L'embargo è giusto ma può essere inefficace Il nostro paese tutela più di quanto sia capace di valorizzare i propri tesori: come i Bronzi di Piace lasciati ad ammuffire Chi ricorda il sequestro da parte dei banditi sardi di Paul Getty Jr., ricorderà anche che il nonno, John Paul Getty Senior, pur ricevendo l'orecchio del povero ragazzo in una busta (regolarmente affrancata), non si fece commuovere e rifiutò di pagare il riscatto. Difficile allora, vista la coriacea tradizione familiare, che l'embargo, minacciato dal ministro per i Beni Culturali, Francesco Rutelli, su eventuali prestiti di opere d'arte, nel caso il Getty Museum non restituisse tutte le antichità trafugate illegalmente dall'Italia negli ultimi quarant'anni, possa avere qualche effettivo potere di convincimento. Tuttavia la minaccia formale è molto importante per sottolineare che l'Italia non può più essere considerata, nel ventunesimo secolo, questo romatico luogo dove il tombarolo rimane una figura felliniana, con lo status di uno storico dell'arte ombra, e non un semplice criminale. L'articolo del Wall Street Journal (4 Febbraio 2006) sulle imprese del signor Casasanta, laureato in tombarologia, rivelava come, ancora, l'Italia sia presa poco sul serio in termini di protezione del proprio patrimonio. Se oggi alla sbarra per traffico illegale di antichità c'è la signora Marion True, stimata curatrice del Getty Museum e l'antiquario Robert Hecht, e non il signor Casasanta o chi per lui, significa che le maglie della tutela sono ancora troppo larghe. Nel folcloristico articolo del Wall Street Journal Casasanta dichiarava che invece di essere punito doveva essere premiato per il suo contributo nel ritrovare preziosi reperti, dimenticando che la figura del tombarolo non è un ruolo ministeriale, tanto che viene svolto nelle ore notturne e non alla luce del giorno. Il segnale del ministero al Getty Museum è quindi non solo necessario ma importante. Sorprende che il testardo direttore del museo americano, Michael Brand, pur con una delle sue curatrici seduta in un tribunale italiano, con prove se non schiaccianti sicuramente pesanti, insista nel trattenere due delle opere più importanti, adducendo il fatto che non ci sono prove sicure che un bronzo e una statua in pietra, probabilmente raffigurante Afrodite, fossero state recuperate in acque italiane e non internazionali. Questo atteggiamento però rivela una percezione, non del tutto errata, di un paese, il nostro, che tutela ma non sempre valorizza il proprio patrimonio, lasciandolo ammuffire nei magazzini dei musei o umiliandolo, vedi i fenomenali Bronzi di Riace, in istituzioni, come il museo archeologico di Reggio Calabria, che preferisce tutelare la pausa pranzo dei propri custodi piuttosto che investire nella promozione dei propri capolavori. E importante che il ministero, non solo protegga la nostra ricchezza artistica, ma investa affinchè di questa ricchezza il pubblico possa farne un'esperienza contemporanea e viva. Un buon esempio è il museo egizio di Torino che sta "americanizzando", in questo caso in modo positivo, la presentazione della propria collezione, mia delle più ricche del mondo dopo il Museo del Cairo. Recuperare il maltolto è importantissimo, a patto che una volta recuperato venga mostrato, non come la donna cannone del circo, ma sottolineandone, in modo attuale, il valore artistico, non attraverso inflazionate operazioni di marketing culturale, ma enfatizzando l'esperienza dello spettatore davanti all'opera d'arte. Infine tornando al Getty Museum, non tutti sanno che questa istituzione ha, oltre alla sua collezione di opere d'arte (non tutte illegittimamente acquisite), un importante centro di ricerca e una collezione di ricchissimi archivi d'arte, acquistata illegalmente, spesso anche in Italia. È importante, allora, che il ministero trovi il sistema per stimolare la donazione, e l'accesso, di ricchissimi archivi italiani, prima che, sconfortati dalla burocrazia nostrana, i proprietari accettino le alletanti offerte di istituzioni straniere. Essere un paese contemporaneo significa essere in grado di trasformare la propria storia in un valore del presente. Ultimo suggerimento, eviterei di spedire l'orecchio della curatrice, accusata di aver trafugato le nostre antichità, al direttore del Getty Museum, se ne fregherebbe anzi, probabilmente, lo archivierebbe.
GETTY MUSEUM. ALL'ESTERO CI VEDONO ANCORA COME "ROMANTICI TOMBAROLI"
L'embargo minacciato dal ministro per i Beni Culturali, Francesco Rutelli, sulle prestiti di opere d'arte dal Getty Museum, se non restituisce tutte le antichità trafugate illegalmente dall'Italia negli ultimi quarant'anni, potrebbe avere qualche effettivo potere di convincimento. L'embargo è giusto, ma può essere inefficace, poiché il Getty Museum non è disposto a restituire le opere d'arte, adducendo che non ci sono prove sicure che siano state recuperate in acque italiane. Questo atteggiamento rivela una percezione che l'Italia tutela ma non valorizza il proprio patrimonio. Il ministero dovrebbe proteggere la ricchezza artistica italiana e investire per promuovere la sua valorizzazione.
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