Ci sono almeno due buoni motivi per sviluppare un dialogo fra impresa e cultura che valga a creare efficaci forme di confronto e collaborazione. Il primo consiste nel recupero della memoria dell'impresa come valore collettivo (che è stato del resto, uno dei temi nella quinta Settimana delle cultura d'impresa promossa da Confindustria). Su perché la storia dell'impresa riflette il vissuto e l'opera di intere generazioni di italiani che, da un secolo e mezzo a questa parte, si sono avvicendate nel multiforme universo di una miriade di aziende della produzione e dei servizi, ricoprendo varie funzioni e contribuendo con la loro somma di energie alla progressiva trasformazione dell'Italia in una delle principali società avanzate dell'Occidente. Sia perché dalla rievocazione delle vicende che hanno segnato il nostro processo di sviluppo si può constatare quanta e quale importanza abbia avuto la formazione di una cultura sociale del lavoro e dell'innovazione, ossia un intreccio di saperi e cognizioni, di capacità creative e attitudini professionali, che hanno sancito la centralità dell'impresa nella vita collettiva. Si tratta perciò non solo di un patrimonio culturale prezioso da conservare e tramandare. Si tratta anche di una risorsa di cui avvalersi ai giorni nostri, in quanto l'analisi e la riflessione su quanto è avvenuto in passato, sulle motivazioni e sugli esiti di determinate traiettorie, ci aiuta a capire le matrici dello scenario in cui oggi ci troviamo ad agire e la genesi dei problemi con cui dobbiamo misurarci. Il secondo motivo per cui è necessario che s'intensifichino le relazioni fra il mondo dell'impresa e quello della cultura sta nel fatto che oggi, nell'età dell'informatica e del mercato globale, occorre produrre più idee e conoscenze, più sviluppo qualitativo e valore aggiunto. D'altra parte, se la ragion d'essere del sistema d'impresa e la sua legittimazione sociale si basano sullo spirito d'iniziativa e sulla capacità di creare ricchezza, risulta evidente come l'investimento delle aziende in cultura costituisca un asset strategico, una leva fondamentale sia per assecondare l'attività di ricerca e la formazione di capitale umano (in particolare nell'ambito delle discipline scientifiche e tecnologiche), sia per affinare le proprie scelte e i propri modelli di comportamento al di là di certi schemi autoreferenziali. Ma ciò significa che l'investimento in cultura da parte delle imprese deve avvenire all'insegna di nuovi orientamenti ed elementi di giudizio. Non può essere considerato (come sovente ancora accade) alla stregua di un'iniziativa estemporanea e occasionale, quando non una forma di marketing per fini promozionali del proprio marchio. Del resto, non è certo con un po' di mecenatismo, con qualche erogazione una tantum, che si può stabilire un autentico e fecondo rapporto di partnership tra imprese e istituzioni culturali. Altrimenti si tratterebbe di un rapporto viziato da finalità contingenti e interessi di bottega, e quindi tale da essere esposto a obiezioni di principio e al timore di condizionamenti strumentali da parte degli interlocutori delle imprese, o da tradursi comunque in semplici iniziative di circostanza senza alcun reale effetto indotto. Investire in cultura comporta pertanto, affinché risulti reciprocamente vantaggioso (in termini di esperienze e di proposte, di stimoli e di vision), progetti e interventi organici e strumenti relazionali e comunicativi appropriati.
Un investimento che produce sviluppo e qualità
L'articolo sottolinea l'importanza di sviluppare un dialogo fra impresa e cultura per creare forme di confronto e collaborazione efficaci. Il primo motivo è il recupero della memoria dell'impresa come valore collettivo, che riflette il vissuto e l'opera di intere generazioni di italiani. La storia dell'impresa è un patrimonio culturale prezioso da conservare e tramandare, e può aiutare a capire le matrici dello scenario in cui oggi ci troviamo ad agire. Il secondo motivo è che le imprese devono produrre più idee e conoscenze, più sviluppo qualitativo e valore aggiunto, e che investire in cultura è un asset strategico per assecondare l'attività di ricerca e la formazione di capitale umano.
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