Biblioteche e archivi. musei e collezioni private pullulano di falsi. Dall'antica Grecia a oggi il dibattito sulle contraffazioni costituisce un affascinante (e, in taluni casi, doloroso) capitolo della nostra civiltà. Lo scontro tra falsari e critici, infatti, ha paradossalmente prodotto una migliore conoscenza della nostra storia letteraria, artistica, religiosa e politica. La recente discussione avviata da Luciano Canfora sull'autenticità del papiro di Artemidoro, e recentemente da Maurizio Calvesi su una tela di Boccioni esposta in mostra a Milano, hanno avuto il merito di rilanciare all'attenzione del grande pubblico il tema della contraffazione e dei falsi. Tra gli esempi più celebri figura, come tutti sanno, il Constitutum Constantini, la cui inautenticità fu abilmente denunciata dall'umanista Lorenzo Valla (1405-1457). La questione non era di poco conto, visto che su questa presunta donazione concessa dall'imperatore Costantino (IV secolo) a Silvestro I la Chiesa aveva fondato la sua piena sovranità sull'impero d'Occidente. E con la sua agguerrita analisi filologica Valla, dimostrando che il potere temporale del Papa era basato su un clamoroso falso di origine medievale, si pone come uno dei fondatori della moderna critica testuale. Se nel caso del Constitutum Constantini sono ben evidenti le ragioni che hanno spinto il falsario a fabbricare il documento e il critico a smascherare la frode (il Valla, al servizio di Alfonso d'Aragona, nutriva un sincero odio per gli abusi del papato) in molte altre situazioni invece il movente potrebbe essere più complesso. E' difficile trovare un'unica spiegazione che possa dar conto, nel corso dei secoli, dei celebri falsi di Dionisio di Eraclea del Ponto e di Annio da Viterbo, di Thomas Chatterton e di John Payne Collier, di William Henry lreland e James Macpherson, di Costantino Simonides e di Paul Coleman-Norton. Le ragioni possono essere le più diverse, proprio come diversi sono gli individui che praticano l'arte della contraffazione. Qualsiasi teoria generale finirebbe per offrire un quadro semplificato e inefficace di questo fenomeno, Basta leggere un brillante saggio dello storico Anthony Grafton, studioso di fama internazionale, per ripercorrere le tappe più importanti che dall'antico Egitto a oggi hanno segnato l'evolversi della contraffazione. In Falsari e critici. Creatività e finzione nella tradizione letteraria occidentale (pubblicato nel 1990 e tradotto in italiano nel 1996 da Einaudi) è possibile trovare un'analisi delle frodi letterarie più eclatanti. Per Grafton, la falsificazione è un «reato» sui generis. E per esaminarlo bisogna far luce sui tre elementi che normalmente entrano in gioco in una qualsiasi inchiesta giudiziaria: movente, corpo del reato e modalità di esecuzione. Il desiderio di falsificare. lo abbiamo visto prima. si basa su motivazioni molto variegate: l'ambizione sociale e professionale (il tedesco Wolfgang Helbig fu considerato una grande autorità negli studi di archeologia romana per aver fatto credere di aver scoperto verso la fine dell'Ottocento un monile d'oro, la famosa Fibula prenestina, da lui stesso fabbricato), il sadico piacere di ingannare (Paul Coleman-Norton, professore a Princeton, che nel 1950 pubblicò un inedito frammento greco tratto da una serie di omelie contenute nel Vangelo secondo Matteo), il viscerale amore per un personaggio storico (la falsificazione degli Atti dell'apostolo Paolo compiuta per dare più lustro alle imprese del santo), il puro odio (la beffa che Sir Frederick Madden, conservatore della sezione manoscritti del British Museum e buon conoscitore delle gesta di Simonides, avrebbe giocato al suo collega, noto falsario, John Payne Collier a proposito di un in-folio di Shakespeare commentato dal «Vecchio Correttore»). E si potrebbe aggiungere tra le cause scatenanti anche la mitomania: terreno insondabile. Le modalità di esecuzione, invece, possono essere ricondotte a regole più o meno generali: la natura linguistica del testo e la sua veste fisica (talvolta artificialmente «invecchiata» con precise tecniche), ma anche il racconto delle circostanze del ritrovamento che finisce quasi sempre per offrire spiegazioni misteriose (lo straniero aristocratico che cede il manoscritto e poi si dissolve nel nulla) o per costruire un pedigree archivistico difficile da verificare (il documento originale improvvisamente sparito o una maschera funeraria che però nessuno ha visto). La nascita di biblioteche, di cataloghi, di archivi, di sofisticati strumenti di indagine, non ha fatto altro, nel corso dei secoli, che rilanciare la sfida tra falsari e critici a tal punto da raffinare sempre più le tecniche di falsificazione e l'analisi filologica dei testi per smascherarle. Un processo simbiotico che si complica di fronte a un ulteriore paradosso: molto spesso i più feroci cacciatori di falsi hanno, a loro volta, contraffatto testi per metterli al servizio di «nobili» fini. E il caso di Erasmo, che inserisce tra le opere di San Cipriano il De duplici Martyrio, integralmente fabbricato a tavolino per testimoniare come la Chiesa delle origini fosse in sintonia con la propria teologia. Ma nonostante paradossi e contaminazioni tra le due arti sorelle (quella della contraffazione e quella della critica) resta indiscutibile, per dirla con Grafton, il fatto che «l'esercizio della critica è un segno di salute e di virtù di una civiltà», mentre «il prevalere della falsificazione è un segno di malattia e vizio».
Quel maledetto vizio di falsificare. Dalla Donazione di Costantino a oggi, Anthony Grafton indaga sui casi di contraffazione
Il testo discute la questione delle contraffazioni nella storia letteraria, artistica, religiosa e politica. Il dibattito sulle contraffazioni è un capitolo affascinante della nostra civiltà, che ha prodotto una migliore conoscenza della nostra storia. Tra gli esempi più celebri della contraffazione figura il Constitutum Constantini, la cui inautenticità fu denunciata dall'umanista Lorenzo Valla. La questione della contraffazione non è di poco conto, poiché si basa su motivazioni variegate, come l'ambizione sociale e professionale, il piacere di ingannare, il viscerale amore per un personaggio storico, il puro odio e la mitomania.
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