UN GESTO squisito: nel secondo giorno in cui i militari continuano il trasloco da Palazzo Barberini, il vicepremier e ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli invita il suo predecessore Alberto Ronchey, che di questa "guerra di liberazione" è stato l'antesignano. «Finalmente si risolve un problema che durava dal '49», dice Ronchey; «Francesco, tu quando sei nato?»; «nel 1954»; «vedi, non c'eri ancora». Poi, passando nelle sale (quelle ex dei militari ingombre di scatoloni; e quelle della Galleria, in pieno restauro), continua: «In 10 anni, la Francia ha raddoppiato il Louvre, e doveva trasferire il ministero delle Finanze, non certo un semplice Circolo»; «era una vergogna; in questa sala con affreschi del Seicento sul soffitto, c'era una mensa»; «e non si capiva l'importanza della cosa: per ricevimenti di nozze, prime Comunioni e chissà che altro, restavano senza casa 1.500 importantissimi dipinti». Ronchey freme ancora. «Nel '93, cioè 12 anni fa, con la Difesa avevo stipulato un accordo; ma poi, il I Governo Berlusconi ha lasciato cadere la cosa». Si cammina nel cantiere, giunto fino a 60 operai; ecco la sala da biliardo: «Anche qui, sulla volta un altro affresco; intanto, i quadri per 60 anni in cantina; e qui c'erano le cucine, il cui calore danneggiava le opere». Le due direttrici della Galleria, Anna Lo Bianco e Angela Negro, il soprintendente Luciano Marchetti, il direttore dei lavori Laura Cherubini spiegano ogni cosa al ministro e al suo predecessore: dagli attuali 600 metri espositivi, la Galleria nazionale d'Arte antica che, dalla costituzione del Regno, la Capitale non ha mai avuto, raggiungerà i 5.000; dalle attuali 230 o giù di lì, le opere esposte diverranno quasi 1.500; in due anni e mezzo, spesi 14 milioni e mezzo di euro. In una sala, un modellino a tre dimensioni, con l'allestimento del primo piano, e i dipinti in miniatura già sulle pareti: Ronchey ricorda che «quando ero Ministro, mi hanno fotografato mille volte davanti alla Fornarina di Raffaello, chissà perché», e la vuole rivedere. Scrolla la testa: «E' la fine di una faccenda che gridava davvero vendetta». Ministro Rutelli, d'accordo anche lei? «Io oggi non parlo: nemmeno una sillaba; è il giorno di Alberto, se lo merita tutto lui». Lascia solo trapelare la felicità. Allora, Ronchey: «Ricordo Argan e Zeri; non si volevano per nulla bene, ma entrambi venivano da me, separati, a dirmi che Palazzo Barberini era il primo obiettivo. Nel restauro del Salone di Pietro da Cortona, sui ponteggi ho portato un giorno Agnelli: vedere quell'affresco a solo mezzo metro di distanza, l'aveva emozionato tantissimo. E sul ponteggio, m'è venuta l'idea dei servizi museali; pensavo che per leggere quel dipinto, occorreva un cd-rom; e che si poteva poi venderlo in tutto il mondo. Era proprio qui, quando l'ho pensato la prima volta. E a proposito di prime volte: fu Guido Gonella, eravamo ancora nel 1949, a voler liberare il palazzo intero per la Galleria d'Arte antica». Ora, rimane un ultimo inquilino: l'Istituto di numismatica; fin quando? Torna alla luce anche lo splendido giardino all'italiana; i militari, che si sono fatti restaurare l'attigua palazzina Savorgnan di Brazzà, opera degli architetti Giovannoni e Piacentini, qualcuno spiega che fino all'ultimo hanno fatto resistenza. Ora si va anche lì, a vedere che la permuta non è troppo gravosa; perfino una variante al piano regolatore per dare ai militari un ingresso indipendente, e un accesso senza bisogno dell'ombrello quando piove. Si torna nel Palazzo di Carlo Maderno, e poi di Bernini; i soffitti, restaurati, sono splendidi: quelli del '500, nel vecchio palazzo degli Sforza che poi i Barberini rilevano, e quelli del '600, voluti dai Barberini stessi. Dietro il palazzo, in un altro edificio, vive ancora la principessa Giovanna Barberini; e in fregio, tanti uffici illuminati: sono del Sismi, un'area del Palazzo che i Beni culturali, a suo tempo, non sono riusciti ad ottenere, quando la Finmare ha venduto. «Queste sono le otto sale che apriranno il 13 dicembre?», chiede Ronchey; e gli dicono «è già invitato». Una volta tanto, gli scatoloni del trasloco mettono perfino allegria. Le stecche dei giornali sono ormai vuote. Il muro delle foto con tutti i Presidenti finisce con Ciampi; lo fa notare Ronchey: un ex ministro, ma ancora un giornalista. F.I.
Palazzo Barberini torna a risplendere
Il trasferimento della Galleria nazionale d'Arte antica da Palazzo Barberini a Palazzo Barberini è iniziato il 12 dicembre 2023. Il trasferimento è stato possibile grazie all'invito del vicepremier e ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli al suo predecessore Alberto Ronchey. Il trasferimento è stato possibile grazie all'invito del vicepremier e ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli al suo predecessore Alberto Ronchey. Il trasferimento è stato possibile grazie all'invito del vicepremio e ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli al suo predecessore Alberto Ronchey. Il trasferimento è stato possibile grazie all'invito del vicepremio e ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli al suo predecessore Alberto Ronchey.
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