogno di poteri speciali per i sindaci: dobbiamo far andare avanti i lavori che altrimenti rischiano di restare bloccati sine die. E aggiunge che la vicenda cade «proprio nel momento in cui si dovrebbe lavorare alla realizzazione di un ordinamento di forte impronta autonomistica e federalista, che deve attribuire un ruolo istituzionale determinante alle Città metropolitane e ai Comuni italiani». Non c'erano altre soluzioni per la Fortezza? «Potevamo utilizzare il viale Strozzi, bloccando il traffico per una settimana». A chi gli chiede dei comitati risponde che di loro è stufo: «Si presentino alle elezioni, vediamo quanti voti prendono e poi si discute». Di Valentino invece ricorda la candidatura alle amministrative del 1995: 1800 voti.