I principi sono riappacificazione e praticabilità. È caccia al tesoro nei musei tedeschi per trovare il bottino sequestrato dai nazisti, ora disseminato sul territorio Lo stato tedesco restituisce agli ebrei le opere d'arte che furono sequestrate dai nazisti. All'inizio della settimana, con una riunione presieduta dal sottosegretario alla Cultura Bernd Neumann (Cdu) alla Cancelleria, è cominciato il lungo iter amministrativo che in qualche anno (nessuno è in grado di prevedere quanti) riporterà nelle mani degli ebrei derubati, o nella grande maggioranza dei casi dei loro eredi, quadri, sculture, libri e altri oggetti d'arte che ora sono sparsi in una quantità di musei, gallerie e altre istituzioni culturali Non si tratterà di un lavoro semplice. Nella riunione alla cancelleria, cui erano invitati i direttori di tutti i più importanti musei tedeschi e il ministro delle Finanze, si è fatto poco più che stabilire il principio della restituzione sulla base dell'impegno assunto dal governo federale con la dichiarazione di Washington del 1998, la quale pose fine a una vertenza di principio che si trascinava dall'immediato dopoguerra. Governo di Berlino e istituzioni museali si sono accordate sul criterio secondo il quale le pratiche delle restituzioni dovranno essere facilitate tenendo conto del loro «effetto di pacificazione» e della loro «praticabilità». L'uno e l'altra andranno verificati caso per caso. Resta controversa, invece, l'opportunità o meno di stabilire dei limiti di tempo entro i quali esaurire le pratiche. Si tratta di formulazioni abbastanza restrittive che si prevede possano provocare qualche malumore nella comunità ebraica tedesca, in quelle di altri paesi (compresa l'Italia) che furono assoggettati all'occupazione nazista e, soprattutto, di quella americana, composta da moltissimi eredi di ebrei europei spoliati dei loro beni tra il 1937 e il 1945 e particolarmente propensa ad usare il sistema delle class-actions per far valere i propri diritti. Anche la Jewish Claims Confèrence, l'organizzazione internazionale che si occupa delle restituzioni, potrebbe avere più di una perplessità. Comunque sia, i tedeschi, per ora, vanno avanti come stabilito. La prima cosa da fare è l'organizzazione di una gigantesca caccia al tesoro nei musei pubblici della Germania. Da quanto è emerso dalle prime ricerche, il grosso della opere rubate agli ebrei si troverebbe nelle gallerie della fondazione culturale prussiana, la Stiftung Preufiischer Kidturbesitz che gestisce tra l'altro i grandi musei di Berlino, delle Staatliche Kunst-sammlungen di Dresda e in una serie di gallerie nei vari Lander. La mossa successiva dovrebbe consistere nella creazione di un apposito fondo, controllato dallo stato federale e dai Lander, nel quale confluirebbero provvisoriamente tutte le opere "sospette" o rivendicate trovate nei diversi musei (i quali sono stati caldamente invitati a metter su una efficiente rete di consultazione). Per avere un'idea delle difficoltà in cui l'iter amministrativo potrebbe cacciarsi basta guardare ad alcuni processi che, su singoli casi, già sono stati celebrati in passato e anche alle incredibili complicazioni che hanno accompagnato le restituzioni, o i tentativi di restituzione, avvenute nell'est della Germania dopo l'unificazione tedesca. In quel caso non si trattava tanto di opere d'arte quanto piuttosto di beni immobiliari Nel caso degli edifici di un intero quartiere del centro di Lipsia, ad esempio, ci si trovò di fronte a una serie di doppie rivendicazioni. Gli edifici (all'epoca di grandissimo pregio) erano stati confiscati ai proprietari ebrei alla fine degli anni '30 e poi venduti dallo stato a privati "ariani". Dopo la guerra, gli occupanti sovietici li avevano a loro volta confiscati e consegnati alle autorità della appena costituita Rdt, che ne aveva fatto case popolari. Dopo l'unificazione, come in tutta la Germania, partì una raffica di richieste di restituzione da parte dei proprietari "legittimi", ma i tribunali si trovarono a decidere anche sulle sacrosante richieste avanzate dagli eredi della famiglie ebree espropriate a suo tempo. E poiché gran parte di loro si trovava a Chicago e in altre città Usa ne scaturì un groviglio giudiziario del quale nessuno è riuscito ancora a trovare il bandolo. In ogni caso, come già è stato fatto per i risarcimenti del lavoro coatto cui furono obbligati ebrei e prigionieri di guerra, lo stato tedesco si sta muovendo e cerca di farlo, nonostante tutte le difficoltà, secondo criteri di giustizia. In un modo ben diverso da quello sperimentato da alcuni vecchi ebrei italiani vittime delle discriminazioni fasciste, i quali si sono sentiti chiedere da burocrati ottusi addirittura la restituzione delle provvidenze ottenute in passato a parzialissimo compenso delle sofferenze che lo stato italiano inflisse loro. rca di farlo, nonostante tutte le difficoltà, secondo criteri di giustizia. In un modo ben diverso da quello sperimentato da alcuni vecchi ebrei italiani vittime delle discriminazioni fasciste, i quali si sono sentiti chiedere da burocrati ottusi addirittura la restituzione delle provvidenze ottenute in passato a parzialissimo compenso delle sofferenze che lo stato italiano inflisse loro.