In una relazione della Corte dei conti cade la presunzione di cui godevano gli immobili dello stato Il 57 di tutto il patrimonio demaniale è privo di interesse Cade la presunzione di culturalità sulla totalità dei beni immobili e mobili appartenenti al demanio dello stato, degli altri enti territoriali, nonché degli enti pubblici e delle persone giuridiche senza fini di lucro che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga a oltre cinquanta anni. Il 57 dei beni interessati, così come si evince dalle prime risultanze trasmesse dai relativi uffici, è stato dichiarato privo d'interesse culturale e quindi sottratto alla legislazione sulla tutela. Ad oggi però il ministero per i beni culturali non ha completato le intese riguardo ai beni in uso all'amministrazione della difesa e quelli di proprietà della Conferènza episcopale italiana per la verifica dell'interesse culturale dei beni immobili di interesse religioso. Lo ha confermato la Corte dei conti, sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello stato, nel testo della relazione concernente le risultanze dell'indagine sulla verifica dell'interesse culturale dei beni indicati all'articolo 12 del codice dei beni culturali e del paesaggio (dlgs n.422004), pubblicata il 22 novembre scorso e integralmente reperibile sul sito internet www.corteconti.it. Una relazione che ha avuto come fine precipuo quello di conferire certezza al regime giuridico cui i beni sono assoggettati in quanto «non si può proteggere senza conoscere». Se riconosciuti di interesse culturale, infatti, a questi beni si garantirà la migliore tutela e valorizzazione, anche prevedendone, previa autorizzazione, la loro alienazione. Se invece dovesse essere riconosciuta la mancanza di interesse culturale, i beni fuoriescono dalle limitazioni poste dalla legislazione della tutela e di essi gli enti proprietari ne disporranno secondo le regole di diritto comune. Sulla scorta delle risultanze emerse dai dati, la Corte ha ammesso che è stata corretta la scelta operata dal codice dei beni culturali di superare definitivamente un sistema incentrato su una sorta di presunzione di culturalità degli immobili. Infatti, l'esito degli accertamenti pervenuti e analizzati dalla Corte, evidenzia che il 57 dei beni verifìcati è stato dichiarato privo d'interesse culturale e quindi, dovrà essere sottratto alla legislazione sulla tutela. L'indagine, per quanto attiene alle verifiche sui beni immobili è stata condotta con la collaborazione della direzione generale dei beni architettonici e paesaggistici, ed è basata su una rilevazione delle attività poste in essere da tutte le strutture periferiche dell'Amministrazione nel periodo febbraio 2004 - 31 maggio 2006.. Sul versante dei beni mobili la verifica dell'interesse culturale dei beni mobili ha avuto un'attuazione ben più limitata di quanto non sia avvenuto per i beni immobili. La sperimentazione infatti ha riguardato soltanto tre regioni (Liguria, Toscana e Campania), attraverso criteri e modalità analoghe a quelle relative al patrimonio immobiliare e ha riguardato solo 742 beni mobili. A questo riguardo, la Corte non può non evidenziare che, per non vanificare la portata dell'art. 12, è urgente un'azione di stimolo dell'amministrazione centrale nei confronti delle direzioni regionali e delle soprintendenze perché programmino verifiche d'ufficio sui beni mobili, ovvero «si facciano parte attiva nel promuovere intese con i soggetti che dispongono dei beni in parola per la verifica del loro interesse culturale».