«Integrazione» e «fare le cose insieme» sono le parole d'ordine del nuovo indirizzo toscano. Niente retorica però, anzi, i due concetti sono la chiave d'accesso per capire i contenuti del Pit, il Piano d'indirizzo territoriale che la Regione sta mettendo a punto e che vedrà la luce a metà dicembre. Il documento prende atto di un declino inesorabile (attuale e di prospettiva) della cosiddetta "Toscana felix" e si propone di cambiare molte cose. Nel Pit c'è la visione futura del territorio, qualcosa che ha cominciato a farsi breccia nei pensieri e nelle azioni del Governo di Centrosinistra guidato da Claudio Martini nell'ultimo anno e mezzo, attraverso la legge urbanistica del gennaio 2005, lo studio dell'Irpet su "Toscana 2020", il Piano regionale di sviluppo (Prs) del 2006, e adesso con il Pit in fase di ultimazione. «C'è preoccupazione per le debolezze strutturali del nostro sistema e per i ritardi accumulati, rispetto ai quali nessuno può ritenersi esente da responsabilità: ecco perché metteremo a disposizione della crescita e della competitività tutte le risorse disponibili», dice Martini. Duro il commento di Alessandro Antichi, leader del Centrodestra in Consiglio regionale: «Si tratta di una svolta tardiva, che prende atto dei fallimenti del passato e che difficilmente riuscirà a dare risposte adeguate sul fronte delle infrastrutture», dice l'ex sindaco di Grosseto che ha sfidato Martini alle ultime elezioni regionali. Se il Prs programma lo sviluppo dei prossimi quattro anni, fino al 2010, con la previsione di realizzare investimenti per oltre 15 miliardi, il Pit si propone invece di attuare le strategie territoriali, è insomma strumento di governo, e in questo caso cerca di affermare un visione della Toscana non più regione dei tanti campanili (spesso l'uno contro l'altro armati), ma moderna "città-regione" con 3,6 milioni di abitanti, 92 miliardi di prodotto interno, un tasso di disoccupazione sotto al 5 e punti di eccellenza e di debolezza da guardare come elementi di una grande tela al cui interno ci sono aree urbane e zone rurali. «Le città toscane dovrebbero diventare nodi di una rete integrata dove la mobilità sia facile e le opportunità di sviluppo condivise», spiega Massimo Morisi, docente di Scienza del l'amministrazione al l'Università di Firenze e collaboratore del gruppo di lavoro impegnato nella stesura del Pit. «Questo documento - aggiunge - interpreta la legge urbanistica del gennaio 2005, attuandola nel l'ottica di una conservazione attiva del patrimonio e di un modello di cooperazione interistituzionale tra gli Enti locali». Va dunque in soffitta la vecchia urbanistica con le sue zonizzazioni, e si afferma una visione basata sui concetti di «integrazione» e di «fare le cose insieme», appunto. «I nostri centri urbani sono piccoli e, da soli, difficilmente possono avere peso, mentre in un sistema integrato, con città d'arte, porti, distretti industriali, centri di ricerca e un tessuto rurale di livello mondiale, ci possiamo giocare la partita», dice Riccardo Conti, assessore regionale all'Urbanistica e al territorio. Che aggiunge: «Questo insieme può essere competitivo perché è una messa in rete di eccellenze e non un semplice assemblaggio». Per realizzare un disegno così complesso servono infrastrutture moderne. In Toscana ci sono cantieri e progetti per circa 10 miliardi (vedere servizi a pagina 4) e su questo fronte Conti è ottimista: «Nel 2013 almeno mezzo milione di toscani ogni giorno prenderà il treno, rispetto ai 160mila di sei anni fa e ai 200mila attuali - dice -. Dotare la toscana di uno standard europeo in tema di mobilità è possibile, sia per quanto riguarda il trasporto su ferro, sia in ambito stradale. Dove serve ricorrendo al contributo dei privati. Per le merci saremo a regime nel 2008 e per le persone nel 2013». Per Vincenzo Di Nardo, vice presidente di Confindustria Firenze con delega su infrastrutture e mobilità, la direzione è quella giusta: «Le imprese vogliono partecipare al governo del territorio e l'hanno già dimostrato con le operazioni di project financing partite nel l'area fiorentina - dice -. Siamo pronti a scendere in campo anche su altri fronti, sempre che ci siano le condizioni economiche». Prs e Pit riscoprono la centralità delle imprese. «È un riconoscimento fondamentale, che consente di puntare allo sviluppo e alla creazione di ricchezza nell'interesse economico e sociale di tutto il territorio», commenta Pierfrancesco Pacini, presidente di Unioncamere Toscana e neo leader degli industriali di Pisa. Ce la farà la Toscana a voltare pagina? «Puntare sulle imprese e sulle scelte di governo del territorio come leva dello sviluppo è condivisibile - sottolinea Antichi - e infatti su questo aspetto del Pit daremo un'apertura forte alla Giunta di Martini». Forse la salita è meno ripida di quanto si possa pensare. Cesare Peruzzi L'IDENTIKIT 3,6 milioni Gli abitanti della regione. L'età media dei cittadini toscani è di 44,8 anni 92,8 miliardi Il Pil regionale a fine 2005; quest'anno dovrebbe crescere più dell'1 stimato dall'ultima analisi Irpet. Le esportazioni della Toscana verso il resto d'Italia hanno superato i 36 miliardi e quelle nel resto del mondo i 24 miliardi 25.360 Il reddito lordo pro capite medio, in euro, in base ai dati 2005 (a prezzi correnti) 22.997 I chilometri quadrati di superficie, pari al 7,6 del territorio nazionale
Newsletter dell'Agenzia del Demanio
24 Novembre 2006
"Toscana felix" - Avanza la città-regione
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