Milano. La Triennale, lo spazio del design milanese, esce dal centro della città e punta alla periferica Bovisa. Lo fa in grande stile e con un'inclinazione più spiccata verso le attività artistiche contemporanee. Assume la gestione, per circa tre anni, delle attività di "Triennale Bovisa". Il progetto del nuovo spazio ha la direzione artistica dell'architetto Pierluigi Cerri e, la supervisione del presidente della Triennale, Davide Rampello, che dichiara fiero. Rampello, nei giorni scorsi è stato inaugurato lo spazio Triennale Bovisa può descrivercelo? «Si tratta di una struttura di 2600 metri quadrati, a due passi dalla stazione di Villapizzone, che accoglierà mostre ed esposizioni temporanee aperte tutti i giorni fino a mezzanotte, un caffé ristorante e un ampio spazio all'aperto per performance artistiche ed eventi. In più ci sarà un bookshop, l'Art Book Bovisa, che offrirà al pubblico una panoramica di volumi dedicati alla grafica, all'arte contemporanea e ai libri rari». L'occupazione dello spazio in Bovisa durerà tre anni. Un episodio isolato o l'inizio di un progetto più ampio che coinvolge le periferie? «La progettualità sta nell'aver deciso di aprire un luogo così sofisticato in una zona come Bovisa. Se è vero che sarà il luogo della contemporaneità lo sarà nelle strategie e nell'essere un perfetto esempio d'interazione tra pubblico e privato». «Non esiste attualmente all'estero uno spazio che offre quotidianamente tante possibilità ai cittadini. Per la prima volta l'Italia sarà d'esempio agli altri». Si sente sempre più parlare di arte, sarà perché questo settore ha abbandonato un certo snobismo di nicchia ed ha iniziato a comunicare con la gente comune? «Per riuscire a comunicare l'arte non è sufficiente fare bei musei. Quelli già ci sono, ci vuole di più. Servono luoghi in cui la cultura artistica può essere offerta dalla mattina sino a tarda notte, dei luoghi in grado di gratificare il visitatore accogliendolo in ogni momento. Bisogna creare un nuovo punto d'incontro peri cittadini che decidono di vivere bene il loro tempo libero». E per farla conoscere ai giovanissimi? «L'apertura di Triennale Bovisa, per esempio, è stata preceduta da un'operazione di "comunicazione urbana" che ha reso lo spazio aperto all'espressività dei ragazzi con le performance di oltre 100 writers, i graffitari, che hanno decorato 6 chilometri di muri». Si comincia con una mostra di Hans Hartung e poi? «Avremo una grande esposizione sull'arte contemporanea dal titolo Timerzero 1 e poi 2 e 3. L'idea nasce dal confronto dell'artista con se stesso, la società e l'ambiente». Nella sede storica della Triennale sono iniziati i lavori per il Museo del design, anticipazioni? «Una sola: tra un anno esatto ci sarà l'inaugurazione». In questi giorni si apre anche uno spazio permanente della Triennale a Tokio, con una mostra sui maestri del design e una su Ettore Sottsass, in un quartiere costruito su modello italiano. Come è nata l'idea di esserci in modo permanente? «E' necessario che nelle grandi città del mondo come Tokio, New York e Londra l'Italia sia sempre presente. Non è più sufficiente la settimana del design italiano o del made in Italy, in queste aree il territorio va costantemente presidiato». Ristoranti ed esposizioni ma anche una libreria con libri rari e di grafica.
La Triennale va in periferia alla Bovisa tra mostre e caffè
La Triennale, uno spazio del design milanese, sta trasferendosi in una zona periferica di Bovisa. Il nuovo spazio, gestito per tre anni, sarà dedicato alle attività artistiche contemporanee. La struttura, di 2600 metri quadrati, sarà aperta tutti i giorni fino a mezzanotte e ospiterà mostre, performance artistiche e eventi. Ci sarà anche un bookshop e un caffè ristorante. L'occupazione dello spazio in Bovisa è stata decisa per aprire un luogo sofisticato in una zona come Bovisa. La Triennale sarà il primo spazio in Italia a offrire quotidianamente tante possibilità ai cittadini.
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