Domani pomeriggio in via Anticaglia, a poca distanza dal Madre, con una mostra di Gregor Schneider s'inaugura la Fondazione Morrà Greco. L'ideatore e organizzatore è Maurizio Morrà Greco, che descrive lo spazio come una Fondazione privata che promuoverà artisti giovani e «ne permetterà la conoscenza ai tanti che mostrano interesse per i linguaggi dell'arte contemporanea». Con l'esposizione di Schneider Leone d'oro nel 2001 a Venezia il via all'attività espositiva della neonata Fondazione Un nuovo museo? Una nuova galleria? Da tempo si attendeva l'apertura della Fondazione Morrà Greco a via Anticaglia, voluta da Maurizio Morrà Greco, appassionato e competente collezionista d'arte contemporanea che da parecchi anni covava il desiderio di uno spazio suo, dove poter esporre la propria idea dell'arte. In un contesto, come quello cittadino, che da tempo offre numerose occasioni di incontro con gli artisti grazie all'azione dei musei e prima ancora delle gallerie. Il momento di Morrà Greco è arrivato, la Fondazione si inaugura dopodomani alle 17 ad un passo da via Duomo, a due dal Madre, con una mostra di Gregor Schneider. «Per carità, nessun paragone - s'affretta a precisare Morrà Greco - la mia è una Fondazione privata che privilegerà artisti giovani e ne permetterà la conoscenza ai tanti che a Napoli, e,ovviamente non solo nella nostra città, mostrano interesse per i linguaggi dell'arte contemporanea. Un interesse sempre crescente, come noto dalla folla che segue i vernissages nelle gallerie, al Madre, al Fan, così come le rassegne cinematografiche legate all'arte, come, ad esempio, Artecinema». Una Fondazionequindi, e non un museo, che in ogni caso arricchisce la città dei tanti spazi espositivi (e dei tanti teatri) di una nuova struttura , in una zona contrassegnata già dalla forte presenza del Madre-Palazzo Donnaregina e, appena al di là di via Foria, agli inizi di via Vergini, di un'altra Fondazione (quella di Peppe Morra) molto attiva nel proporre artisti, eventi, occasioni di contatto con l'arte contemporanea e i suoi linguaggi espressivi. Il terzo vertice di un triangolo tra via Duomo e via Foria (che già conta sul prestigiosissimo Museo Nazionale. Archeologico) che rafforza la presenza dell'arte moderna nella zona antica della città, ricca di monumenti, chiese, presenze antiche, palazzi storici. Come l'edificio dei principi Caracciolo di Avellino, a via Anticaglia 17, nelle cui cantine Morrà Greco inaugurerà la sua Fondazione e la mostra di Schneider, che troverà spazio anche nella chiesa di San Gennaro all'Olmo, a via San Gregorio Armeno, dove ha sede la Fondazione Vico. «Schneider - informa Maurizio Morrà Greco - è un artista giovane, essendo nato a Rheydt in Germania nel 1969, ma già molto quotato: recentemente una sua scultura è stata valutata un milione e ottocentomila euro. A questo proposito desidero precisare che le opere che esporremo in Fondazione non sono in vendita: il programma prevede tre o quattro progetti l'anno. La nostra attività comincia con Schneider, che considero uno degli artisti più interessanti ed enigmatici dell'ultima generazione». La mostra di Gregor Schneider - vincitore del Leone d'Oro alla 51ma Esposizione internazionale d'Arte della Biennale di Venezia nel 2001, e invitato ad esporre in importanti gallerie di tutto il mondo - ha per titolo «26.11.2006»: nel calendario luterano il 26 novembre è il giorno in cui si commemorano i defunti, e il progetto che l'artista tedesco ha sviluppato durante un suo soggiorno a Napoli è - infatti -strettamente legato al tema della morte, sentimento che da sempre accompagna, come è noto, l'essenza di questa città (e che colpì anche, si ricorderà, Rebecca Horn), che lo malcela dietro una maschera di allegria e di vitalità. Nucleo centrale della ricerca artistica di Schneider è la ricostruzione e ripresentazione claustrofobica e maniacale dei propri spazi domestici, che progressivamente trasforma attraverso un'instancabile aggiunta di muri, tramezzi, finte finestre e così via. Egli costruisce pareti davanti a pareti già esistenti che spesso sembrano identiche tra loro con il risultato che le stanze diventano più piccole e le loro proporzioni alterate, fino ad avvertire quasi fisicamente un'atmosfera sempre più oppressiva senza, tuttavia, essere in grado di comprenderne la causa. Le sue sculture richiamarlo l'attenzione sull'assenza del corpo morto dallo spazio pubblico. Per quanto il rapporto professionalizzato con la morte debba essere considerato un prodotto della cultura postmoderna, la ripugnanza nei riguardi del corpo morto è strategicamente bandita insieme a tutto ciò che lo riguarda, e questo simbolo della caducità e della transitorietà della vita sociale viene confinato in una posizione diametralmente opposta a quella del corpo eternamente giovanile.