In Italia la differenza tra centro e periferia è completamente diversa rispetto a quello che si può trovare in quasi tutto il resto del mondo. E' la nostra storia che ha portato a questo, attraverso i Comuni,le Corti,i Castelli,i Feudi e tutto l'assetto che il territorio oggi chiamato "Italia" ha visto per secoli e secoli. I Romani ebbero l'Impero e omologarono tutto ben consapevoli che si unificano solo le differenze a condizione che tuffi parlino o almeno capiscano la stessa lingua. Ma, caduto l'Impero, è rimasto lo stesso principio, quello della lingua simile, applicato all' interno e non più all' esterno. Quindi Mantova o Matera, Asolo o Avellino, hanno definitivamente avuto, e hanno, il diritto a riconoscere una propria specificità, un linguaggio artistico e caratteri peculiari, certo comprensibili in ogni parte d' Italia ma assolutamente personali. Chi è attento alle transizioni linguistiche può notare fenomeni del genere in ogni parte del globo ma in Italia sono segni di culture articolate. Così la Provincia italiana è in linea di massima una capitale culturale con il vantaggio, però, di un territorio più piccolo rispetto alla metropoli e con la conseguente possibilità di identificare e incoraggiare il suo pubblico . Una mostra sugli Impressionisti a Treviso, una manifestazione sulla grande pittura antica a Cosenza, un'epopea figurativa tra Mantova,Verona e Padova, incentrata sul Mantegna come vediamo in questi giorni, ricerche appassionanti sul Rinascimento a Sansevenino Marche o sul collezionismo moderno a La Spezia, sono altrettanti esempi di come si possano realizzare manifestazioni espositive (e in certi casi persino musei) sovente di eccezionale rilevanza in luoghi che conservano una tradizione eccelsa ma non sono centri necessariamente deputati. Il punto è che il riflesso di un lunghissimo retaggio storico provoca il successo strepitoso delle grandi mostre nei luoghi piccoli. Quando una città è stata, nel corso di secoli e secoli, sede di eventi artisticamente rilevanti, resta l'impronta di quel passato che spesso attende di essere riempita di nuovi passaggi. Ecco perché gli Impressionisti a Brescia, i caravaggeschi a Cortona, gli avanguardisti a Ferrara ottengono risultati apparentemente sorprendenti. Non perché Ferrara sia stata in effetti un grande centro di cultura avanguardistica del Novecento, ma perché è uno scrigno meraviglioso di arte e di tradizioni figurative, che altro non chiedono se non di dialogare con un presente o con un passato venuti dal di fuori. Nella cosiddetta "provincia" scatta poi un indotto fenomenale, dalle Banche che tutelano i propri legittimi interessi locali, ai negozi che sono in grado di attirare un clientela sempre più larga, a tutte le attività commerciali e istituzionali che si esercitano in quel sito e che traggono giovamento dalla possibilità di costruire campagne di comunicazione incisive e estese. In città come Roma, Milano, Firenze, Napoli, Venezia il numero e la qualità degli eventi è spesso sovrastante le umane possibilità e la gara in tal senso si accentua, capitando sempre più spesso di sentire i pubblici amministratori vantarsi dell' affluenza del pubblico e del numero infinito delle iniziative. Ed è bello che sia così, ma la capacità della Provincia di concentrare l'attività culturale sull' evento grandioso e unico ha permesso di mantenere vivo uno dei principali fattori della caratteristica dell' Italia, quella, appunto, dell'incremento e del salvataggio della specificità locale, e c'è da credere che su questo versante se ne vedranno ancora delle belle.