L'idea nata nel 2002 da un gruppo di studenti dell'università della Tuscia: convenzioni con i Comuni, ricerca scientifica e attività con le scuole Museo offresi, chiavi in mano. Un po' di fantasia, e quattro studenti dell'università della Tuscia, nel 2002, hanno dato vita a una cooperativa di servizi per i beni culturali, «II Betilo», che vanta diverse convenzioni e opera in vari Comuni del Lazio. A lavorarci oggi sono rimasti in tre: Tiziano Cinti, Mauro Lo Castro e Mario Ceccaroni, tutti tra i 28 e i 30 anni. «Abbiamo cominciato a muoverci prima ancora di laurearci», dice Marco Lo Castro «per entrare subito nel mercato, difficilissimo, del lavoro. Avevamo solo due strade davanti: o quella accademica, all'interno dell'università, che ci avrebbe posti in competizione l'uno con l'altro; o la carriera statale, quasi impossibile vista la rarità con cui vengono banditi i concorsi. Abbiamo deciso di collocarci fuori da questi grandi enti. E ora possiamo dirci soddisfatti». Snocciola con orgoglio dati e referenze. «Il Betilo» oggi ha la direzione scientifica dell'Antiquarium comunale - Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano, dell' area della Rocca Colonna e delle Mura Poligonali presso il Comune di Castel San Pietro Romano. Si occupa dei lavori che porteranno all'inaugurazione del primo Museo territoriale dell'Acquedotto Romano per conto del Comune di San Gregorio da Sassola. Da un mese è il referente esclusivo per i progetti di sviluppo culturale per l'Unione dei Comuni della Valle del Giovenzano. Lavora alla Carta archeologica provinciale, è convenzionata con l'università di Siena ed è tra i fornitori ufficiali della Regione Lazio. In rappresentanza di vari Comuni la cooperativa è stata presente tra gli stand della Borsa mediterranea del turismo archeologico che si è appena conclusa a Paestum, «perché», spiega Lo Castro, «noi ci occupiamo anche della comunicazione oltre che dell'aspetto scientifico»; E la Borsa è una delle occasioni più remunerative, sul piano pubblicitario, di chi opera, non solo in Italia, nel campo dell'archeologia. Come funziona «II Betilo»? Come un vero e proprio «service» applicato ai beni culturali. «Aiutiamo, ad esempio, i Comuni che vogliono creare un loro museo. Studiamo il territorio» spiega Lo Castro, «i beni esistenti - storici, architettotici, ambientali - per trovare ciò che merita di essere valorizzato. A questo punto, prepariamo un progetto che viene sottoposto agli organismi interessati, procuriamo i reperti chiedendoli, se necessario, alle varie sovrintendenze e mettiamo su il museo, del quale manteniamo la direzione scientifica. Spetta al Comune, naturalmente, provvedere alla gestione vera e propria (custodi, eccetera) della struttura». Un service a disposizione di associazioni, società, biblioteche e fondazioni, che lavora anche con le scuole, organizza visite guidate. «Abbiamo già portato settecento alunni nei siti archeologici, facendoli partecipare agli scavi». Ieri, nel teatro comunale di Colleferro si è tenuta l'annuale conferenza sugli obiettivi raggiunti e il programma futuro della cooperativa che ha sede a San Vito Romano. «Vogliamo sviluppare la nostra attività anche nel campo della comunicazione», dice Lo Castro, «per questo siamo andati a Paestum», dove Roma ha partecipato al dibattito sullo sviluppo dei Beni culturali, con la presenza di docenti universitari e responsabili delle soprintendenze e con la comunità montana dei Castelli romani.
Museo chiavi in mano. Tre archeologi creano un service: dagli scavi alle vetrine
Un gruppo di studenti dell'università della Tuscia ha fondato nel 2002 una cooperativa di servizi per i beni culturali, II Betilo. La cooperativa, che oggi ha tre membri tra i 28 e i 30 anni, opera in vari Comuni del Lazio e ha convenzioni con i Comuni e le università. Il Betilo si occupa di progetti di sviluppo culturale, di ricerca scientifica e di attività con le scuole. La cooperativa ha dato vita a diversi progetti, tra cui la creazione di un museo territoriale dell'Acquedotto Romano e la realizzazione di una carta archeologica provinciale.
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