Un sottosuolo ricco di reperti, ma alcuni edifici ricordati dalle fonti antiche sono ancora da scoprire Il capoluogo lariano è un'area ad alto rischio archeologico. Como è cresciuta su se stessa nel corso dei secoli, ricreandosi nella medesima convalle. Quindi il sottosuolo è ricchissimo di reperti e monumenti che potrebbero riemergere da un momento all'altro, grazie a uno scavo. È successo di recente durante i lavori degli archeologi sull'area delle terme romane di viale Lecco, dove è affiorato un arco romano praticamente integro che lascia intravedere una struttura circolare e alcuni frammenti di affreschi decorativi per pareti e soffitti. La Como che fiorì più di tutte fu appunto quella romana. Molte vestigia del passato sono emerse nel corso degli anni, molte sono state studiate, ma di altre non si conosce l'esatta ubicazione. Sono ancora un mistero che affascina gli studiosi e rischia di far dormire sonni poco tranquilli ai progettisti. La Porta Pretoria ad esempio è stata studiata a fondo ed è in via di valorizzazione ma a rischio è la zona laterale alle mura romane a oriente e a occidente, come dimostra la scoperta recente in viale Varese di un grande quartiere suburbano. Molti monumenti poi sono menzionati dagli autori antichi che si occuparono di Como, Plinio in primis, ma non si sa dove fossero. Tra questi un foro e una basilica, dalle parti di piazza San Fedele, un tempio dedicato a Giove, un monumento all'eternità di Roma e ad Augusto, un tempio del dio Sole, la biblioteca donata ai comensi da Plinio il Giovane, un grande portico di Calpurnio Fabato e il teatro e l'anfiteatro (forse i resti appartengono all'edificio scoperto in via Vitani). Senza contare i resti d'impianti portuali emersi in piazza Cacciatori delle Alpi. Di questi e di altri importanti ritrovamenti hanno fatto tesoro le collezioni pubbliche, la cui ricchezza è testimoniata dalla nuova guida La sezione romana del museo archeologico di Como che viene presentata oggi alle 17.30 (l'ingresso è libero) al Museo Archeologico Paolo Giovio, in piazza Medaglie d'Oro 1. L'opera a cura di Isabella Nobile De Agostini, conservatrice della sezione romana dei Musei Civici, sarà illustrata dal professor Sergio Lazzarini, dell'Università dell'Insubria. Il volume è stato pubblicato grazie alla collaborazione dell'associazione 'Amici dei Musei ' luoghi d'arte e di storia comaschi' presieduta da Marinella Ravasi Nanni Costa, con il contributo economico della Banca di Credito Cooperativo dell'Alta Brianza di Alzate Brianza. Una summa di agile consultazione di 124 pagine tutte a colori in vendita a soli 8 euro che permette di conoscere come vivevano i comaschi al tempo dei Romani. Il quadro che emerge è quello di una città ricca di edifici e monumenti nella quale le mura, il foro, i templi, il teatro e le terme assumono una funzione rappresentativa dell'importante ruolo che essa ricoprì in età imperiale.
Emergenza archeologica nella Como romana
La città di Como è un'area ad alto rischio archeologico a causa della sua crescita costante nel corso dei secoli. Il sottosuolo è ricchissimo di reperti e monumenti che potrebbero riemergere da un momento all'altro. Di recente, è stato scoperto un arco romano praticamente integro durante gli scavi delle terme romane di viale Lecco. La Como romana è stata studiata e molte vestigia del passato sono emerse, ma di altre non si conosce l'esatta ubicazione. La Porta Pretoria è stata studiata e valorizzata, ma la zona laterale alle mura romane a oriente e a occidente è a rischio.
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