IL GENERALE dei carabinieri Ugo Zottin, che comanda quelli per la Tutela del Patrimonio artistico, cava le sue carte: il Getty afferma che il Lisippo non appartiene all'Italia, e che il nostro Paese non l'ha mai reclamato? «Abbiamo una testimonianza del 1977; dice: "Recuperato in prossimità della costa di Fano, e in acque territoriali", ovvero non internazionali. Poi, comunque, portato e tenuto a Gubbio: tre processi contro i fratelli Barbetti, e un prete, che lo ha tenuto nascosto nel suo sottoscala. Ma processi non per l'esportazione illegale: ricettazione e favoreggiamento; la scultura non ò stata mai portata in giudizio». Vero che il "vecchio" Getty non voleva l'acquisto? «Lo racconta, in un documentario del 1977. Thomas Howing, che era il direttore del Metropolitan Museum. Anche altre istituzioni hanno declinato. Il Getty l'ha comperato un anno dopo che il suo fondatore se n'era andato». E le indagini in Italia? «Nel '70, si concludono quei primi processi. Nel '73, se ne apre un altro: quando si viene a sapere che il bronzo era da un restauratore in Germania. Rogatoria internazionale: respinta perché il reato non prevede l'estradizione». Ma l'Italia ha reclamato l'Atleta. Il Getty dice di no. «Con le rogatorie; con le continue richieste del Ministero. Poi, il Getty dice acquisto legittimo? Però manca qualsiasi licenza all'esportazione dal nostro Paese. Non erano acque intemazionali; ma anche se lo fossero state, quel bronzo è finito su un peschereccio italiano, che è suolo nazionale; e quindi a Gubbio, che fa parte del nostro Paese. Da dove è uscito, in seguito, in maniera del tutto illegale». Già: perché il Getty non ha preteso una licenza regolare di esportazione? Zottin continua: «Nel 1977, il Comando dei Carabinieri per la Tutela che intanto era stato costituito, ha individuato quei marinai: avevano anche una foto con bronzo ancora pieno d'incrostazioni. E ci hanno confermato il punto del ritrovamento. Fino a metà Anni 80, richieste e inchieste giudiziarie, anche internazionali; da allora, poiché ogni strada pareva preclusa, c'è stata, l'attività amministrativa del Ministero». E per la Venerei Prove e indìzi, dicono i carabinieri, non sono certo minori.