peschici Mons. D'Ambrosio torna all'attacco sul caso dell'abbazia «L'esproprio per Kalena» Troppo disinteresse per troppo tempo, degrado inarrestabile PESCHICI Va pesante il vescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, mons. Domenico D'Ambrosio, sulla questione dell'abbazia di Kàlena. Questa volta va dritto al cuore del problema denunciando «negligenza e impotenza». D'Ambrosio si domanda, in un mensile locale, come sia possibile lo stato di abbandono in cui versa l'abbazia e come non ci sia una via di soluzione. «Ho la forte impressione che stiamo - sottolinea - assistendo a una vicenda che ha con sé dell'incredibile. C'è un monumento di indubbio valore storico e artistico, gli atti della sovrintendenza lo certificano; c'è una comunità che finalmente, dopo anni di silenzio colpevole e di una sorta di palese infingardaggine, sta prendendo coscienza del bene inestimabile che gli appartiene al di là dei legittimi diritti di proprietà degli attuali possessori; c'è una opinione pubblica che pone questo monumento ai primi posti in quella ormai hit parade dei "luoghi del cuore"; c'è l'impegno anche di istituzioni pubbliche che sono pronte, finalmente, a investire del denaro dei cittadini per liberare questo monumento dallo stato comatoso, sperando che si tratti di un coma indotto e quindi con qualche residuo di possibilità per un iniziale recupero; c'è la disponibilità di privati a mettere del proprio per bloccare un rovinoso disastro di pietre che cadendo l'una sull'altra, ci faranno perdere gli ultimi resti di una storia di fede e di arte». Poi, continua puntando l'indice contro gli attori e i protagonisti di questa incredibile vicenda, divisi due categorie: i negligenti e gli impotenti. «I negligenti - dice D'Ambrosio - professiamo attenzione, rispetto, impegno a salvaguardare e proteggere ciò che resta del monumento. Intanto Kalena cade rovinosamente». Nella categoria dei negligenti il vescovo mette al primo posto la Sovrintendenza ai Beni artistici e culturali di Bari. «Di sicuro - spiega - per omessa vigilanza e tutela di un bene che appartiene alla comunità nei suoi risvolti storici, artistici e religiosi. Kalena per secoli è stato luogo di preghiera e di fede, di lavoro e di arte. In che modo la Sovrintendenza ha fatto sentire questo suo compito? Con un silenzio quasi assoluto, nonostante i vari e numerosi tentativi di coinvolgerla supportati da adeguata documentazione con la quale la si metteva a parte del degrado e della rovina del monumento». Tra i negligenti ci sono gli attuali proprietari, gli eredi Martucci. «Certo - dice D'Ambrosio - hanno le loro ragioni e le difendono. Ma è necessario chiederci: questo monumento che appartiene alla nostra storia e alla nostra fede non ha diritto a un diverso approccio e usufrutto del diritto di proprietà che non può escludere e vietare la fruizione di un bene che tale è rimasto per secoli? Può un proprietario, dopo secoli di fruizione e di ingresso libero almeno nel cortile, decidere di chiudere improvvisamente con un cancello di ferro l'accesso al monumento?». Ma tra i negligenti per il vescovo vanno messi «i cittadini, le istituzioni locali, anche le autorità ecclesiastiche. Per troppi, lunghi anni hanno taciuto e si sono disinteressati di questo scrigno di fede e di arte ancora da scoprire». Poi ci sono gli impotenti. «Qui - spiega D'Ambrosio - possiamo entrare in tanti: privati e istituzioni, semplici cittadini e amanti dell'arte e della storia. Ma è una categoria che finora si è scontrata contro un muro, non come le mura dell'abbazia che facilmente possono crollare. Qui ci troviamo di fronte a una resistenza coriacea, dura, incomprensibile. Ma è tanto faticoso e strano che un bene del genere venga restituito alla comunità? Ma gli enti pubblici non potrebbero farsi perdonare la lunga latitanza e la omessa tutela e vigilanza, portando avanti una procedura difficile quale è quella dell'esproprio per un interesse acclarato della comunità?». Il vescovo conclude dicendosi pronto a «convocare un incontro tra le varie parti per addivenire a una soluzione definitiva che non penalizzi le attese della comunità e non leda i legittimi diritti degli attuali possessori ai quali si domanda di entrare finalmente nella categoria evangelica degli uomini di buona volontà».
PESCHICI Proposta del Monsignore: espropriare l'abbazia di Kalena
Il vescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Mons. Domenico D'Ambrosio, ha denunciato lo stato di abbandono dell'abbazia di Kàlena, che è stata oggetto di esproprio. D'Ambrosio ha accusato la Sovrintendenza ai Beni artistici e culturali di Bari di essere negligente e impotente nella tutela del monumento. Ha anche criticato gli attuali proprietari, gli eredi Martucci, per aver chiuso il monumento al pubblico senza giustificazione. Il vescovo ha chiesto una soluzione definitiva che non penalizzi le attese della comunità e non leda i legittimi diritti degli attuali possessori. Ha convocato un incontro tra le varie parti per raggiungere una soluzione.
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