«In polvere i mosaici millenari » Quattrocento metri quadrati di pavimentazione minacciati dall'umidità e dall'abbandono L'UMIDITÀ e l'abbandono regnano nella splendida chiesa secentesca di San Cesareo in Palatio, causando l'irreversibile danneggiamento di un mosaico monocromo del II secolo d.C. che si trova nel sottosuolo della navata ed appartenente ad una villa romana. La stessa umidità, salendo alla sovrastante chiesa, provoca gravi danni anche al ciclo pittorico manierista risalente alla fine del XVI secolo.. La Chiesa si trova a due passi dalle Terme di Caracalla, all'inizio della Via Appia, in via Porta San Sebastiano esattamente. Il patrimonio artistico è unico: 400 metri quadrati di mosaico, mai vista una testimonianza musiva così grande in un unico ambiente, destinata presto a scomparire se non ci saranno rimedi validi a porre fine al danneggiamenti in corso dovuto a una sorgente che sgorga sotto i mosaici che costituiscono il pavimento della cripta della chiesa. Molto probabilmente San Cesareo è stata costruita sopra i resti di un edificio privato ed esattamente sull'area destinata a uso termale. Il pavimento risale all'epoca degli Antonini ed è diviso in due parti; nella prima aula sono visibili i resti di un carro preceduto da un amorino e trainato da cavalli marini mentre Nettuno è attorniato da un gruppo di nereidi nude; alcune di esse ballano intorno al re degli abissi mentre altre galoppano su cavalli, daini e mostri marini. Nella seconda aula un tritone corre incontro a una nereide aggredita da mosti marini. «Un sito interessante» è la definizione data dalla dottoressa Paola Di Manzano, responsabile della struttura per la Soprintendenza archeologica romana, e la condizione in cui versa la chiesa viene dalla stessa definita «una situazione insostenibile». Il pavimento della cripta, dice l'archeologa, è soggetto a un progressivo sprofondamento dovuto all'azione delle acque sotterranee. «Giusto un anno fa - afferma la Di Manzano - mi sono incontrata sul posto con l'architetto Sergio Arzavino del Beni architettonici per constatare lo stato della struttura e valutare l'eventuale e inevitabile intervento. Purtroppo il finanziamento richiesto non è arrivato e sono anni oramai che chiedo al Ministero di porre fine al degrado della chiesa. Sono sconfortata. Non ci sono i soldi e non entro nel merito della classificazione delle urgenze da parte dei Beni Culturali. Il primo intervento da fare è il distacco del mosaico: e solo per questa operazione diversi anni fa ci vennero chiesti 200 mila euro. E poi, per completare l'intervento c'è molto altro da fare. Resta da dire che non facilita l'opera di restauro il fatto che sulla chiesa, in base alle specifiche competenze, siano interessate più soprintendenze». La chiesa di San Cesareo, diacono di origine africana martirizzato a Terracina sotto Traiano, risale al secolo VIII. Fu ampliata nel secolo XII e nel 1603 venne completamente restaurata da papa Clemente VIII, Ippollto Aldrobrandini, e così ci appare oggi. Del primo periodo, 1180 d.C, restano le opere cosmatesche che decorano gli altari, l'ambone, le transenne e la cattedra vescovile. Del secondo periodo resta il mirabile ciclo di affreschi realizzato dal Cavalier d'Arpino, che raccontano la vita di San Cesareo e Sant'IppoIito. Affreschi anch'essi minacciati dall'umidità. In epoca recente la chiesa fu data in Titolò all'arcivescovo di Cracovia Karol Wojtyla che ne prese possesso il 18 aprile del 1968.
ROMA: Chiesa di San Cesareo. L'umidità uccide i mosaici
La chiesa di San Cesareo in Palatio, a Roma, è stata colpita da danni irreversibili a causa dell'umidità e dell'abbandono. Il mosaico monocromo del II secolo d.C. che si trova nel sottosuolo della navata è stato danneggiato, mentre il ciclo pittorico manierista del XVI secolo è stato gravemente danneggiato dalla stessa umidità. Il pavimento della cripta è soggetto a un progressivo sprofondamento dovuto all'azione delle acque sotterranee. La chiesa, che risale al secolo VIII, fu ampliata nel secolo XII e restaurata nel 1603.
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