CAGLIARI. Il pensionato aveva quello che un mercante clandestino deve avere per far gola agli appassionati di archeologia: asce in pietra e monili prenuragici, macine e armi rubate da chissà quale nuraghe, monete di bronzo e ferro risalenti all'epoca romana. Trecento pezzi, in tutto, nascosti non lontano dalla villetta dove, a Sinnai, vive il mercante. Che è un pensionato, ha 65 anni. Ma la Guardia di finanza non ha rivelato né il nome e neanche le iniziali del denunciato. Due le accuse contestate nel rapporto per la procura della Repubblica: ricettazione e possesso illegale di beni culturali appartenuti allo Stato, com'è qualunque reperto archeologico. Per scoprire il tesoro di Sinnai è scritto in una nota della Finanza è stata "necessaria un'articolata ed efficace attività di inteligence, indispensabile di fronte l'omertà che da sempre protegge i trafficanti". È certo che la doppia vita del pensionato andava avanti da almeno un anno ed è stato scoperto quando stava per vendere i pezzi più preziosi: le teste di mazza e le macine nuragiche dall'inestimabile valore storico (e commerciale) per gli esperti della Sopritendenza archeologica di Cagliari e Oristano, che hanno valutato "molto interessanti" anche gli altri oggetti. Pare che le foto di buona parte della mercé sequestrata viaggiassero su un internet da mesi e che, nelle ultime settimane, sui reperti si fosse aperta l'asta al rialzo dai prezzi impressionanti, con i potenziali acquirenti sparsi nella penisola e in Europa. La Guardia di finanza non dice, nel comunicato, se il mercante-collezionista sia stato intercettato nella Rete oppure scoperto grazie alle soffiate di un tombarolo pentito. In ogni caso monete e macine non sono finite sul mercato nero internazionale. C'è anche un ultimo mistero: da quale sito archeologico arrivino i trecento pezzi? Per adesso, gli esperti della Sopritendenza avrebbero ipotizzato il Cagliaritano e la zona dell'Alto Oristanese.