Li chiamano grandi attrattori. Che non è il massimo dell'eleganza formale ma che dice tutto o quasi in termini di sostanza. Grandi monumenti, capaci di garantire un movimento annuo di centinaia di migliaia di visitatori e alle casse dello Stato un ritorno robusto, prezioso. Caserta e la Reggia, più gettonata in particolari festività {25 aprile, 1 maggio, Ferragosto) degli scavi di Pompei o di altri storici siti culturali nazionali. Caserta e il real sito di San Leucio, oggi soprattutto contenitore di eventi in attesa di una missione specifica (che non potrà non rimandare anche al suo straordinario passato, la lavorazione della seta). Caserta e Casertavecchia, borgo medioevale da rilanciare al di là dell'eccessiva e non proprio elegante e razionale proliferazione di locali e ristoranti (per non parlare di certi maneggi all'aperto che lasciano sconcertati). Ma anche Caserta e una miriade di altri spazi di assoluto interesse storico e artistico, dall'Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere alle chiese aversane, dalla basilica di Sant'Angelo in Formis ai castelli di Francolise o di Vairano. Una città e una provincia immersi fino al collo in una risorsa che finora ha avuto momenti altalenanti di promozione e addirittura di conoscenza. Quasi un patrimonio sommerso, per quanto paradossale può apparire. Per fortuna i tempi cambiano. Merito anche dell'impegno degli enti locali: la Regione ha investito con la Provincia e i Comuni decine di milioni di euro nei Pit (a cominciare da quelli della Grande Reggia e dell'Antica Capua); la II Università attraverso la facoltà di Lettere è in continua «mobilitazione» con iniziative di alto valore scientifico; i privati hanno investito alla grande nelle sale cinematografiche colmando una lacuna enorme sul piano dell'offerta; e anche gli uomini di spettacolo sembrano ora ben disposti ad assecondare questo sforzo. I fondi non saranno gran che ma intanto tenere in vita appuntamenti come il festival delle Leuciane o Settembre al Borgo, riaffermare la presenza di Caserta nei circuiti musicali e teatrali nazionali con stagioni sempre più convincenti a livello di programmazione, e dare spazio alle vivacità giovanili non sono scelte di poco conto. Naturalmente questo percorso è appena all'inizio: se si pensa alle incredibili concomitanze che spesso concentrano in un solo giorno appuntamenti da diluire nel tempo per renderli veramente godibili a tutti, si resta a dir poco amareggiati. Problemi di crescita, forse, a patto che se ne tenga conto: perché se gli operatori turistici e gli agenti di viaggio continuano a non essere informati di ciò che si organizza, come accade tutt'ora, saremo punto e daccapo.