La zona della morte è sacra. E' inammissibile far pagare il biglietto per una visita guidata nei luoghi della tragedia. Là dove furono inghiottiti i dispersi; o nel cimitero di Longarone dove sono sepolti i corpi recuperati. E' una questione di principio. Così facendo si scalda Mauro Corona ci esponiamo a critiche del tipo: 'Ecco i furbetti del Vajont. Dopo quaranta e passa anni, sono lì che speculano sul dolore...'. Più che un sasso nello stagno, è una sciabolata. Ma Corona, uomo di montagna e scrittore duro (e ormai famoso) come i suoi lbri (l'ultimo, "Fantasmi di pietra»), non si tira indietro. E, certo, non si preoccupa se il suo parere sia o no condiviso. Altre volte lo scrittore di Erto (uno dei paesi simboli del disastro del Vaiont) aveva tuonato contro il «mercimonio» (suk a cielo aperto, specie nella stagione estiva), fiorito attorno alla diga, cimelio e simbolo della catastrofe del 1963, che rase al suolo quattro paesi, sul confine tra Veneto e Friuli. Adesso se la prende con un'iniziativa, che, invece, altri trovano ragionevole: i tour organizzati dal Parco delle Dolomiti friulane, che si estende anche nell'area del Vajont. Intendiamoci, la ProLoco si è già organizzata in modo da regolare i flussi «turistici», con un servizio a pagamento. Fermo restando che chiunque può recarsi, gratis, al Vajont e muoversi liberamente, tranne che nelle aree off limits ai non addetti ai lavori. Con un'eccezione, il percorso pedonale lungo la corona della diga: questo è aperto soltanto per le visite guidate. E quindi per i paganti. Graziano Danelin, direttore del Parco, osserva: «Il nostro servizio avviene su richiesta e su prenotazione. Con le quote copriamo a malapena le spese per l'organizzazione e per il compenso delle guide a cui ci rivolgiamo. Si tratta di professionisti autorizzati, in base a una Legge Regionale. Li paghiamo 175 euro al giorno». Le vostre tariffe? «Variano leggermente in base alla tipologia dei gruppi. Che, tra l'altro, non superano mai le 1520 unità. Finora l'esperienza più significativa l'abbiamo fatta con le scolaresche, che portiamo nelle varie zone del Parco. Circa 13.000 l'anno. Più di un terzo desidera vedere i luoghi della tragedia del Vajont. Per un'intera giornata chiediamo 5 euro ciascuno. Ora la novità è che, sempre su prenotazione, proponiamo tour domenicali, non solo per studenti». Non sarebbe più opportuno che i finanziamenti arrivassero dalla Regione? «Ovvio ammette il direttore. Ma, fino a ieri, la parola d'ordine era autofinanziamento. E oggi, con i tagli del governo Prodi, realisticamente, crede che si possa batter cassa?». La questione della copertura-spese sfiora anche Renato Migotti, professionista di Longarone, presidente dell'Associazione superstiti del Vajont. «Sarò sincero - afferma - in linea di massima sono d'accordo con Mauro Corona. L'idea di pagare per la visita a un importante cimitero della memoria non mi piace. Ma è pur vero che i costi di gestione non si possono ignorare». Il vice della stessa Associazione, Italo Filippin di Erto, non si fa problemi. Anzi. «Mauro Corona è il solito bastian contrario dice. Vuole farsi pubblicità. Tutte le cose che hanno un costo si pagano. Chiaro? Io, da volontario, finora ho fatto da guida a molte persone, spiegando loro la tragedia che abbiano vissuto. Ma se avessi un rimborso-spese, non lo disdegnerei". Pier Luigi De Cesaro, sindaco dì Longarone, sintetizza così il suo pensiero: «No al business e alla speculazione. Sì al giusto compenso, controllato e gestito dagli enti pubblici». Aggiunge: «Che male ci sarebbe se questa attività desse giusti guadagni, per esempio, ai nostri studenti universitari o ad altri in grado di svolgere un adeguato servizio?». Ma lo scrittore di guerra Mario Rigoni Stern non ci sta e si allea con il contestatore Corona: «Non si può pagare in un luogo di disgrazia e di pianto. Che stia alla larga, la folla. Al Vajont, io metterei, bene in vista, cartelli che invitino al silenzio e al rispetto».
Ticket per visitare il Vajont. Una speculazione
Il Parco delle Dolomiti friulane ha lanciato un servizio di visite guidate nei luoghi della tragedia del Vajont, che richiede un pagamento. L'iniziativa è stata criticata da alcuni, che considerano inammissibile pagare per visitare luoghi di dolore e tragedia. Mauro Corona, scrittore e direttore del Parco, sostiene che il servizio è necessario per coprire i costi di gestione e che le tariffe sono ragionevoli. Il direttore del Parco, Graziano Danelin, spiega che il servizio è su richiesta e prenotazione e che le guide sono professionisti autorizzati.
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