Ci sono monumenti che vengono fotografati in lungo e in largo da tutti e altri che languono o si sbriciolano nell'indifferenza generale. Fontana di Trevi, il Ponte di Rialto, il David di Michelangelo sono quotidianamente bombardati da migliaia di obiettivi e di flash, e da quando la fotocamera si è sposata al cellulare, rimbalzano clonati milioni di volte sui display dei turisti, inoltrati via mms o email a parenti e amici in America, Giappone o Australia. Un pulviscolo di bit assedia e corrode queste venerabili reliquie del nostro passato come uno smog impalpabile. Altro che tassa di soggiorno: basterebbe far pagare un centesimo ogni scatto per rinsanguare l'anoressico bilancio dei nostri Beni Culturali. Idem dicasi per la Scala e gli altri teatri, dove ormai non c'è spettatore che rinunci a carpire qualche brandello visivo e sonoro dell'Aida di Zeffirelli, sotto gli sguardi impotenti delle maschere, nella convinzione che quel clic sia incluso nel prezzo del biglietto. Il telefonino è un occhio indiscreto che si intrufola dappertutto. Anche senza arrivare alle aberrazioni di quei teppisti che filmano stupri di gruppo o sevizie ai bambini down, teenager e trentenni non fanno che scambiarsi istantanee digitali, boccacce e sorrisi, cani e gatti, pranzi di nozze e torte di compleanno. Perché non usare questo aggeggio, una volta tanto, per una battaglia civile? Il nostro territorio gronda di arte e storia, come pure di pezzi di patrimonio malandati o comatosi. Così abbiamo pensato di chiamare a raccolta i lettori per realizzare insieme una fotoinchiesta a tappeto sull'Italia da salvare. Non occorre allontanarsi troppo da casa. Armatevi di telefonino e guardatevi intorno, nella vostra città, nel villaggio dove abitate o andate in vacanza, nelle campagne o valli vicine. Inquadrate palazzi fatiscenti, torri e campanili a rischio di crollo, cornicioni pericolanti, tetti sfondati, affreschi che si scrostano, dipinti sbiaditi o anneriti, musei chiusi, statue monche o imbrattate dagli spray. Cliccate, e mandate via mail le foto al nostro «Croll Center», corredate da una breve didascalia. Ne sceglieremo alcune e le pubblicheremo sul Domenicale e sul sito web del Sole. Domenica 7 gennaio il gioco si concluderà con una carrellata finale: una Befana dell'arte in pericolo. Non pretendiamo capolavori, castelli o cattedrali. Anche una vecchia ciminiera, una centrale idroelettrica abbandonata, un garage d'epoca, perfino una pasticceria storica o un'edicola fine Ottocento possono incarnare l'anima di un luogo e di una comunità. L'essenziale è che siano evidenti i segni dell'incuria e del degrado. Non rientrano nel censimento villette abusive ed ecomostri, per quanto vetusti e costellati di crepe. Lì non c'è nulla da fotografare o restaurare, soltanto da radere al suolo.