«Sono felice. Felice ed emozionata. Il quadro è bellissimo e proprio mentre ho alzato la mano per fare l'ultima offerta un raggio di luce è entrato da un lucernaio e mi ha centrata in pieno. La sala era stipata... forse è stato un segno del destino». E' una Marina Deserti soddisfatta come una ragazzina, ben diversa dalla pacata signora a cui la città è abituata, quella che risponde al cellulare dalla hall di un albergo di Londra. Ieri, una manciata di minuti dopo mezzogiorno, l'assessore comunale alla cultura, ma anche imprenditrice e grande collezionista d'arte lei stessa, si è aggiudicata all'asta di Sotheby's la Madonna Montalto di Annibale Carracci, un quadro celeberrimo di cui si erano perse le tracce da quasi un secolo e che poi, col mistero che circonda spesso i capolavori, è ricomparso sul mercato qualche mese fa. L'assessore Deserti ha strappato il dipinto, un piccolo olio su rame di proporzioni e colori perfetti che rappresenta la Sacra Famiglia, ad almeno altri trecento potenziali acquirenti (molti italiani), fra cui collezionisti privati e mercanti d'arte. Tra i tanti c'era anche il presidente della Fondazione della Cassa di risparmio di Cento, che l'inverno scorso ha comprato per la sua piccola città una Sibilla del Guercino. La Madonna è costata un milione e 137,000 euro, circa due miliardi e 200 milioni di vecchie lire. «Per questo acquisto, che fra circa tre mesi probabilmente tutti i bolognesi potranno vedere nelle Collezioni comunali d'arte continua la Deserti non posso far altro che ringraziare il Carlino. E' su questo giornale che, sabato scorso, ho letto del dipinto che veniva messo all'asta a Londra. In pochi giorni mi sono attivata, ho contattato un amico che è il responsabile dei restauri della National Gallery, quindi un'eminenza grigia. Mercoledì mattina sono salita su un aereo per Londra e ora eccomi qui, col quadro metaforicamente sottobraccio, per regalarlo alla città. Ripeto, è un dipinto bellissimo, in condizioni eccellenti, ha una documentazione a prova di bomba ed è costato relativamente poco», Spiega poi l'assessore che il dipinto «è stato acquistato per conto di un anonimo privato che è disposto a destinarlo all'amministrazione comunale, integrando il fondo di circa 200.000 euro che il Comune ha stanziato per il mio assessorato e riservato all'acquisto di opere d'arte». Denaro 'freschissimo', perché proverrebbe dal successo della quotazione in Borsa delle azioni Hera. La definizione dell'acquisto resta però vincolata al diritto di prelazione esercitato dai musei inglesi. Per ora non si sa il nome del mecenate che ha decise di fare questo dono alla città. Forse lo scopriremo solo quando il quadro sarà appeso a Palazzo d'Accursio, a meno che l'acquirente non intenda rimanere anonimo. E non è neppure ancora del tutto definito quale sarà lo status giuridico del dipinto. La giunta comunale, per approvare lo stanziamento, dovrà dare l'ok e solo dopo partirà l'iter burocratico obbligatorio per una pubblica amministrazione. Se ne potrebbe già parlare alla riunione di lunedì, dove la Deserti dovrà presentare una relazione. «Il Comune che rappresento prosegue l'assessore Deserti in questa vicenda si è comportato esattamente come un imprenditore accorto. Qualunque industriale d'Italia, soprattutto in questi anni, dopo aver quotato la propria azienda in Borsa reinveste il capitale in opere d'arte». «Quando ho prospettato l'idea dell'acquisto al sindaco Guazzaloca prosegue l'assessore ovviamente è stato entusiasta e mi ha dato carta bianca. All'asta, o meglio all'opzione, si poteva partecipare anche per telefono, o mandando un incaricato. Ma io ho preferito venire di persona: con tutti i grandi mercanti d'arte che affollano le aste di Sotheby's, c'era il rischio di perderlo». Assessore, una curiosità. Nella stessa asta è stato battuto anche un autoritratto di Rembrandt. Non le è venuta voglia di comprare anche quello? «Onestamente, no. Soprattutto perché il Carracci per noi è significativo, mentre per Bologna un Rembrandt è solo un Rembrandt. E poi, se la devo dire proprio tutta, non mi piaceva neppure tanto. A parte il prezzo, ovviamente: quasi cinque milioni di euro».