Difendere ambiente e paesaggio non significa dire solo no Fattori di degrado, vincoli paesaggistici, la burocrazia che da sempre rende il lavoro della Sovrintendenza difficile ed annoso, sono solo alcune delle tematiche del libro "I Beni Culturali: testimonianza materiale di civiltà" scritto da Roberto Cecchi, direttore generale per i beni culturali e paesaggistici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, presentato a Padova. Un dibattito che ha sviscerato i problemi che da sempre toccano un Paese come l'Italia, fatto di storia ed arte, dove oltre il 50 del territorio è riconosciuto «bellezza naturale». «Un concetto importante e spesso poco chiaro è che la difesa del paesaggio non è difesa dell'ambiente bensì di natura e storia - ha spiegato Cecchi - Il compito della Sovrintendenza e del Ministero è di contemperare esigenze di recupero e sviluppo, perché la tutela non è l'immobilità del territorio. Accanto a edifici e monumenti di rilevanza storica possono sorgere nuove strutture che si adattino al contesto, che vengano studiate seguendo delle regole. Il punto che spesso non è chiaro è che la tutela non deve fermarsi al monumento, ma va oltre e tocca la testimonianza storica, il contesto fatto da milioni di pezzi ed oggetti». Un libro da leggere tutto d'un fiato anche dai non addetti ai lavori e che stupisce per come il direttore dei beni culturali e paesaggistici sottolinei i limiti e le problematiche legate alla burocrazia, che incatena il lavoro di Sovrintendenza ed il Ministero dei beni culturali, che si trova ad operare con poco personale ed un esiguo budget, basti pensare che le risorse per i beni culturali rappresentano lo 0,21 circa del bilancio statale, contro l'un e più per cento degli altri paesi europei. «Bisogna iniziare a dire le cose come stanno e l'eccesso di burocrazia è una di queste - risponde il professor Cecchi ad una domanda del direttore del Mattino Omar Monestier, tra gli invitati alla tavola rotonda - Al Ministero arrivano 300.000 provvedimenti l'anno, già finiti. Ciò significa che sono già fatti studi e discussione e l'unica cosa che il Ministero può fare è dire se questi sono compatibili o meno con i piani urbanistici. Non possiamo dire se un progetto è bello o brutto, non possiamo dare un giudizio tecnico. Se i Beni culturali potessero avere la legittimità si eliminerebbe questo lungo iter burocratico dei progetti». Per eliminare i lunghi tempi della Sovrintendenza il presidente dell'ordine degli Architetti e Paesaggistici della Provincia di Padova Giuseppe Cappochin propone un master studiato ad hoc per creare delle figure professionali specializzate: «Un corso condotto dalla Sovrintendenza che crei delle forti basi - ha spiegato - questi professionisti potrebbero accorciare di molto i tempi di lavoro». Presenti al dibattito il direttore dei Musei Civici di Padova Davide Banzato, il direttore regionale per i Beni culturali e Paesaggistici del Veneto Pasquale Bruno Malara, l'editore del libro Armando Verdiglione.