Beni Culturali - Un nuovo dossier fa lievitare il numero degli oggetti contesi tra Italia e Stati Uniti Il direttore del museo americano: «Prove sostanziali sulla bontà dell'acquisto dell'atleta di Lisippo» Rutelli «Stiamo esaminando decine di altre opere quanto meno di dubbia provenienza» LA querelle con il Getty Museum si complica. Il vicepremier e ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, un po' fa il disponibile, ma un po' rilancia, ed ammonisce. «Con il Getty vogliamo un accordo. Loro hanno sospeso il confronto: devono decidere se lo vogliono riprendere». Però, e mostra una sfilza di almeno un centinaio dì fotografie a colori, «m'hanno consegnato un dossier aggiuntivo, estraneo al contenzioso di cui abbiamo discusso finora: altri oggetti del Getty, la cui provenienza può essere irregolare; ora vedremo, esamineremo, studieremo». Passa anche una cifra, tra il Ministero e Palazzo di Giustizia: che oltre alle 52 di cui si discute, il museo californiano conservi altre 250 opere "dubbie". Il Getty dice che avete siglato un accordo: «No; nemmeno un verbale, ma una bozza di verbale su quanto le delegazioni si sono dette». E che Atleta di Fano è stato acquisito legittimamente, poiché pescato in acque internazionali: «Quel bronzo di Lisippo era in Italia, da dove è uscito clandestinamente. John Paul Getty non lo voleva acquistare senza una provenienza più che limpida; un anno dopo che è morto, il museo lo ha comperato». Il Getty dice che vuole intanto rispedire in Italia 26 opere, del cui quanto meno incauto acquisto, finalmente, si capacita: «Fuori da un accordo globale, che prevede anche fruttuosi e importanti rapporti di collaborazione, non voglio saperne: li spediscano alla magistratura, certo non al Ministero». Rutelli infuriato con i "furbetti del museino", che però sorride. «Non siamo in tribunale; non elencherò i nostri diritti, sacrosanti, sulla Venere di Morgantina, o sul Lisippo. Preferisco altri due discorsi: per troppo tempo si è accettato con indifferenza, nel mondo ma un po' anche da noi, un grande traffico di archeologia rubata, scavata di frodo, esportata in modo clandestino; questa stagione è finita, e molti musei anche negli Usa l'hanno capito. Per voltare pagina occorre prima restituire le opere trafugate. E' un obbligo morale, prima ancora che giuridico, per chi voglia collaborare con le nostre istituzioni culturali, di non esporre roba rubata». Quali rappresaglie possibili? «E' prematuro parlarne: speriamo ancora di poter concludere un negoziato bonario, extragiudiziale, che conviene a tutti». Rutelli lunedì sarà negli Usa; al Metropolitan di New York e al Fine Arts museum di Boston celebrerà gli accordi stipulati, recando importanti reperti in prestito; «altri musei americani, e anche dei privati, stanno chiudendo le rispettive partite»; come dire: cari americani, il Getty è il peggiore tra voi, dovete isolarlo; e non solo negli Usa: «Giorni fa, ho parlato di questi problemi con il Ministro greco; so che anche Atene ha aperto un'inchiesta». Però stavolta, al Ministero, adotta una linea più morbida, «ma restiamo assai determinati. E da tanti studiosi, stiamo ricevendo documentazione su altre decine d'opere, quanto meno di dubbia provenienza, che ora stiamo esaminando». La Venere di Morgantina? «E' solare l'evidenza che appartenga alla Sicilia, dove fu scavata; e il Getty non può chiedere un accordo tombale, rifiutando le due opere maggiori, quando invece il contenzioso rimane più che consistente». Vorrebbero cavarsela con 26 opere, alcune anche importanti: quelle di cui, nel deposito di Giacomo Medici, a Ginevra in Punto franco, le polaroid certificavano lo scavo di frodo. C'è anche la coppia di grifoni policromi di 25 secoli fa, davanti a cui, ormai esposta in una vetrina del Getty, Medici stesso si fa ritrarre, come fosse un trofeo. Il Getty pare non capire; Michael Brand, il direttore, dopo le parole di Rutelli spiega che «i colloqui sono terminati quando il Ministero ha posto l'ultimatum: qualsiasi accordo doveva comprendere la restituzione del Lisippo», cioè quasi un'icona del museo californiano. Per carità: disponibili a riaprire i colloqui, «pronto a incontrarlo»; anzi, perché non viene qui a visitare la Villa di Malibù, «unico museo negli Usa dedicato all'arte romana, etnisca e greca»? «11 nostro compito è trovare un accordo»; continueremo a fare indagini sulla Venere, ma «crediamo alle prove sostanziali che confermano» la bontà dell'acquisto del Lisippo: forse, una chiacchiera con il generale dei carabinieri Ugo Zottin (si veda il riquadro in questa pagina) schiarirebbe le idee anche a miste?' Brand. Al Getty, Rutelli non fa sconti: gli contrappone tutto e tutti; fa spiegare al capo dipartimento Giuseppe Proietti che «con la Svizzera s'è stipulato un importante accordo, per cui il Paese cessa di essere il luogo di transito dei reperti esportati clandestinamente, e scavati dì frodo». Insomma, il museo Getty è avvisato: inala tempora currunt, saprà capacitarsene?
II Getty? In preda a 250 "dubbi"
Il direttore del Getty Museum, Michael Brand, ha affermato che il museo è pronto a restituire 26 opere d'arte di dubbia provenienza, tra cui la Venere di Morgantina e il bronzo di Lisippo, se il Ministero italiano avrà accettato un accordo globale. Il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, ha espresso la sua opposizione all'accordo, affermando che il Getty non ha dimostrato prove sufficienti per sostenere la legittimità dell'acquisto di queste opere. Rutelli ha anche affermato che il Getty è il peggiore tra i musei americani e che il Ministero italiano è determinato a restituire le opere trafugate.
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