Nessun embargo ma dopo la lettera del direttore Michael Brand e il gran rifiuto, Rutelli dichiara ancora aperto il contenzioso e lo sposta sul piano etico I tempi della tolleranza sono archiviati. Ora che il Getty Museum ha deciso unilateralmente di rompere le trattative in corso con l'Italia e di restituire solo ventisei reperti trafugati al posto dei cinquantadue richiesti (soprattutto, continuerà a esporre i due capolavori al vertice della lista contesa, Afrodite e Il giovane vittorioso, pregiata statua di atleta in bronzo attribuita a Lisippo, il ministero per i beni culturali annuncia la sua contromossa. E sottolinea che in realtà non si è rotto proprio nulla perché gli accordi erano ancora tutti da stabilire. Piuttosto, siamo in presenza di una sospensione dei negoziati. Non viene minacciato più l'embargo - niente scavi, nessun prestito, zero mostre - ma qualcosa di più soft, che congela però ogni confronto con l'istituzione americana. In attesa di una marcia indietro della controparte e di un pentimento. «La questione - ha spiegato il ministro Francesco Rurelli dopo aver convocato in fretta una conferenza stampa invitando anche i giornalisti stranieri - è fondamentalmente morale e non giuridica e, proprio per questa evidenza etica avevamo scelto una strada bonaria». Resta un fatto: se adesso il Getty vuole restituire le ventisei opere che per sua stessa ammissione sono state esportate illegalmente dall'Italia, lo potrà fare ma dovrà ricorrere alle vie della magistratura. Il governo, da parte sua, può intanto «chiarire che per troppo tempo nel mondo si è accertato con qualche indifferenza il traffico di antichità rubate, ma ora c'è la piena volontà di chiudere definitivamente questa pagina perché, da quell'epoca ad oggi, diverse cose sono cambiate: il mondo, la percezione delle opere d'arte, il giudizio dell'opinione pubblica internazionale e lo stesso Stato italiano». Nessun museo dovrà più esporre opere palesemente trafugate. È mutato il sentire comune e l'accordo con il Getty dovrebbe chiamare in gioco anche altri soggetti istituzionali e iniziare una grande campagna di restituzioni. L'intesa bloccata, finita nel freezer, non consegna al mondo una buona immagine: il suo valore simbolico è altamente negativo. Così Rutelli ha tentato di mitigare i toni ed è intervenuto per assicurare che la discussione RomaLos Angeles resta aperta, «anche se - ammette - per il momento ci sono solo botte». L'ultimo schiaffo, il più grave, è arrivato qualche giorno fa, sotto forma di una lettera che il direttore del museo californiano, Michael Brand, ha inviato al ministero italiano e dove, in sostanza, si chiudeva ogni possibile negoziato «sequestrando» definitivamente il Vittorioso e la Venere a Malibu. Motivo, non ne è stata accertata la provenienza illecita. La statua greca del giovane, ha scritto Brand a Rutelli, è stata ritrovata in acque internazionali, non italiane, nel 1964 e il Getty acquistò il reperto trent'anni dopo. Stessa storia per Afrodite: i funzionari del museo californiano fanno sapere che non ci sono le prove per dimostrare che tale opera provenga da uno scavo a Morgantina e che sia patrimonio archeologico italiano. Per altre antichità, invece, è stata riconosciuta la giusta causa («non eravamo al corrente che fossero state rubate») e possono essere rimpatriate. Gli accordi fra le due istituzioni, inoltre, secondo quanto dice il direttore del Getty nella lunga missiva, sarebbero stati ripudiati da Rntelli in persona, il quale non avrebbe fatto altro, negli ultimi tempi, che «rilasciare dichiarazioni sempre più dure e ostili nei nostri confronti». Nonostante l'incidente diplomatico che di fatto fa evaporare le trattative e la lettera che scotta ancora lì, sul suo tavolo, Bntplli riesce a mantenere la calma, a tenere aperto uno spiraglio e precisa che comunque non verranno fatti sconti e «saranno presi gli opportuni provvedimenti». E non chiude i canali. Temporeggia, aspettando le prossime mosse americane mentre il direttore Brand passa al contrattacco dichiarandosi molto «rammaricato» e scaricando le responsabilità: gli accordi sarebbero saltati perché Rutelli voleva per forza infilarci la restituzione dell'atleta di Iisippo. E come rimandarlo indietro se laggiù lo chiamano affettuosamente «il Getty Bronze»? Italia in stand by, dunque in attesa di una proposta decente e non più indecente. Perché non è vero quello che afferma nella lettera Brand: la Venere di Morgantina venne trafugata da uno scavo in Sicilia nel 1979 e il bronzo attribuito a Iisippo fu ripescato nel tratto di mare di fronte a Fano, rimase in Italia per qualche tempo e poi venne fatto emigrare clandestinamente. Per il Getty Museum e la sua ex curatrice delle antichità, Marion True, i guai inoltre non sembrano finiti. E la faccenda rischia di complicarsi. Marion True, che ha arricchito la collezione con reperti archeologici importanti, ha un processo pendente sulla sua testa in Italia e adesso anche le autorità greche ne hanno chiesto rincriminazione per il suo ruolo nell'acquisizione di una corona funeraria risalente a 2500 anni fa. E come se non bastasse, la polizia ha fatto irruzione, la scorsa primavera, nella casa di True sull'isola di Paros, trovando un gran numero di pezzi mai registrati. C'è di che essere imbarazzati.
L'Italia al Getty Museum la Questione è morale
Il ministro per i beni culturali italiano, Francesco Rutelli, ha dichiarato che il governo italiano non si è rotto con il Getty Museum di Los Angeles dopo la lettera del direttore Michael Brand, che ha chiuso le trattative per la restituzione di 52 reperti trafugati. Il Getty ha deciso di restituire solo 26 reperti, tra cui due capolavori, Afrodite e Il giovane vittorioso. Rutelli ha affermato che la questione è morale e non giuridica e che il governo italiano non si è rotto con il Getty, ma ha sospeso le trattative. Il ministro ha anche affermato che il governo italiano è disposto a restituire le opere d'arte sequestrate, ma dovrà ricorrere alle vie della magistratura.
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