BOLOGNA Una Madonna bambina dolcissima e piena di sensualità, una firma stilistica che Annibale Carracci in parte abbandonerà quando,, trasferito a Roma, approderà al Classicismo. Un dipinto di cui nei secoli più volte si erano perse e ritrovate le tracce, ma tutti ritenuto un capolavoro. Questa è la «Madonna Montalto» del più illustre dei due fratelli pittori, che ieri mattina è stato battuto all'asta londinese di Sotheby's. Se l'è aggiudicato, per una cifra che sfiora i 2 miliardi e trecento milioni di vecchie lire, l'assessore alla cultura del Comune di Bologna Marina Deserti, facoltosa imprenditrice e collezionista di opere d'arte, che l'ha acquistato per conto di un privato anonimo disposto ad integrare il fondo previsto dalla giunta comunale per le acquisizioni di opere d'arte. Ma il piccolo olio su rame, che deve il suo nome, Montalto, al vescovo-mecenate che lo commissionò a Carracci, non resterà affisso alla parete del salotto di un collezionista, visibile solo da pochi eletti. La Madonna, probabilmente fra tre mesi e fatto salvo il diritto di prelazione che la legge garantisce ai musei inglesi, entrerà a far parte delle Collezioni comunali d'Arte e chiunque lo potrà ammirare al secondo piano di palazzo d'Accursio, sede del Comune. Per il momento, la cifra necessaria per l'acquisto del dipinto è stata interamente anticipata dall'anonimo che precisa l'assessore Deserti potrebbe però diventarne 'comproprietario' con il Comune che, a questo acquisto, potrebbe destinare i 200 mila euro che già ha a disposizione, eventualmente incrementati dalla recente liquidità derivata dalla quotazione in borsa di Hera. Hera è l'azienda che gestisce i servizi ambientali del capoluogo e di altre città della regione, protagonista di recente di un vero e proprio boom borsistico. Ovviamente, l'iter burocratico-amministrativo che porterà a questa 'comproprietà' è tutt'altro che semplice, anche se dalla città che a Carracci ha dato natali e fama il consenso è unanime. Tra l'altro, la settimana scorsa è stato proprio il Resto del Carlino, giornale del nostro gruppo editoriale, a dare la notizia della messa all'asta della Madonna e a sollecitare imprenditori privati, istituzioni e fondazioni bancarie a farsi avanti. Un'idea che si è rivelata un successo. Il dipinto (35 per 27,5 centi-metri) è contemporaneo della «Madonna col bambino e San Giovanni Battista» conservata agli Uffizi di Firenze e rappresenta il giro di boa del percorso pittorico di Annibale che, trasferendosi da Bologna a Roma proprio in quegli anni, abbandona la fisicità emiliana ispirata dal Correggio. Alla fine del '600 l'ultima discendente della famiglia Salvati-Montalto, alla quale l'opera era appartenuta, sposò un Colonna e, attraverso una serie di eredità che videro coinvolte tutte le grandi famiglie nobili dell'Italia dell'epoca, passò di mano in mano fino a quando, alla fine del '700, fu acquistata da sir Archibald Campbell, un ricco collezionista in Italia per il Grand Tour, che se la portò a Garscube House, la sua 'manor' scozzese. Nel 1947, la residenza distrutta dalla guerra fu acquistata dalla Glasgow University e tutto quello che conteneva fu più o meno disperso. La «Madonna Montalto», impreziosita da una ricca cornice ottocentesca, apparve in un'asta a Londra l'anno successivo e fu acquistata da un anonimo. Il dipinto era giustamente attribuito ad Annibale Carracci, ma non era stato riconosciuto come la «Madonna Montalto», quel dipinto talmente famoso che una sua copia è conservata all'Ermitage di San Pietroburgo. Sul finire degli anni Novanta l'ultimo proprietario, un lord inglese che l'aveva ricevuta in eredità da un amico, decise di venderla e si rivolse a Sotheby's, senza sapere di avere in casa un capolavoro.