E un autunno caldo per l'arte in Italia, e non solo per il clima anomalo. C'era temperatura alta persino a Torino durante la tredicesima edizione di «Artissima», la fiera d'arte più internazionale e più di avanguardia d'Italia. Ma era anche calore di polemica. Intendiamoci: la rassegna al Lingotto è andata bene, anzi benissimo: 37mila visitatori in tre giorni, gran volume di affari per le 172 gallerie partecipanti, di cui la metà provenienti da 19 paesi esteri (dalla Puglia: il pool Bari - Roma delle «Bonomo»), calata di ospiti eccellenti, parata di mostre speciali, incontri, eventi. È la conferma di un trend del mercato mondiale: le aste da «Sotheby» e da «Christie's» continuano a macinare record di quotazioni. Per dire: il mese scorso una piccola opera poco conosciuta di Pino Pascali, Testa di drago (una delle sue «finte sculture» in tela bianca centinata) è stata battuta a Londra per 542mila euro. Sempre a Londra, a «Frieze» - fiera molto trendy - le gallerie «hanno venduto da pazzi». Ma proprio da questo rilancio di attenzione per l'arte contemporanea ha o-rigine il caso scoppiato a Torino. È trapelata la notizia che nel 2007, in aprile, un'altra fiera internazionale nascerà a Roma. E sarà gestita dalla stessa organizzazione di «Artissima», diretta da Roberto Casiraghi, che a Bari gestì «Expoarte» fra il 1993 e il 1997). Di qui le accuse - sulla stampa locale - di «tradimento» o di doppiogiochismo. Ma, soprattutto, l'apertura di un ennesimo fronte di fuoco tra Nord e «Roma ladrona». Sotto tiro è di nuovo Veltroni. Dopo la polemica per la Festa del Cinema sospettata di tentato scippo a Venezia, il sindaco di Roma è accusato ora di voler fare un'altra operazione di grandeur culturale: sfruttare il successo della fiera torinese per spostare sulla Capitale i riflettori della scena dell'arte. La nuova rassegna pare si chiamerà proprio «ROMA», acronimo di «the Road Of conteMporary Art», e dovrebbe svolgersi in luoghi prestigiosi, come i Mercati di Traiano, le Terme di Diocleziano. Chiaro anche l'obiettivo: sfruttare il richiamo autorevole della Città Eterna per portare una buona volta in Italia non le giovani e piccole gallerie di avanguardia, ma quelle che contano nel mondo, come le americane «Gagosian», «White Cube», «Zwirner»... Operazione che in Europa riesce solo a Basilea, e ora un po' - per consanguineità anglosassone - a «Frieze». Casiraghi non nega che il cuore del problema stia qui. Ma proprio per questo - giura -Roma sarà cosa diversa da Torino, con altra formula e altri interlocutori. Fra l'altro, non è nemmeno detto che dietro alla operazione ci sia proprio Veltroni: l'iniziativa sarebbe invece sponsorizzata dalla Regione Lazio, addirittura da Rutelli come ministro dei Beni Culturali. E rientrerebbe nel grande progetto generale che prevede la ripresa dei lavori per il MAXXI, il Museo statale di arte contemporanea del XXI secolo progettato da Zaha Hadid - e l'ampliamento in corso del MACRO, il Museo Comunale diretto da Danilo Eccher. Anche su questo versante si apre una interessante, comunque positiva, competizione con Torino. Intorno al momento di «Artissima», si è coagulata nel capoluogo piemontese una politica di interventi per l'arte contemporanea senza eguali in Italia. La Regione Piemonte, la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, la Fondazione Torino Musei, da diversi anni investono cifre notevoli per acquisire opere di arte contemporanea per la Galleria comunale di arte moderna (GAM) e il Castello di Rivoli. Solo per l'edizione 2006 sono state acquistate in fiera opere per un milione e 650mila euro. Altre opere sono state acquistate da UniCredit. E poi c'è il premio «Present Future» per giovani artisti sponsorizzato da Illy (quest'anno all'artista spagnolo Sergio Prego). Eccetera. Insomma un imponente concerto di iniziative pubbliche e private, che conduce ad esiti talvolta paradossali. È il caso di una sorprendente, strepitosa mostra («Museo Museo Museo») che si è aperta nei giorni di «Artissima» e sarà visitabile sino al 7 gennaio. Si tiene sotto le suggestive arcate del Palazzo delle Esposizioni genialmente progettato da Pier Luigi Nervi. Vi sono presentate 250 opere acquisite nel corso degli ultimi otto anni dalla GAM diretta da Pier Giovanni Castagnoli. Vi figurano i maggiori rappresentanti dell'arte italiana dell'ultimo mezzo secolo, da Fontana Burri Schifano ai nostri giorni, spesso con spettacolari installazioni (come II fiume appare di Mario Merz che si stende per 20 metri, i possenti acciai del grottagliese Pino Spagnulo) e diversi stranieri, da Yves Klein a Chen Zen. Ora, il paradosso sta nel fatto che quasi tutte queste opere non sono esposte nella GAM per mancanza di spazi. A mostra finita, torneranno nei depositi: in attesa d'una nuova grande sede per la Galleria Comunale, in altri spazi di archeologia industriale. Verrebbe da dire: troppa grazia. Ma sarebbe il solito cattivo pensiero finale, la solita impotente invidia di meridionale frustrato.