Inseriamo due interventi dal "Notiziario sindacale a cura delle Rappresentanze di base del Pubblico impiego, Coordinamento Nazionale Beni Culturali", n. 28 (9 luglio) Notiziario e comunicati di RdB Beni Culturali sono disponibili in rete nella pagina web "Beni Culturali" della RdB Pubblico Impiego al seguente indirizzo: www.rdbwebstato.itsommariobeniculturali.html Il ministro c'è ma non si vede Il Ministro Urbani, assente ingiustificato da quasi un anno dal tavolo di via del Collegio Romano, sembra voler dire: "ci sono, non preoccupatevi", diffonde periodici comunicati rassicuranti e rilascia interviste (molto meno rassicuranti)...E affida al Capo di Gabinetto, negli incontri con le OO.SS., la svolta della privatizzazione. Dopo il comunicato del ministro Urbani datato 18 giugno in cui confermava "il proprio impegno per la risoluzione della nota questione dei precari in servizio presso le strutture del Ministero per i beni e le attività culturali" , il ministro rilasciava una intervista al Sole24ore di cui riportiamo ampi stralci sul retro. Nel frattempo è pronta la nuova riforma del ministero che ha già ottenuto il placet di Cgil, Cisl, Uil, inserita nel più vasto progetto di privatizzazione dei beni culturali su cui, ad oggi, si leva, contraria e preoccupata, soltanto la voce illuminata del professor Settis, Direttore della Normale di Pisa, a fronte di una visione "bipartisan" di professori, tecnici, politici e sindacalisti assolutamente appiattiti sull'idea che la privatizzazione è comunque inevitabile e da non demonizzare. La RdB, in completa solitudine, denuncia da anni la deriva privatistica e lo sfascio, voluto, dei beni culturali in cui gli unici a perdere saranno i lavoratori del settore, illusi da un processo di riqualificazione sbagliato e discriminatorio (che oggi appare agli occhi dei più per quello che è, cioè una farsa, e contro cui si sta levando forte e diffusa la protesta dei lavoratori) e costretti, in futuro, anche a trasferimenti forzati se passerà la privatizzazione che vuole questo governo. Il vasto e complesso mondo di precari al servizio del ministero beni e attività culturali, costituito di varie professionalità, ancora una volta viene mortificato: non un progetto reale e chiaro sulla stabilizzazione, non una visione compiuta e definitiva ma soltanto tante chiacchiere e promesse, ancora una volta, di concerto con i grandi sindacati del settore Cgil, Cisl, Uil. Tramonta così in un sol colpo la storiella dell'assunzione attraverso la deroga prevista dall'art. 34 della Finanziaria 2003 perché quei soldi stanziati per l'anno in corso, come denunciammo noi nel comunicato del 15 aprile c.a. , sono stati utilizzati per l'invio dei Carabinieri in Iraq. Ed è attraverso la concertazione che stanno definendo l'intero impianto di affidamento ai privati della gestione dei beni culturali in salsa devolution con la nascita delle Fondazioni. La prima cosa da battere è quindi quel metodo, chiamato concertazione e che oggi viene rinnovato con il "dialogo sociale", che sta demolendo tutti i diritti ed erode, contratto dopo contratto, gli stipendi dei pubblici dipendenti. Non è un caso che contro il referendum per l'estensione dell'art. 18 erano tutti d'accordo da Maroni a Pezzotta, da Berlusconi a D'Alema, da Fini a Nanni Moretti, da Rutelli a Cofferati ed il 16 maggio, costoro, hanno tutti esultato di fronte al non raggiungimento del quorum. Con altrettanto impegno si è sviluppato nel paese un asse trasversale fatto di esperti e sindacalisti, politici e giornalisti, che in nome della "valorizzazione dei beni culturali" stanno preparando una vera e propria svendita del patrimonio culturale e ambientale italiano. Le Fondazioni: ecco la privatizzazione dei beni culturali I lavoratori cominciano a prender coscienza della pericolosa svolta riservata ai beni culturali e al loro futuro contrattuale: uno dei pericoli maggiori viene dai sindacati compiacenti. Nell'incontro con il Capo di Gabinetto del 26 giugno abbiamo notato lo sforzo del nostro interlocutore a ridimensionare la "questione privatizzazione" sostenendo che non è un pericolo per i lavoratori e indirizzando alla RdB la responsabilità in parte della disinformazione sull'argomento. Del resto il Dr Squitieri, nel suo intervento, ha cercato di cogliere tutti quegli elementi positivi per rappresentare al meglio la politica del governo: è arrivato ad esaltare l'opera a favore della stabilizzazione (?) dei precari intrapresa dal Ministro Urbani, che, in controtendenza al governo e al partito di cui fa parte che, vogliamo sottolineare, sta portando avanti una politica di precarizzazione del mondo del lavoro ed anche di quei lavoratori che precari non lo sono ancora (vedi il libro bianco di Maroni e le leggi delega 848 ed 848bis) vorrebbe (a suo dire) stabilizzare i precari di questo Ministero. Un'interpretazione alquanto ardita della politica del Ministro Urbani che invece sta portando avanti a grandi passi la privatizzazione dei Beni Culturali e, è doveroso ricordarlo in quanto O.S., dei lavoratori stessi, con la loro, conseguente e prevedibile, mobilità e precarizzazione. E oggi, dopo il flop di Cgil-Cisl-Uil relativo allo sciopero da loro indetto lo scorso 29 giugno, assistiamo ad una nuova "chiamata alle armi" di qualche sindacato compiacente che si accorge (con un ritardo a nostro avviso spaventoso!!) delle Fondazioni, del pericolo privatizzazione, dei mancati impegni del ministro su precari e altro Peccato che questi pompieri abbiano gettato acqua sul fuoco per anni di fronte alle modificazioni del ministero, al Regolamento attuativo (poi bocciato dal Consiglio di Stato) dell'art. 33 della scorsa Finanziaria, alla Patrimonio SpA etc