Il progetto dell'ultimo lotto di ristrutturazione di Palazzo Reale va nella direzione giusta. Spero adesso che rimettano mano alla sala delle Cariatidi: è la più importante del Palazzo, non può restare ancora con i segni dei bombardamenti di sessant 'anni fa». A chiederlo è Maria Teresa Fiorio, sovrintendente della Pinacoteca di Brera e responsabile, fino allo scorso anno, delle Civiche raccolte d'arte a Palazzo Reale. Maria Teresa Fiorio, qual è il suo giudizio complessivo sui lavori? «Sostanzialmente positivo. Ho sempre creduto nei sistemi, nella coesistenza tra spazi espositivi e musei, credo che Palazzo Reale, quando sarà completato, potrà valorizzare sia l'uno che l'altro. Sfruttando al meglio la sua posizione per attrarre il maggior numero di visitatori». Soddisfatta anche degli spazi dedicati al museo della Reggia? «Più che una questione di spazi, credo sia fondamentale ricreare il più possibile gli arredi originari per dare il giusto rilievo. È la parte che meglio testimonia i nove secoli di storia del Palazzo, anche se dell'epoca viscontea oggi non rimane pressoché nulla». La parte dedicata al museo d'Arte moderna è forse quella che le sta più a cuore. «La proposta di un collegamento con l'Arengario è stata mia È la parte che conosco meglio e credo che nel progetto ci sia anche un tocco di spettacolarità che non guasta mai in una grande opera. Ma bisogna evitare un eccessivo sacrificio degli spazi del museo a beneficio di altre strutture». Si riferisce all'ampliamento delle aree di servizio e delle sale per le conferenze? «Che le aree dedicate all'accoglienza diventino sempre più ampie è una tendenza evidente e, direi, inevitabile. Negli ultimi anni, da un rapporto di uno a nove, si è passati a un rapporto di quattro a nove. Chiedo solo che i servizi siano distribuiti in tutto il Palazzo. L'Arengario è di per sé un'area difficile, non sfruttabile interamente, e bisogna evitare di sprecarlo. Bisogna anzi prevedere spazi di ampliamento del museo, la possibilità di ricevere ulteriori collezioni e la necessaria capienza per i depositi». Rimane la questione irrisolta della sala delle Cariatidi, bombardata durante la Seconda guerra mondiale e mai ristrutturata per scelta, a testimonianza di quegli orrori. «È tempo che ci si occupi anche di questo, che per la verità compete all'Istituto centrale per il restauro. Bisogna operare una scelta, la Sala non può restare in quel modo: è il "salone da ballo" di Palazzo Reale, è ora di intervenire in maniera coerente, anche se c'è chi la vorrebbe lasciare ancora in quelle condizioni». Gli spazi delle grandi mostre avranno comunque il centro della scena. «Le mostre vinceranno sempre sui musei, sia in termini di visite che di rilevanza. Sono l'evento, hanno varietà di proposte, è giusto che siano il cuore dell'attività di Palazzo Reale anche a scapito dei musei». Ritiene che gli spazi espositivi di Palazzo Reale siano all'altezza? «Direi di sì Hanno il dono della flessibilità, possono ospitare mostre di piccole dimensioni, specialmente nella parte che affaccia su piazzetta Reale, e quelle più ampie, come nella zona piermariniana a pianterreno o al Piano Nobile». Si parla di spazio espositivo più importante d'Italia, addirittura di uno dei più importanti d'Europa. Concorda? «Ci andrei piano con le iperboli. Per restare all'Italia, abbiamo molte città con musei e padiglioni altrettanto significativi, a cominciare da Roma. Certo, qui saranno concentrati in un unico sistema e questo da a Palazzo Reale uno spessore di primo livello». I lavori termineranno, se non ci saranno ulteriori intoppi, nel 2006. Vale a dire a trent'anni dal primo progetto per il restauro dell'edificio. Un po' troppi, non le pare? «Indubbiamente, ma dobbiamo considerare i numerosi intoppi. A cominciare dal fatto che il progetto iniziale, che prevedeva il museo d'Arte Moderna al Piano Nobile e non all'Arengario, è stato completamente rivoluzionato. È' cambiato tutto, dall'ubicazione delle cucine all'organizzazione delle mostre e del museo della Reggia. Teniamo conto anche della varietà di giunte, ed indirizzi politici, succedutisi a Palazzo Marino. Soltanto negli ultimi dieci anni abbiamo avuto una relativa stabilità».
Io adesso ristrutturerei anche la sala delle Cariatidi
Maria Teresa Fiorio, sovrintendente della Pinacoteca di Brera e responsabile delle Civiche raccolte d'arte a Palazzo Reale, esprime un giudizio positivo sui lavori di ristrutturazione del Palazzo. Sostiene che il progetto valorizzerà sia l'area espositiva che il museo della Reggia, attrarrendo più visitatori. Fiorio è soddisfatta degli spazi dedicati al museo della Reggia, ma ritiene che la parte più importante sia la creazione di arredi originali per dare rilievo ai nove secoli di storia del Palazzo. Sottolinea l'importanza di evitare un eccessivo sacrificio degli spazi del museo a favore di altre strutture.
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