«Insoddisfatti». In questo aggettivo si sintetizza il giudizio dei comuni sulla Finanziaria 2007. A bocciare la manovra, uscendo dal comitato direttivo che si è tenuto ieri a Roma, il presidente dell'associazione, Leonardo Domenici. «Rispetto alla prima stesura e alle condizioni del patto di stabilità ci sono stati passi in avanti che rendono minore l'impatto sui bilanci dei comuni e sugli impegni previsti dal patto di stabilità interno», ha detto il sindaco di Firenze. «L'eliminazione del limite per gli investimenti e l'alleggerimento del patto sono due aspetti che registriamo positivamente». «Tuttavia», ha proseguito Domenici, «rimane irrisolto il problema dei tagli ai trasferimenti erariali a compensazione del maggior gettito che i comuni dovrebbero avere con i provvedimenti contenuti nel decreto fiscale riguardo ai riclassamenti catastali delFIci». Non resta dunque che giocare le ultime carte al senato, nella speranza che possano essere introdotti correttivi alla legge di bilancio. I comuni hanno ben chiare le norme su cui si, dovrebbe intervenire. Innanzitutto le disposizioni che riguardano l'utilizzo degli oneri di urbanizzazione oltre al calcolo del patto di stabilità in termini di cassa e non anche in termini di competenza. «Sono norme», ha chiarito Domenici, «che renderebbero più agibile l'approvazione dei bilanci da parte dei comuni. Restano poi altri problemi», ha aggiunto, «perché in una situazione in cui non si avesse un ulteriore alleggerimento del patto di stabilità, si dovrebbe mettere nel conto un inevitabile aumento della pressione fiscale locale o il rischio della riduzione di spesa per i servizi da offrire ai cittadini». Sul passaggio al senato della manovra ripone grandi aspettative anche il vicepresidente dell'associazione, Fabio Sturarti. «Si tratta dell'ultima occasione per modificare una Finanziaria che appare fortemente negativa per i bilanci dei comuni, anche se rispetto alla formulazione originaria, il testo ora in discussione presenta alcuni aspetti migliorativi», ha detto il sindaco di Ancona. «La strada per migliorare il testo passa attraverso il documento politico discusso e approvato e le proposte di emendamenti che saranno presentate in senato», ha evidenziato Sturani. Quanto all'impatto complessivo della Finanziaria sul sistema delle autonomie, anche il vicepresidente Anci si è detto preoccupato del mantenimento del livello dei servizi nei comuni. «Non vorremmo trovarci obbligati ad aumentare la pressione fiscale. Per questo come Anci siamo interessati a lavorare a una politica per lo sviluppo del paese, a partire dalla città». Tassa di soggiorno. E sempre a margine della riunione di ieri del comitato direttivo, il presidente dell'Anci ha reso noto che sulla tassa di soggiorno «c'è un impegno da parte del governo a fornire una risposta al problema dèi luoghi e delle città a più alta intensità turistica con particolare riferimento alle città d'arte». L'impegno sarebbe stato preso dal vice premier e ministro dei beni culturali, Francesco RnteHi. Per Domenici il dibattito sulla tassa di soggiorno è stato impostato in maniera scorretta, «perché si tratta di un contributo di scopo finalizzato alla manutenzione, alla sorveglianza, alla pulizia, agli stessi servizi turistici, e non è invece da considerarsi un'entrata di carattere generale destinata a diventare gettito per i bilanci comunali in modo generico, come è invece l'addizionale Irpef». (riproduzione riservata)