Il ministro Rutelli promette un aumento dei fondi nella legislatura, a cominciare dalla Finanziaria. Gli imprenditori rispondono all'appello per stringere collaborazioni tra il settore pubblico e il privato Pochi fondi e mal spesi. È emergenza per la cultura italiana, «ma è in atto un'inversione di tendenza significativa con la Finanziaria 2007». Una fotografia impietosa quella tracciata dal ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, intervenuto a Milano al convegno «L'amor sacro e l'amor profano. Cultura e sviluppo» organizzato dal Sole-24 Ore e curato da Salvatore Carrubba. «I fondi stanziati dallo Stato per la cultura ha spiegato Rutelli hanno toccato il loro massimo storico nel 2001 con lo 0,48 del bilancio statale, e negli ultimi anni la cifra è andata scemando fino ad arrivare allo 0,26 per il 2007, cosa che deve fare vergogna al nostro Paese». Obiettivo e dovere primario del ministro «è far crescere questi fondi nel corso della legislatura in maniera graduale e costante, insieme a una capacità di spesa formidabilmente migliore». Diretto il riferimento alla Finanziaria 2007 «che vede già un aumento dignitoso dei fondi». Ma non è sufficiente. «Nel 2005 ha precisato Rutelli ho scoperto che 750 milioni di euro non sono neanche stati spesi». Un cortocircuito paradossale per un settore vitale per il Paese che soffre per carenza di personale, invecchiamento dei quadri, dei dirigenti, per la mancanza di concorsi e personale che va via e non viene rimpiazzato da giovani. Rutelli ha garantito che il Governo sarà attento alla valorizzazione del patrimonio culturale di Milano, a partire dalla Scala (in mattinata la visita al Museo e alle prove dell'Aida). Infine un appello rivolto al mondo industriale e economico milanese: «Noi che siamo al Governo abbiamo un preciso dovere, rafforzare quanto fa il pubblico per la cultura, legare le iniziative al territorio. Ma voi dovete sapere che anche il mondo industriale italiano non può prescindere dal fatto che la cultura è oggi al cuore del nostro sistema produttivo». Rapporto in evoluzione, ha chiarito Ferruccio de Bortoli, direttore del Sole-24 Ore: «In questi anni siamo passati da interventi episodici alla condivisione di veri e propri progetti culturali da parte delle imprese». Due mondi che spesso si sono guardati con diffidenza. «L'intesa tra arte e mercato non solo è possibile, ma è indispensabile ha spiegato Carlo Fuortes, ad. Dell'Auditorium Parco della Musica a Roma ma se mancano le grandi strutture per la cultura i grandi progetti falliscono». Collaborazione «indispensabile e auspicabile» per lnnocenzo Cipolletta, presidente del Sole-24 ore. Polemico l'intervento di Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura di Milano, che parlando della possibilità di fruizione delle opere d'arte ha ricordato come «il privato è pubblico, ma talvolta, spesso tragicamente, il pubblico è privato». «Bisogna lavorare integrando dinamicamente ha spiegato Umberto Paolucci, neopresidente dell'Enit e senior chairman di Microsoft contenuti e percorsi per accrescere i pubblici». Obiettivo quest'ultimo del Festival Settembre Musica annunciato da Francesco Micheli, finanziere e presidente del conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Un grande evento che coinvolgerà per la prima volta le due città e riguarderà più culture musicali.