I musei della Resistenza trasmettono una ricchezza umana e culturale che va oltre la visita. Queste esperienze sono state raccontate dai responsabili dei musei italiani che per la prima volta si sono riuniti a Firenze per iniziativa dell'Anpi di Oltrarno in vista della costituzione del museo di Firenze e di una rete di cui tutti sentono il bisogno. Lo hanno ribadito Guido Vaglio del Museo della Deportazione di Torino, Paola Varesi e Rossella Cantoni del Museo e dell'Istituto Cervi, Enio Mancini uno dei pochissimi superstiti di Sant'Anna di Stazzema, Enzo Gradassi del museo virtuale di Arezzo, Massimo Rendina della Casa della Memoria di Roma e Anna Salerno del Parco Storico di Monte Sole. Il nuovo museo della Resistenza che sorgerà alle Murate ha detto Fulvia Alidori dovrà essere un centro di produzione culturale e un punto di aggregazione per riappropriarsi della storia contemporanea. Sarà anche un modello culturale e comportamentale in grado di rinnovarsi giorno dopo giorno. Ieri, intanto, nel chiostro del Carmine si è aperta una interessante mostra sui «convitti della memoria», la scuola dei partigiani. Sorsero nel 1945 in un paese appena uscito dalla guerra e fatto a pezzi dai nazi-fascisti. Era la scuola a cui tutti pensavano quando erano in carcere, al confino, nelle fabbriche, nelle campagne. A Reggio Emilia ci si occupava di agricoltura, a Milano si studiava chimica, mentre a Torino grafica e meccanica. Chiusero nel 1949, senza una lira di finanziamento, perchè ritenute le «scuole dei rossi». La mostra è aperta oggi e mercoledì. Oggi alle 17 al circolo Rosselli, in via degli Alfani 101 rosso, Mariella Zoppi presenta la nuova edizione del libro di Lucia Tumiati Barbieri sul gruppo Radio Cora: «Enrico Bocci, una vita per la libertà, testimonianze».