Sos del soprintendente: «Ci tagliano la luce» La luce è rimasta accesa fino a sera anche ieri in Pinacoteca e negli uffici della Soprintendenza per il patrimonio storico-artistico di via Belle Arti. Ma non è detto che ciò accada anche nei prossimi giorni. Del resto la lettera dell'Enel datata 10 novembre parla chiaro: la società preavverte infatti l'utenza delle sue intenzioni di disattivare dal 27 novembre l'erogazione dell'energia elettrica a fronte del mancato pagamento delle utenze di quasi due anni, il 2006 e metà del 2004, per un totale scoperto di 277.135,87 euro. Il soprintendente incaricato negli ultimi due anni e mezzo, Franco Faranda, non è stato con le mani in mano avvisando il mittente dell'ingiunzione che il debito non può essere saldato per mancanza di adeguata copertura economica delle spese di funzionamento degli uffici (oltre alla Pinacoteca, Palazzo Pepoli Campogrande in via Castiglione, la Pinacoteca di Ferrara e Palazzo Milzetti a Faenza), ma avvertendo altresì il prefetto che, in caso di sospensione della fornitura, si potrebbe configurare l'interruzione di pubblico servizio. E forse proprio la speciale collocazione dei contatori ha impedito che ieri venissero disattivati gli interruttori e spento, di conseguenza, anche l'impianto di climatizzazione che mantiene la temperatura ideale negli ambienti espositivi (3.000 metri quadri) garantendo una corretta conservazione dei dipinti in dotazione. «D'altronde se li si lascia alla mercé delle stagioni li ritroviamo tutti screpolati, col colore fissurato e il risparmio energetico si traduce poi in una maggiore spesa di conservazione e restauro», spiega Faranda. LA COPERTA, del resto, è comunque corta visto che nel breve giro di un quinquennio i fondi statali trasferiti per il funzionamento sono calati di 500.000 euro passando dai 550.000 a budget nel 2001 agli attuali 53.000. «Considerando che il conto è sempre più salato a causa dell'aumento del costo del petrolio e da parte nostra non possiamo comprimere ulteriormente le spese, è abbastanza chiaro che ci troviamo in un mare di guai», non nasconde la sua preoccupazione Faranda, che si trova peraltro alle prese anche con altri debiti milionari relativi, per esempio, al gas, sulla cui riscossione però Hera non ha fatto ancora valere i suoi diritti. E la speranza è che non si decida a passare anch'essa all'incasso. LA DOTAZIONE finanziaria annua basta a malapena a mantenere in funzione computer e stampanti. «E non è nemmeno un capitolo di spesa per il quale appellarmi a sponsor come succede per i restauri o le mostre osserva Faranda . Perché una cosa è la tutela del patrimonio e un'altra gli impegni correnti». Ai quali, teoricamente, dovrebbe far fronte lo Stato. «E invece le politiche degli ultimi cinque anni hanno puntato alla distruzione del sistema. Qui non si tratta di razionalizzare ma di tagliare selvaggiamente facendo accumulare debiti che in Finanziaria non risultano ma nei nostri bilanci sì». A fronte di una realtà contabile sprofondata nel 'rosso cronico', che fare? Chiudere forse la Pinacoteca o dismetterne l'impianto di climatizzazione? «Nessuno mi ha autorizzato ad alcuna di queste azioni. E io resto in attesa. Di una proroga o, preferibilmente, di un'inversione di tendenza». Che però Faranda ammette di non avere ancora notato.