L'annuncio dell'avvicinarsi, per altri versi opportuno, di una nuova stagione di "grandi opere" in Italia dovrebbe riportare l'attenzione sulle condizioni effettive della tutela ambientale in Italia. Dovrebbe. Ma sarà cosi? E ce lo chiediamo in generale, ma, in particolare, per la tutela del paesaggio e per specificità dei valori paesistici nel quadro della tutela ambientale. Inutile nasconderselo. Negli Anni '90 la tensione e l'attenzione su questo problema si sono molto attenuate. Soprattutto si è andata attenuando la sensibilità ai beni paesistici anche nella loro relazione con il patrimonio dei beni culturali. Eppure, tra gli anni 80 e gli anni 90 era sembrato che questo valore (anche nella sua essenziale relazione col patrimonio dei beni culturali) fosse ormai entrato, sia pure a fatica, tra i dati scontati della tutela ambientale. Eppure, dal gennaio 2000 è entrato in vigore il testo Unico delle norme vigenti per ambiente, beni culturali e paesaggio, che avrebbe dovuto dare nuovo impulso e fornire una base normativa coordinata all'azione di tutela. Eppure, si è calcolato che grazie a quelle norme poco meno del 50 per cento del territorio sia sottoposto a vincoli paesistici, mentre la massima parte delle Regioni si è dotata, come per legge, di un qualche piano paesistico. Eppure, si è anche avuto un accordo Stato-Regioni che avrebbe dovuto potenziare non solo il sistema ma, innanzitutto e soprattutto, quel che più importa, anzi la sola cosa che importi: cioè la prassi della tutela. E' questa prassi, in effetti, a lasciare insoddisfatti e amareggiati, per i suoi risultati troppo spesso lesivi del patrimonio di beni tutelati o da salvaguardare. Non diciamo che si sia tornati a vent'anni fa, quando la tutela e i relativi e indispensabili vincoli erano considerati come un ostacolo allo sviluppo economico è sociale o un pregiudizio intellettualistico ed estetizzante. Non lo diciamo, ma poco ci manca. Di questo mancar poco le ragioni sono state, certo, molte. Non vogliamo, né possiamo qui discorrerne sistematicamente né addurne le prove (facili e abbondanti). Qualcosa può essere, tuttavia, sottolineato: il ricorso legalizzato e frequente alla deroga alle disposizioni vigenti; la frammentazione delle competenze territoriali in materia di tutela; la facilità dei ricorsi ai tribunali amministrativi con le loro frequentissime e micidiali sospensive; la scarsezza dei quadri tecnici e amministrativi per l'esercizio della tutela... Si potrebbe continuare. E' meglio, tuttavia, sottolineare, fra questi e altri, un elemento che, intanto, ha preso un rilievo negativo particolare: il fatto, cioè, che nell'iter decisionale dei progetti edilizi approvati dagli ènti territoriali competenti gli organi del ministero per i Beni e le attività culturali intervengono dopo, cioè per esaminare progetti già formulati e approvati da quegli enti. Risultato: solo il 3 dei progetti edilizi approvati dagli stessi enti viene annullato all'esame «postumo» della loro conformità alle nonne di tutela vigenti e di tale 3 quasi una metà viene poi riabilitata dai tribunali amministrativi e dal consiglio di Stato. Vuoi dire che quasi il 100 dei progetti è in tutto rispondente ai requisiti di legge? Ecco una bella barzelletta! Ma nel raccontarla viene pure fatto di pensare che sarebbe già una gran cosa se, nelle more della revisione del Testo unico del 1999 e in attesa di un vero e proprio Codice dei beni culturali (e sperando nell'elemento decisivo che sta solo in un nuovo impegno delle classi dirigenti al riguardo), l'intervento del ministero competente nell'iter dei progetti edilizi fosse collocato a monte e non a valle del momento dell'approvazione e si concentrasse in una partecipazione attiva alla redazione dei progetti stessi. Piccola cosa per chiudere il discorso qui richiamato? Solo all'apparenza? A parte il fatto che sarebbe un indizio della volontà di esercitare più sul serio la tutela, i risultati sarebbero di sicuro molto migliori di oggi, poiché è nei progetti edilizi «in regola» che si annida la serpe delle peggiori e frequenti enormità paesistiche e ambientali. Il dettaglio è tutto si sa nelle opere dell'uomo. E un dettaglio come questo potrebbe, almeno in molti casi, riuscire risolutivo.