BELLUNO Intero sei euro, ridotto tre per bimbi e anziani. D'ora in poi, la visita guidata alla diga della morte del Vajont, sarà a pagamento: ogni domenica, alle l4 in punto, partirà un tour guidato sui luoghi del disastro, con la passeggiata sull'abisso, la sosta nei paesi diroccati di Erto e Casso e la conclusione al Centro visite, tra immagini, cartine e reperti dell'epoca. Una decisione che ha fatto arrabbiare Mauro Corona, lo scrittore-alpinista ertano che di quella tragedia è divenuto il testimone d'eccellenza; ma da sempre polemico sugli aspetti commerciali e mediatici creatisi intorno al dramma vissuto nella notte del 9 ottobre 1963, quando l'onda più gigantesca mai registrata nella storia travolse m pochi secondi duemila persone e le loro case. «Non è concepibile dice Corona chiedere alla gente di piangere a pagamento,perché è inevitabile commuoversi e versare lacrime, se non si ha un cuore di pietra, quando ci si sofferma a meditare sopra la frana. Ma non si può farlo dopo aver fatto la coda per il biglietto. Io non contesto il progetto delle visite guidate, è giusto spiegare scientificamente quanto è accaduto, anche per mettere in guardia dal non ripetere gli stessi errori in futuro. Ma si possono trovare altri sistemi: per esempio ampliando i parcheggi e introducendo un ticket per la sosta». Gli introiti sarebbero assicurati, visto che ogni fine settimana c'è la fila per vedere da vicino la diga dell'incubo. Un prezzo da pagare per il rinnovato interesse nazionalpopolare nei confronti di una strage dimenticata e riesumata dal racconto teatrale di Marco Paolini e da quello cinematografico di Renzo Martinelli. Crollò un'intera montagna in quella notte d'autunno, ma la diga rimase in piedi, simbolo immortale per ricordare chi ignorò e nascose tutti gli allarmi dati da madre natura prima che dal fianco del monte Toc si staccasse una frana di 250 milioni di metri cubi e precipitasse nel lago sottostante, con effetti devastanti impossibili da dimenticare. E ancora lì quell'enorme diaframma di cemento, una diga rimasta intatta a chiudere la gola del torrente Vajont. E continua ad attirare centinaia di persone che dopo averla sbirciata dalla strada che porta a Cortina, decidono di arrampicarsi lungo quattro tornanti e due gallerie di roccia, parcheggiando tra bancarelle di bibite e panini, plastici della vallata, foto virato seppia spacciate per originali. Già da tempo in questa valle di fantasmi si è fatta largo la legge del souvenir che tutti spinge fin sull'orlo del baratro, con tanto di accompagnatori. Ora però il Parco delle Dolomiti friulane, che ha la competenza territoriale sui luoghi della catastrofe, ha deciso di introdurre il biglietto di ingresso.Troppo, dice Corona: «Ci vuole rispetto per i morti, per i sopravvissuti e per i familiari delle vittime. Almeno le lacrime restino gratis».