Una messa a punto sia del suo meccanismo sia della Torre che lo ospita, e l'Orologio dei due Mori è tornato al suo posto dopo dieci anni di lontananza. Per 507 anni ha segnato il tempo dei veneziani: di quelli che lo vedevano naso in su da piazza San Marco o dalle Mercerie, di quelli che lo scrutavano dalle acque della laguna. E dal 6 novembre le prenotazioni dei veneziani di oggi per ammirare i suoi macchinari in movimento hanno fatto il tutto esaurito fino a Natale. L'ultimo restauro Dalla sua nascita, avvenuta il 1 febbraio 1499, l'Orologio è sempre stato oggetto di continui ritocchi, regolazioni e anche restauri. Nel 1752 il meccanismo venne completamente modificato da Bartolomeo Ferracina. Nel 1857 una nuova revisione fu affidata a Luigi De Lucia. L'ultimo restauro viene deciso dal Comune di Venezia nel 1996, in concomitanza con la necessità di rivedere l'assetto della Torre. La direzione dell'operazione è affidata a Giandomenico Romanelli, direttore dei Civici musei veneziani, la realizzazione ad Alberto Gorla con la consulenza scientifica e storica di Giuseppe Brusa. Nel 1997 pronto il progetto e i lavori completamente sponsorizzati dalla Piaget con 500 milioni di lire terminano a fine 1998, giusto in tempo per presentare al pubblico l'Orologio in tutto il suo nuovo splendore il 1 febbraio 1999: esattamente 500 anni dopo la sua inaugurazione. «L'Orologio racconta Romanelli è rimasto in mostra a Palazzo Ducale fino a che non è stato smontato e collocato sulla Torre il 27maggio scorso. Dieci anni di attesa, dovuti ai ritardi dell'inizio dei lavori di ripristino della Torre (per cui sono stati spesi 1,6 milioni di euro, ndr) a causa dei disaccordi tra alcuni condomini delle ali laterali e l'amministrazione comunale». Il meccanismo dell'Orologio è ancora a pesi, ma dopo il restauro la ricarica da manuale è diventata elettrica. Ciò ha comportato le inevitabili dimissioni dell'ultimo esperto orologiaio a cui era affidata la cura, il cosiddetto "temperatore', che nella Torre aveva anche diritto a un alloggio. Il primo fu Gian Carlo Raimeri di Reggio Emilia a culla Serenissima aveva commissionato la costruzione dell'Orologio nel 1493, l'ultimo Alberto Peratoner, la cui famiglia si era occupata del meccanismo fin dal 1916. Le parti dell'Orologio I quadranti dell'Orologio, rimesso a nuovo e ripulito in tutte le sue parti, sono due, uno sul lato di piazza San Marco, l'altro sul lato delle Mercerie, la zona dei negozi. Il primo ha un cerchio fisso marmoreo dove sono segnate le ore e una parte mobile composta da un anello maggiore con i segni zodiacali e un disco interno che indica la terra e le fasi lunari. Nella versione originale di fine Quattrocento si poteva ammirare anche la rotazione dei pianeti disposti secondo il sistema tolemaico. Il quadrante verso le Mercerie indica solo le ore: al suo centro un leone di San Marco in rame. Sopra il quadrante di piazza San Marco,una loggia con la statua della Madonna con il bambino. A lato della statua, due porte che si aprono per far sfilare le statuette dei tre re Magi preceduti dall'angelo con la tromba. «Un tempo i re Magi spiega Romanelli sfilavano tutti i giorni, dopo il restauro di Terracina solo due volte l'anno. A metà Ottocento, De Lucia inserì, proprio ai lati della Madonna, due tamburi rotanti con l'indicazione dell'ora e dei minuti per permettere una lettura più immediata del tempo. I numeri venivano illuminati dall'interno con lampade a gas per essere visti anche con il buio. Questo meccanismo era incompatibile con quello della sfilata, che così si interruppe. Oggi i re Magi possono essere visti due volte l'anno, all'Ascensione e all'Epifania: occasioni in cui i due tamburi vengono smontati». I due Mori Infine, in cima alla Torre, sulla terrazza, troneggia la campana suonata dal martello dei due Mori: quello di destra suona alcuni minuti prima dell'ora, l'altro ribatte un paio di minuti dopo. «Abbiamo riattivato racconta Romanelli anche il carillon che, prima dei Mori, batte attraverso due martelli supplementari i 132 rintocchi prima di mezzogiorno e di mezzanotte, che sono la somma dei rintocchi battuti dai due Mori nelle due ore precedenti. Riguardo alle due statue, conclude, «sono automi diventati neri per l'ossidazione del bronzo che i veneziani hanno identificato in Mori. In realtà credo rappresentino Caino e Abele. Per indicare così l'inizio del tempo». www.museiciviciveneziani.it
Torna l'ora dei veneziani
L'Orologio dei due Mori è stato restaurato e riattivato dopo dieci anni di lontananza. Il meccanismo dell'Orologio è stato migliorato e la Torre è stata restaurata. L'Orologio è stato riattivato il 27 maggio scorso e le prenotazioni sono state esaurite fino a Natale. Il meccanismo dell'Orologio è ancora a pesi, ma la ricarica è diventata elettrica. L'ultimo restauro è stato deciso dal Comune di Venezia nel 1996 e ha richiesto 500 milioni di lire. Il progetto è stato realizzato da Alberto Gorla con la consulenza scientifica e storica di Giuseppe Brusa.
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