L'arte contemporanea, considerata in Italia fino ad ora come una "cenerentola" dalle istituzioni statali, al contrario di quella "antica" tutelata con più cura, vive oggi un momento di affermazione. Ieri, al MA-XXI di Roma (Museo delle Arti del XXI Secolo), il ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Giuliano Urbani, ha presentato il Patto per l'Arte Contemporanea, che definisce un importante accordo siglato tra Ministero, Regioni, Province, Province autonome, Comuni e Comunità montane, promosso dalla Dare (Direzione Generale per l'Architettura e l'Arte Contemporanee) per individuare e sostenere una rete di centri per la promozione e lo sviluppo dell'arte contemporanea sul territorio nazionale. «Il Patto - ha dichiarato Urbani - è stato reso possibile dal Piano per l'Arte Contemporanea, che prevede ogni anno lo stanziamento di cinque milioni di euro da parte del Ministero per l'acquisizione di opere di artisti contemporanei». Inoltre, Urbani ha annunciato che il ministro dell'Economia Tremonti ha approvato il finanziamento per l'anno in corso. Così, il Ministero, tramite il Patto, intende collaborare con gli Enti locali, concordando le rispettive acquisizioni. In questo modo lo Stato rivolge un invito a tutte le Amministrazioni del Paese ad investire nell'arte contemporanea, cercando di sviluppare un mercato che finora ha dovuto far conto solo sulle proprie forze, incoraggiando gli artisti più promettenti. Il ministro Urbani ha voluto ricordare anche i recenti contatti con il nuovo museo Dia Beacon, appena fuori New York, avvenuti in occasione dell'ultima visita negli Stati Uniti: «L'obiettivo - ha dichiarato Urbani - è la costituzione di una rete di relazioni internazionali utile in primo luogo al MAXXI e in seconda battuta a tutto il sistema dell'arte contemporanea in Italia. Pensiamo, in particolare, alla reciproca concessione di spazi per mostre ed iniziative che promuovano i protagonisti delle nuove forme di espressione artistica nei diversi paesi. Il MAXXI sarà quindi gemellato con il centro Georges Pompidou di Parigi, il Museum of Contemporary Art di Chicago ed il Shanghai Art Museum». Oggi il ministero dei Beni e delle Attività culturali vive un momento di importante passaggio istituzionale con due novità normative che saranno finalizzate a breve: il nuovo Codice dei Beni culturali e la nuova riforma del Ministero. Il ministro ha affermato che le innovazioni saranno rivolte soprattutto al recupero della tutela dei beni paesaggistici, individuando nel paesaggio "il grande sacrificato dei nostri tempi". Il nuovo Codice, che comunque manterrà l'impianto del 1939 (legge Bottai), affermerà un'attenzione "rigorosa" per la tutela del paesaggio, e la Dare allargherà le sue competenze ai beni paesaggistici. Con la riforma, in tempo breve - circa due anni, ha affermato il ministro - verranno aboliti i "poli museali", sostituiti da "fondazioni museali". La fondazione diventerà lo strumento per consentire la partecipazione di privati, come ad esempio per le fondazioni bancarie. Le nuove fondazioni museali verranno presiedute da un funzionario del ministero dei Beni e delle Attività culturali e a presiedere il comitato scientifico ci sarà la figura del Soprintendente, come garante della gestione organizzativa specifica.
Arte contemporanea non più Cenerentola
Il ministro dei Beni e delle Attività culturali, Giuliano Urbani, ha presentato il Patto per l'Arte Contemporanea, un accordo tra Ministero, Regioni, Province, Province autonome, Comuni e Comunità montane per individuare e sostenere una rete di centri per la promozione e lo sviluppo dell'arte contemporanea sul territorio nazionale. Il Patto prevede l'acquisizione di opere di artisti contemporanei con un budget di cinque milioni di euro all'anno. Il Ministero ha anche annunciato il finanziamento per l'anno in corso e ha voluto ricordare i contatti con il nuovo museo Dia Beacon a New York.
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